Il contesto istituzionale dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, presso il Tribunale di Catania, offre una narrazione articolata, attraversata da molteplici profili e aspettative. La cerimonia si configura, infatti, non solo come tradizionale momento di bilancio dell’attività giudiziaria e amministrativa del distretto della Sicilia orientale, ma anche come occasione di confronto tra le diverse anime del sistema giustizia, all’interno dello spazio simbolico e istituzionale dell’Aula delle Adunanze del Palazzo di Giustizia.
L’appuntamento ha rappresentato un momento di riflessione particolarmente significativo. Ciò soprattutto alla luce dell’imminente referendum costituzionale sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e sulla separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti.
In questo scenario, gli interventi del presidente della Giunta esecutiva sezionale dell’Associazione Nazionale Magistrati di Catania (Ges Anm), Ottavio Grasso, e dell’avvocato Carlo Bentrovato, in rappresentanza dell’Organismo congressuale forense (Ocf), hanno offerto due letture parallele del futuro della giurisdizione.
La magistratura tra autonomia e sfide del cambiamento
Nel suo intervento, Grasso ha collocato la riflessione sulla giustizia all’interno di un contesto globale, caratterizzato da profonde trasformazioni. Ha richiamato l’impatto delle nuove tecnologie e, in particolare, dell’intelligenza artificiale generativa sulle professioni giuridiche e sull’organizzazione della società contemporanea. La magistratura, secondo il presidente della Ges Anm, è chiamata a interpretare tali mutamenti senza smarrire il proprio ruolo costituzionale di presidio della legalità e della tutela dei diritti.
Nel delineare la funzione della giurisdizione, Grasso ha ribadito come “la magistratura debba operare non solo nella repressione delle violazioni, ma anche nella promozione di una giustizia accessibile e trasparente, capace di rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”. Particolare attenzione è stata dedicata al tema della tutela della reputazione e dell’onore nell’era dei social media. Riguardo a tale ambito, la giurisdizione è chiamata a garantire la libertà di espressione, affinché quest’ultima non si trasformi in strumento di aggressione o delegittimazione personale.
La relazione ha inoltre posto l’accento sulla necessità di rendere la magistratura più vicina alla società civile attraverso iniziative culturali e momenti di dialogo con i cittadini, “nella convinzione che la comprensione del lavoro giudiziario rappresenti un elemento essenziale per consolidare la percezione di imparzialità e autorevolezza dell’istituzione”.
Chi è Ottavio Grasso

Ottavio Grasso è entrato in magistratura nel 2009. Ha svolto nella prima fase della carriera funzioni civili presso i Tribunali di Nicosia ed Enna. Dal 2015 presta servizio presso il Tribunale di Catania, dove ha esercitato funzioni penali in via esclusiva. Dal 2023 ricopre l’incarico di Giudice per le indagini preliminari presso lo stesso ufficio giudiziario.
Nel corso della sua attività professionale ha assunto un ruolo di particolare rilievo nell’ambito dell’innovazione tecnologica e dell’informatizzazione degli uffici giudiziari. Contribuendo allo sviluppo di progetti di digitalizzazione sia nel settore civile sia in quello penale. Attualmente è referente distrettuale per l’innovazione e l’informatica nel settore giudicante penale. Dal 2025, ricopre la carica di presidente della Giunta dell’Anm – Associazione Nazionale Magistrati di Catania.
Il nodo del referendum e l’autonomia della magistratura
Sebbene inserito in un quadro più ampio di riflessione istituzionale, il riferimento al referendum costituzionale ha rappresentato uno dei passaggi più significativi dell’intervento. Grasso ha richiamato il valore dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura quali pilastri dell’ordinamento democratico. Evidenziando “il timore che la riforma in discussione possa alterare l’equilibrio tra poteri dello Stato, spostando il baricentro delle decisioni riguardanti la carriera dei magistrati verso ambiti maggiormente esposti all’influenza politica”.
Secondo la posizione espressa dal rappresentante dell’Anm, “una magistratura non pienamente autonoma rischierebbe di compromettere la fiducia dei cittadini nel sistema giudiziario. E di incidere negativamente sulla tutela delle libertà fondamentali”.
L’avvocatura e la ricerca di un equilibrio processuale
Di segno diverso, pur muovendosi entro un comune orizzonte costituzionale, l’intervento dell’avvocato Carlo Bentrovato, che ha portato il contributo dell’Organismo Congressuale Forense, organo di rappresentanza politica dell’avvocatura italiana. Il relatore ha sottolineato come “il confronto sulle riforme non possa limitarsi a un esercizio formale. Ma debba affrontare con chiarezza le criticità strutturali che incidono sull’effettività della tutela giurisdizionale”.
Bentrovato ha espresso una valutazione critica sulla riforma Cartabia, ritenuta incapace di incidere sulle cause profonde della lentezza del sistema giudiziario. A suo avviso, l’intervento normativo può determinare “un’accelerazione dei tempi processuali attraverso la compressione degli spazi del contraddittorio, con il rischio di ridurre le garanzie difensive senza risolvere i problemi organizzativi degli uffici giudiziari”.
