La Giornata del malato / Nello spirito del buon samaritano per scelte di vita, non di morte

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Papa Leone in udienza con degli ammalati

Per la XXXIV Giornata del malato che ritualmente si celebra l’11 febbraio in un suo messaggio Papa Leone ci invita a una prossimità con chi è povero poichè sofferente, nello spirito del buon samaritano.

In tale approccio il Papa raccomanda che la giornata del malato sia vissuta nella sua corretta accezione non solo di mera celebrazione, che pure è fonte di edificazione, ma di concreta promozione umana.  Iniziare a sperimentare il dono reciproco dell’incontro: la gioia di dare e ricevere vicinanza e presenza.
Ciò non dipende da una vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare: a questa siamo vocati.
Sulla risposta a una chiamata che interpella tutti, si misurerà la veracità della nostra fede (Mt. 25,36).Giornata del malato

La scelta del Buon Samaritano, emblematica della persona del Signore, come modello da seguire, ci riconduce alla Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede Samaritanus Bonus del 2020. Riassuntiva delle corrette modalità di prossimità all’ammalato, nel percorso conclusivo della sua vita.

Nella ‘Giornata del malato’ il richiamo di Papa Leone al Buon Samaritano

Infatti chi è mai più povero, nel senso di bisognoso di chi di lui si prenda cura, di un malato terminale?
Al punto che l’espresso riferimento di Leone XIV non può ritenersi frutto solo di assonanze nominali. Il suo richiamo, di certo non casuale, risuona infatti quanto mai attuale nelle settimane in cui dovrebbe riprendere il cammino dell’iter parlamentare del d.d.l. sul cosiddetto fine vita. La cui eventuale approvazione rischia di infliggere il colpo di grazia definitivo alla tutela della vita e della sua intangibile dignità.

Per ciò seguito con puntualità, dai recenti appelli della CEI al suo valore supremo, quale dono divino. Così, ed era ora, dalla ferma preclusione a qualsiasi ipotesi di apertura a eutanasia o suicidio assistito. Che se resi accessibili per legge, a persone così già provate sul piano fisico e fragili sul piano psichico, da sentirsi soltanto un peso per tutti, potrebbero indurli a assumere decisioni contro la loro stessa vita.

Occorre invece potenziare a livello attuativo le cure palliative, già introdotte dalla legge 38 del 2010. Intese non solo come terapie sedative del dolore ma come percorsi di prossimità. Col coinvolgimento non soltanto del personale medico e sanitario ma pure dei familiari ed ancor più, dell’ammalato stesso.Logo XXXIV giornata del malato

Le statistiche attestano infatti che ammalati affetti da patologie non guaribili, ove coinvolti in processi di prossimità contemplanti cure palliative, si dimostrano in grado di rispondere molto meglio a terapie che se pure in taluni casi non possono prolungarne la vita, sempre ne assicurano una migliore qualità.

Non scelte di morte, ma di vita

Medici e psicologici concordano che la richiesta di morire sottenda in realtà una richiesta di vicinanza. E’ a questa realtà oggettiva che supera ogni divisione manichea o ideologica che occorre dare risposta.
A ciò indirizzare il dibattito pubblico e influenzare l’impegno politico. Non scelte di morte ma di vita. Poichè la legge sulle cure palliative c’è già, bisogna solo integrarla e con maggiori risorse. Null’altro.

Il ddl sul fine vita, in quanto volto a legittimare opzioni di morte, è indifendibile nella sua stessa ratio. Sembrano così finalmente superate le incertezze, o a dirla tutta inadeguatezze, emerse in alcuni passi del Piccolo lessico del fine vita a firma Vincenzo Paglia, propiziatorie di compromessi inaccettabili (ns. articolo del 5 settembre 2024), grazie a una nuova presa di coscienza, che si auspica indefettibile.

Perdere la rotta è segno di smarrimento. Ritrovarla è segno di coerenza. Correggerla è segno di umiltà.

                                                                                        Giuseppe Longo