Intervista / “Dalla semina al raccolto”: il “metodo” di Mariano Sciacca, presidente del Tribunale di Catania

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Mariano Sciacca presidente tribunale Catania

Dal 21 marzo, giorno dell’equinozio di primavera, al solstitium d’estate: il Tribunale di Catania avvia un percorso che intreccia innovazione, organizzazione e cultura della giurisdizione. Il presidente Sciacca, in questa intervista, racconta la nascita di un “metodo” destinato a guardare oltre l’emergenza.

L’incipit

Alcune date restano semplici coincidenze del calendario; altre acquistano una forza simbolica capace di raccontare, da sole, l’inizio di un percorso.

Il 21 marzo, giorno dell’equinozio di primavera, Mariano Sciacca ha assunto la guida del Tribunale di Catania con la cerimonia di immissione in possesso. Non è soltanto una coincidenza del calendario: la primavera è, per definizione, la stagione della semina. È il tempo in cui si prepara il terreno, si scelgono le direzioni e si gettano le basi di ciò che maturerà.

Ora, nella stagione del solstitium d’estate, quando la luce raggiunge il suo culmine e i primi frutti della semina iniziano a manifestarsi, quei primi cento giorni non rappresentano ancora un tempo dei bilanci, ma consentono già di “cogliere” la direzione intrapresa.

È lo stesso presidente Sciacca a chiarirlo, con una formula che sintetizza la filosofia del suo operato: «Un bilancio a tre mesi va assunto per ciò che è: una verifica di direzione, non un consuntivo».
Così, partendo da questa «verifica di direzione», emerge con chiarezza una visione che va oltre l’ordinaria amministrazione. Una visione che interpreta il Tribunale come un’istituzione capace di coniugare innovazione, organizzazione e servizio, nel pieno rispetto della propria funzione costituzionale.

Introduzione all’intervista al presidente Sciacca

Dalle riflessioni del presidente Mariano Sciacca emerge una precisa “architettura di pensiero”, nella quale il metodo assurge a principio ispiratore dell’azione di governo dell’istituzione. Da questa impostazione, prende forma un percorso fondato sulla costruzione di una rete di alleanze. Liaison interagite con attori territoriali e istituzionali, nonché animate da dialoghi costanti tra le diverse componenti della giustizia. In tale cornice, si inserisce una lettura consapevole dei nuovi paradigmi dell’intelligenza artificiale (IA), concepita come tecnologia al servizio della giurisdizione e sviluppata attraverso specifici progetti a supporto degli uffici giudiziari, imperniata sull’innovazione. L’intero percorso trova finanche sintesi nel Piano strategico «Catania 2030», chiamato a delineare una prospettiva di sviluppo organizzativo e istituzionale di lungo periodo per il Tribunale e, più in generale, per la città.

Presidente Sciacca, a tre mesi dal suo insediamento alla guida del Tribunale di Catania, quale bilancio traccia dell’attività svolta e quali sono le principali priorità che guideranno il lavoro dei prossimi mesi?

I primi tre mesi non rappresentano un consuntivo, ma una verifica della direzione intrapresa. Fin dal mio insediamento ho scelto un metodo fondato sulla programmazione, sull’analisi organizzativa e su tavoli di lavoro con obiettivi e scadenze, evitando la logica degli annunci. I risultati più significativi riguardano la digitalizzazione del settore penale, la riorganizzazione dei flussi di lavoro, la valorizzazione dell’Ufficio per il Processo e il rafforzamento delle alleanze istituzionali, a partire dal protocollo con l’Università degli Studi di Catania e dal dialogo costante con Procura e Avvocatura. Tutte queste iniziative rientrano nel Piano strategico «Catania 2030», che integra organizzazione, tecnologia, persone e territorio. Restano ancora aperti importanti cantieri organizzativi, tra cui il completamento della riorganizzazione del settore penale, la piena attuazione dei protocolli, il consolidamento degli organici amministrativi e la preparazione della futura Cittadella giudiziaria. Saranno queste le priorità dei prossimi mesi.

L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più nell’amministrazione della giustizia. Qual è, a suo avviso, il corretto equilibrio tra innovazione tecnologica e centralità del giudizio umano? Quali benefici concreti potrà offrire a magistrati, avvocati e cittadini?

Il punto di equilibrio è fissato, prima ancora che dalla tecnica, dal diritto. La legge 23 giugno 2025, n. 132 e il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), che classifica ad alto rischio i sistemi di intelligenza artificiale destinati all’amministrazione della giustizia, affermano un principio per me imprescindibile: la decisione giurisdizionale appartiene sempre al giudice. L’intelligenza artificiale è uno strumento di supporto, sottoposto a un’effettiva sorveglianza umana, e richiede magistrati e personale adeguatamente formati al suo utilizzo.

Intervento di Mariano Sciacca in occasione del suo insediamento
Intervento del dott. Mariano Sciacca in occasione del suo insediamento

Su queste basi, il Tribunale di Catania ha sviluppato il progetto interistituzionale Lexintel, dedicato a strumenti di supporto documentale, analisi degli atti e ricerca giuridica, progettati con il contributo diretto di magistrati, avvocati e personale amministrativo, nel rispetto dei principi di tracciabilità e controllo umano. Parallelamente, è stato avviato un percorso volto a definire regole d’uso chiare e omogenee per tutti gli uffici giudiziari.

I benefici attesi sono concreti: ridurre il tempo dedicato alle attività ripetitive, migliorare l’efficienza del lavoro giudiziario e offrire ai cittadini procedimenti più rapidi. Il valore dell’AI, nella giustizia, non si misura nelle prestazioni della tecnologia, ma nel tempo restituito alla qualità della decisione e nei giorni sottratti all’attesa.