Il rappresentante dell’Ocf ha individuato, “nella cronica carenza di magistrati e personale amministrativo il principale ostacolo al funzionamento della giustizia. Sostenendo la necessità di investimenti strutturali nel capitale umano, quale condizione imprescindibile per qualsiasi riforma processuale”.
Chi è Carlo Bentrovato

Carlo Bentrovato, avvocato del Foro di Caltagirone, ha ricoperto il ruolo di consigliere e poi di segretario del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Caltagirone dal 2014 al 2022. Attualmente è componente della Commissione del Consiglio Nazionale Forense nell’area mediazione e negoziazione per il quadriennio 2023-2026. È altresì, responsabile dell’Organismo di Conciliazione “Calatino Sud Simeto”, istituito presso lo stesso Ordine.
Ricopre, inoltre, la carica di vicepresidente del Consiglio Distrettuale di Disciplina del distretto della Corte d’Appello di Catania. Nel 2025, è stato eletto delegato all’Organismo Congressuale Forense, organo di rappresentanza politica dell’avvocatura previsto dalla legge n. 247/2012, diventando il primo iscritto all’Ordine degli Avvocati di Caltagirone a ricoprire tale incarico.
La separazione delle carriere nella visione dell’avvocatura
Nel quadro della discussione referendaria, l’avvocatura ha manifestato una posizione favorevole alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. In effetti, la presunta condizione viene interpretata come strumento volto a rafforzare il principio di terzietà del giudice e a dare piena attuazione al modello del giusto processo delineato dall’articolo 111 della Costituzione.
Secondo Bentrovato, in un contesto futuribile, “la riforma non inciderebbe negativamente sull’autonomia della magistratura, bensì contribuirebbe a rafforzarla attraverso la creazione di due distinti organi di autogoverno. Una soluzione che, nella prospettiva dell’avvocatura, troverebbe riscontro in numerosi ordinamenti europei, nei quali il pubblico ministero non condivide la carriera con il giudice”.
Accanto alle questioni ordinamentali, l’intervento ha richiamato criticità concrete come la situazione del patrocinio a spese dello Stato – capitolo di spesa marginale, ma strumento di civiltà, previsto dall’articolo 24 della Costituzione – e le condizioni del sistema carcerario. E ha evidenziato come tali temi incidano direttamente sull’effettività del diritto di difesa e sulla credibilità della giurisdizione.
Un confronto che riflette il pluralismo della giurisdizione
Nel complesso, le relazioni dei due oratori hanno restituito l’immagine di un sistema giustizia attraversato da realtà differenti. Visioni comunque accomunate dalla centralità dei valori costituzionali e dalla consapevolezza della necessità di riforme strutturali.
Il dibattito sul referendum, pur sviluppandosi con accenti e sensibilità diverse, si inserisce infatti in una riflessione più ampia sul rapporto tra autonomia della magistratura, equilibrio processuale e tutela dei diritti fondamentali.
In un contesto nel quale gli elettori saranno chiamati a pronunciarsi sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, il confronto tra magistratura e avvocatura appare destinato a rappresentare uno degli snodi centrali del dibattito pubblico.
In tale prospettiva, l’inaugurazione dell’anno giudiziario si conferma non soltanto come momento istituzionale di rendicontazione, ma anche come osservatorio privilegiato sulle trasformazioni della giustizia italiana.
Nozioni sul referendum in pillole …
Il referendum costituzionale, fissato per il 22 e 23 marzo 2026, riguarda la riforma dell’ordinamento giudiziario e del Consiglio Superiore della Magistratura, comunemente definita “Riforma Nordio”. La consultazione chiamerà gli elettori a esprimersi su una revisione dell’assetto costituzionale vigente, con particolare riferimento alla separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente.
I sostenitori del SÌ ritengono che la riforma possa rafforzare il principio di terzietà del giudice attraverso l’introduzione di percorsi professionali distinti per giudici e pubblici ministeri. Si evidenzia, ancora, la creazione di due autonomi organi di autogoverno. La proposta mira, inoltre, a modificare il sistema di elezione e il funzionamento del Consiglio Superiore della Magistratura, con l’obiettivo dichiarato di rendere più equilibrata la gestione dell’ordine giudiziario.
Sul versante opposto, i sostenitori del NO evidenziano il rischio che la separazione delle carriere possa incidere sull’indipendenza del pubblico ministero, esponendolo a possibili interferenze del potere esecutivo. Viene inoltre criticata la rottura dell’unità culturale della magistratura e si sottolinea come la riforma, secondo questa prospettiva, non affronti le principali criticità strutturali della giustizia, tra cui la durata dei processi e la carenza di risorse.
In chiosa, si riferisce che, trattandosi di referendum costituzionale confermativo, non è previsto il raggiungimento di alcun quorum: l’esito sarà determinato dalla maggioranza dei voti validamente espressi.
Luisa Trovato
