Letteratura / Dichiarazione d’amore: “Custodiamo I Promessi Sposi”

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particolare copertina I Promessi sposi

Questa è una dichiarazione d’amore. Affidata a uno scritto; e per uno scritto. Come si usava quand’ero studente. Non sbocciato però sui banchi di scuola. Anzi forse anche soffocato tra una materia e l’altra. Adombrato sul nascere, dalle suggestioni per incontri meno anacronistici e più fatalmente seducenti.  Archiviate le sempreverdi tinte gialle di Conan Doyle e Agatha Christie, sul far dell’ adolescenza, ora navigato da nuove e più eccitanti infatuazioni: per Camus e Svevo; e Joyce e Kafka, soprattutto. Invaghito da pagine di quesiti esistenziali irrisolti; tra candidi fiocchi di neve che imbiancavano le colline intorno Dublino e desolate sedie vuote in un piovoso pomeriggio autunnale nel Duomo di Praga.

Approccio crepuscolare, si direbbe. Ancor più se sulla musica di ballad di Neil Young e James Taylor. Ricondotto alla realtà da un incidente di percorso, da archiviare appena possibile: I Promessi Sposi.

Alessandro Manzoni
Alessandro Manzoni, autore de I Promessi Sposi

In contesti comuni ai più: lo studio dei classici ai bienni delle superiori prima della Divina Commedia. Spesso dedito alla lettura di altri testi sotto il banco, come il Compagno di scuola di Antonello Venditti. Poi, finalmente accantonato quel tomo ponderoso, avvinto nell’anno della maturità dall’abbraccio di Kierkegaard, e Schopenauer, coevi del Milanese approdato in Arno, ma chissà perché, più “moderni”.

La riscoperta de I Promessi sposi

Espletato il rito post esami, del falò balneare dei libri, per caso Manzoni rimase al suo posto in libreria. Ben presto affiancato da un volume ben più gravoso, il minaccioso testo di diritto privato del Torrente. Così nel sentore di quel motto per cui al peggio non c’è mai fine, il libro a malapena tollerato a scuola per mantenere la media dei voti, iniziò a fare capolino allo sguardo, con richiami sempre più insistenti. Sì che tra l’usufrutto e l’usucapione mi risolsi, con fare prudente e circospetto, quasi fosse esplosivo, ad avvicinarmi; e vinta l’ultima esitazione, afferrarlo e, non prima di una doverosa spolverata, aprirlo.

Benchè fossimo in pieno luglio, un fulmine a ciel sereno; ne seguì una vera e propria infatuazione. Non più da adolescente, ma più consapevole e dirompente. Notti estive al chiaro di luna, sulla sdraio. Una lettura vorace, frenetica, quasi febbrile per recuperare il tempo perduto… prima di innamorarmi.

Quel ramo del lago di Como
Quel ramo del lago di Como…è l’incipit del romanzo del Manzoni

Un sentimento poi mai sopito; e destinato nel tempo a nutrirsi di ben altre, e più intime, effusioni. Quando anni e anni dopo fu segnato dall’evento dell’avvento provvidenziale della… mia conversione.

…e il successivo innamoramento

Sì che alle suggestioni letterarie mutuate da descrizioni di paesaggi e caratterizzazioni di personaggi, da cui ero stato inizialmente… tentato, seguirono delle mozioni dello spirito, molto più profonde. Al punto di voler rivisitare più e più volte le mirabili pagine della conversione dell’Innominato e suggerirle in ogni sede come le più alte della letteratura d’ogni tempo (ns. articolo dell’1 marzo 2025).
Da allora, quindi, un amore vissuto, custodito e non tradito; mai venuto meno e sempre ricambiato.

I veri amori si distinguono per la loro rarità, se non unicità. Così è inevitabile indignarsi, vedendo l’oggetto della nostra passione sempre meno apprezzato e persino vilipeso; e per ragioni strumentali.
Come quando con toni indegni e irridenti si giunse a pontificare che mentre Dostoevskij si accingeva a sfornare ben tre capolavori (il che è vero), Manzoni si baloccava ancora con dei giovani improbabili.

E c’è chi ne sconsiglia la lettura…

L’Innominato in una stampa d’epoca

Per finire in un improvvido gioco al ribasso, con le recenti esternazioni di Umberto Galimberti, per il quale non a torto si è parlato di nichilismo ateo, secondo cui “Siamo stati anche educati malissimo. Io sono del parere, per esempio che bisogna far smettere di leggere ai ragazzi i Promessi Sposi”.

Sarebbe da dire che di questi tempi, di scuola blatera pure chi non abbia mai messo piede in un’aula…  se non che Galimberti stesso, che ricordavo ben più lucido e misurato in anni pure non troppo lontani, si è formato sui banchi di scuola anche, se non soprattutto, proprio sulle pagine de I Promessi Sposi.

Gli amori veri vanno tutelati e difesi, con fermezza e dedizione. Se è pur vero che possono abbacinare lo sguardo, rendendo la visione più sfocata, in questo caso invece, le vicende che ruotano intorno a Renzo e Lucia inducono a orientarci a una percezione più nitida e persino più disincantata della realtà.

Renzo e Lucia nello sceneggiato televisivo di Sandro Bolchi
Renzo (Nino Castelnuovo) e Lucia (Paola Pitagora) nello sceneggiato televisivo di Sandro Bolchi – 1967

Come dirsi superato un romanzo che nei suoi personaggi scandaglia tutti i possibili moti dell’animo?
A tacer della modernità di descrizioni paesaggistiche dalla dinamica diremmo oggi cinematografica.
Umberto Eco avrebbe detto che Manzoni, maestro d’ipotiposi, nell’incipit avesse inventato lo zoom. Ma è soprattutto in Lucia col suo esempio di fede salda e indefettibile, a essere una guida senza tempo.

Oltre che come impareggiabile romanzo storico per tutti, si offre ancor oggi pure come un compendio di catechesi per i credenti. Da poter esplorare a ogni età, certo secondo prospettive sempre mutevoli. Ma in ogni caso, come un supporto insostituibile per l’edificazione etica e culturale dei nostri giovani.
Non disperdiamo un patrimonio letterario e spirituale. Dai Galimberti, custodiamo I promessi sposi!

  Giuseppe Longo