Il primo gennaio 2026 è stata celebrata la cinquantanovesima giornata mondiale per la Pace, e circa altrettanti sono, ad oggi, i conflitti fra le nazioni. Anzi, con l’inizio del nuovo anno, altre minacce di invasione di nuovi Paesi sono state dichiarate da qualche potente della terra. Da 59 anni il Papa in carica, invia al mondo il suo messaggio di pace: una lettera apostolica che esprime, attraverso la sua persona, il pensiero della Chiesa e le azioni da intraprendere per renderla possibile.
Quest’anno Papa Leone XIV, a Capodanno, ha inviato al mondo il suo primo messaggio dal titolo “la pace sia con voi. Verso una pace disarmata e disarmante”. La prima frase, tratta dal Vangelo di Matteo, è quella con la quale Gesù Cristo, appena risorto, si rivolge ai suoi discepoli. La seconda è quella che stiamo imparando a conoscere sin dal giorno dell’elezione al soglio di Pietro, di Papa Prevost: pace disarmata e disarmante.
Due aggettivi che sin dall’ 8 maggio 2025, Papa Leone utilizza sempre nei suoi discorsi e che dovrebbero caratterizzare i comportamenti dei cristiani. Ma come tradurli nella quotidianità della vita, di noi semplici cittadini?
Riflessioni sul messaggio del Papa “Verso una pace disarmata e disarmante”
Don Salvatore Garozzo, parroco delle chiese di Santa Maria del Carmelo e di Santa Caterina, è venuto in aiuto dei fedeli, stampando e distribuendo il messaggio del Papa.
Ma non è bastato, perché si è fatto promotore di un’altra lodevole iniziativa. Cioè un incontro, in chiesa, per rendere comprensibile il messaggio di Papa Leone XIV.

Martedì 13 gennaio, subito dopo la messa pomeridiana, la professoressa Barbara Sgroi, ci ha intrattenuti per circa un’ora sui contenuti del messaggio. Per le sue riflessioni, la relatrice ha scelto un linguaggio semplice e chiaro, arricchito da esempi e riferimenti culturali, accompagnato da un tono di voce diretto e musicalmente vario. Così da mantenere l’attenzione viva e partecipe, per tutta la durata dell’incontro. “Shalom” è il saluto che si scambiano gli ebrei, e che significa pace, ma anche prosperità e augurio di bene. Per analogia il saluto, in arabo “salam” e quello cristiano di “pace e bene”.
Pace come assenza di guerra e di conflitti. Una pace disarmata resa oggi, sempre più difficile e lontana, per la determinazione con la quale le diverse nazioni, Italia compresa, aumentano gli investimenti nell’acquisto di armamenti. Tutto questo si traduce nella popolazione, in un diffuso senso di insicurezza e preoccupazione.
Lasciare il buio delle tenebre e coltivare la speranza
“E’difficile essere disarmati, in un mondo che corre verso gli armamenti” dice con amarezza Barbara Sgroi. Ma contemporaneamente ci ricorda la frase di Gesù “metti la spada nel fodero”, ad indicare il comportamento che il cristiano deve agire, di fronte le ingiustizie e la violenza.
Nel suo messaggio, Papa Prevost fa riferimento all’immagine biblica del contrasto fra le tenebre e la luce, per descrivere il travaglio dell’anima in presenza di prove impegnative o di momenti storici bui.
Da qui la necessità di coltivare la virtù della speranza come ci ha insegnato il recente giubileo. L’unica in grado di orientarci verso la luce e quindi la pace. Una pace che inizia all’interno delle nostre famiglie. Come ci esortava Madre Teresa di Calcutta “se vuoi la pace nel mondo, comincia dalla tua famiglia”. Piccoli gesti d’amore, quali il sorriso, il saluto, il perdono, il chiedere scusa che, se praticati nel quotidiano, si trasformano in un clima di benessere che oltrepassa le mura di casa, per poi espandersi nella comunità.
Una pace disarmante si ottiene con la mitezza e l’empatia
L’altro aggettivo scelto da Prevost per qualificare la pace è: “disarmante”. Nel parlato comune questo aggettivo viene spesso utilizzato per squalificare un’azione o una persona “è di un’ignoranza disarmante… ha una chiusura mentale disarmante ecc.“.
Papa Leone XIV sottolinea invece l’accezione positiva dell’aggettivo, ricorrendo ad immagini legati alla mitezza, all’ascolto dell’altro e dell’incontro con le ragioni dell’altro, come ci suggerisce Sant’Agostino. Disarmante è la bontà, la dolcezza, la calma e la tranquillità del cuore, il sorriso di un neonato, e quello di un adulto che accoglie.
“Disarmante” era anche la fede e la totale fiducia in Dio, espressa da frate Lorenzo, carmelitano vissuto a Parigi nel XVII secolo. Una figura, che come ha detto Papa Leone ai giornalisti durante il viaggio di ritorno dalla Turchia, ha influenzato molto la sua vita spirituale.
Frate Lorenzo era un semplice cuoco, in costante contatto con Dio, anche quando pelava le patate o preparava la zuppa per i confratelli. Aveva donato ogni piccola e umile azione della sua vita a Dio, e questo lo aveva fatto diventare non solo gradito a Dio, ma anche un esempio per i confratelli.
In conclusione Barbara Sgroi, con riferimento al messaggio del papa, ci invita ad utilizzare con gli altri un “linguaggio disarmato”. A praticare la misericordia, e soprattutto a non smettere di chiedere aiuto a Dio, attraverso la preghiera.
L’incontro si conclude con un sentito applauso di apprezzamento per i chiarimenti e gli spunti di riflessione ricevuti da Barbara Sgroi, e di ringraziamento a don Salvatore per l’iniziativa.
Rosa Maria Garozzo