Presidente, a che punto è il progetto della Cittadella giudiziaria? Quali saranno le prossime tappe e quale impatto avrà sulla giustizia catanese?

La Cittadella di viale Africa rappresenta la più importante operazione infrastrutturale della giustizia catanese degli ultimi decenni. La realizzazione dell’opera compete alla stazione appaltante e agli enti finanziatori. Mentre al Tribunale e alla Corte d’Appello spetta verificare che gli spazi rispondano alle esigenze della giurisdizione e predisporre il trasferimento degli uffici. Fin dall’inizio questo lavoro è stato svolto in piena sintonia con il presidente della Corte d’Appello, Antonino Liberto Porracciolo.

Le prossime tappe saranno il completamento dei lavori, il collaudo dell’immobile e la pianificazione operativa del trasferimento del settore civile e del lavoro. Garantendo continuità del servizio, piena funzionalità delle infrastrutture informatiche e un’adeguata informazione a professionisti e cittadini. Parallelamente sarà avviata la riorganizzazione dei plessi storici di piazza Verga e via Crispi, in raccordo con la Procura della Repubblica e la Procura generale.

Non sarebbe corretto indicare oggi una data, poiché i tempi dipendono anche da fattori che non rientrano interamente nella competenza degli uffici giudiziari. Posso però assicurare che, una volta consegnato l’immobile, il trasferimento sarà avviato sulla base di una pianificazione già definita.Dott Mariano Sciacca

L’obiettivo non è semplicemente inaugurare una nuova sede, ma realizzare un sistema integrato su due poli funzionali: Viale Africa per il settore civile e Piazza Verga quale presidio della giurisdizione penale. Per cittadini e operatori significherà ambienti più funzionali, accessibili e adeguati alle esigenze della giustizia. Un Palazzo di giustizia è anche il simbolo dello Stato. Vogliamo che a Catania rappresenti efficienza, qualità del servizio e rispetto per chi vi lavora e per chi vi si rivolge.

Presidente, sulla giustizia del futuro… Qual è l’idea futuribile di giustizia per il distretto di Catania? Quale impronta desidera imprimere e quale “nome o termine” ispirerà la sua eredità nel segno del rinnovamento?

Non credo nelle eredità dichiarate in anticipo: saranno gli altri, nel tempo, a valutarle. Posso però indicare la visione che orienta il mio lavoro: una giustizia concepita come servizio pubblico efficiente, trasparente e capace di dialogare con il territorio, costruendo alleanze stabili con Università, Avvocatura e Istituzioni. Nella consapevolezza che nessun attore del sistema possa modernizzarsi da solo.

Questa visione trova concreta attuazione nel Piano strategico “Catania 2030”, che delinea un percorso pluriennale di innovazione fondato su organizzazione, digitalizzazione, intelligenza artificiale, formazione, edilizia giudiziaria e partenariati istituzionali. Un progetto di tale portata richiede anche il sostegno della Regione Siciliana, già protagonista della realizzazione della Cittadella giudiziaria, perché investire nella qualità della giustizia significa rafforzare la competitività economica e l’attrattività del territorio.

Se dovessi scegliere una sola parola, sceglierei “metodo”. Vorrei che ogni innovazione introdotta in questo Tribunale fosse documentata, verificabile e trasferibile nel tempo. Le istituzioni non devono dipendere dalle persone, ma da prassi solide e capaci di continuare a produrre risultati anche dopo il naturale avvicendamento di chi le guida. È questa l’unica eredità che considero davvero degna di un ufficio giudiziario.

Infine, presidente, quali condizioni ritiene indispensabili affinché l’esperienza del Tribunale di Catania possa affermarsi come modello nazionale di innovazione giudiziaria, replicabile negli altri distretti italiani?

Perché un’esperienza locale possa diventare un modello nazionale servono alcune condizioni essenziali. Anzitutto la misurazione dei risultati, attraverso dati affidabili su tempi, flussi e organizzazione, perché ciò che non si misura non può essere replicato. Occorrono poi formazione diffusa, protocolli chiari e procedure documentate, così che l’innovazione non resti patrimonio di pochi, ma diventi patrimonio dell’istituzione. Fondamentali sono anche il partenariato stabile con Università e Avvocatura e un dialogo costante con il ministero della Giustizia, il Consiglio Superiore della Magistratura e gli organismi competenti, nel pieno rispetto della normativa nazionale ed europea sull’intelligenza artificiale.

Aggiungerei un’ultima condizione, forse la più importante: la sobrietà. Un modello si afferma attraverso risultati concreti, non attraverso la comunicazione. Preferisco che di Catania si parli tra qualche anno, con dati e risultati verificabili, piuttosto che oggi con gli aggettivi.

In chiosa, dal 21 marzo al solstitium d’estate sono trascorsi poco più di cento giorni: un arco temporale esiguo per valutarne gli esiti, ma sufficiente per coglierne la direzione. Come già reiterato nell’incipit, se la primavera è il tempo della semina, l’estate è il tempo in cui le idee iniziano a prendere forma.

Per Mariano Sciacca non è ancora il momento dei traguardi, ma quello della costruzione paziente di un metodo. Perché, come suggeriscono le sue stesse parole, “una giustizia davvero moderna non nasce da annunci o da protagonismi individuali, ma da istituzioni capaci di innovare senza perdere il senso del proprio servizio”.

Saranno, dunque, il tempo e i risultati a misurarne il valore. Buon lavoro al presidente Sciacca!

 

                                                                                    Luisa Trovato