A Santa Venerina, sabato 20 dicembre, nella sala conferenze “Luigi Veronelli” della Casa del vendemmiatore, si è svolta la presentazione della raccolta di poesie di Margherita Calì dal titolo “Vestita di me soltanto”.
Calì, nata a Catania, è laureata in ingegneria meccanica. Da sempre ha nutrito grande passione per la scrittura, la poesia e l’arte in tutte le sue forme.
Ha introdotto Giuseppe Vecchio, direttore de La Voce dell’Jonio, hanno dialogato con l’autrice il sociologo Filippo Laganà e lo scrittore Francesco Russo. Ha moderato il poeta Giovanni Grasso. I momenti musicali sono stati curati da Gesuele Sciacca e Daniela Greco.

Dopo i saluti istituzionali, Vecchio apre la serata sottolineando l’importanza del volontariato culturale che permette momenti come questi. Il volonatriato è fatto di persone che hanno a cuore la vita culturale del paese e si prodigano mettendo testa e tempo. Dice: “La cultura permette di rendersi consapevoli, è presidio di democrazia partecipata”.
Nel dialogo con l’autrice, Francesco Russo commenta: “La poesia della Calì ha al suo interno un ritmo strutturale di sostanza, che la porta avanti in maniera crescente. Si avverte in alcune pagine l’eco futurista di Marinetti”.
Come nasce la poesia di Calì
Russo le chiede ancora come nasca la sua poesia. L’autrice risponde che prende vita da un momento in cui le certezze sembravano crollare. La poesia è stata per lei un bisogno necessario. Aggiunge anche che, osservando la natura, ha capito come tutto sia un ciclo, e così è anche la vita, si rinasce continuamente.

Il prof. Laganà nel suo intervento afferma che per entrare nel mondo della poesia occorre avere svolto “un apprendistato”. Ogni artista, pittore, musicista, poeta, scrittore ha un suo modus operandi. Paragona l’artista ad un artigiano che modella man mano la sua opera, forgiandola con disciplina e regolarità. Continua dicendo che scrivere romanzi e saggi è una cosa, mentre scrivere poesie in versi liberi è ben altro.
Poi si rivolge all’autrice dicendo che ha apprezzato i suoi versi e che in ognuno vi è un incipit, anzi è tutto un incipit. Originale è l’atmosfera, il lessico, il ritmo, la musicalità, lo spessore culturale. Il suo stile è una rivolta contro i luoghi comuni. Con la sua penna diventa tutto innocenza. C’è un messaggio, un rovesciamento di valori. Per chi non la capisce e non l’accetta è troppo eversiva e dissacrante, senza misura. Quello che lo sorprende è che la poesia della Calì sembra provenire dal suo inconscio, come un fiume impetuoso. Ella sembra prendere una boccata d’aria. Diverse inoltre sono le figure retoriche utilizzate.

L’autrice mette il suo vissuto al servizio degli altri
Racconta Margherita che scrive principalmente per sé stessa e per mettere il suo vissuto a servizio degli altri. Vuole solo esprimersi, senza pensare al giudizio.
Continua Francesco Russo: “C’è un gusto per la parola che non solo significa, ma profuma, tocca, avvolge in modo intimo ed immediato.” Alcuni versi sono in siciliano. Russo scorge qui una Margherita antica, di altri tempi. Le poesie in siciliano hanno una forza ed un calore maggiore. Commenta la Calì: “La nostra lingua è calda ed accogliente”.
Alla fine della serata viene chiamata a microfono la dott.ssa Marcella Pietropaolo. Nel suo intervento mette in evidenza come nell’autrice “convivano” due anime che in realtà sono solo apparentemente antitetiche. L’una, di amante della scienza. L’altra di innamorata di “quella dolce, delicata, sensibile…arte che è la poesia!”
In tutto ciò anche la Pietropaolo vi si indentifica. Lei ha conseguito con passione gli studi giuridici, ma sempre ha coltivato l’amore per l’arte nel senso più ampio del termine.
È una operatrice culturale. “L’arte è uno strumento di evasione, di sollievo, di cura dell’anima che potenzia le rispettive attività professionali, per quel complessivo benessere interiore che tanto giova ai fini di un completo e armonioso espletamento della nostra personalità che, inevitabilmente si riversa nello svolgimento di qualsiasi attività afferente alla nostra quotidianità, compresa quella lavorativa”.
Adele Maugeri
