Tribunale di Catania / S’insedia il presidente Mariano Sciacca: “La giustizia come responsabilità concreta”

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Mariano Sciacca neo presidente tribunale di Catania

Nel tempo coevo, la giustizia rischia di essere ridotta a statistica, a indicatore di performance o a terreno di scontro politico. In questo campo di progressività, si innesta l’immissione in possesso del nuovo presidente del Tribunale di Catania, Mariano Sciacca. Il suo insediamento restituisce a questo termine il suo significato più autentico: quello di una responsabilità concreta, capace di incidere sulla vita delle persone e sulla credibilità stessa dello Stato.

La cerimonia, svoltasi nei giorni scorsi nell’ambulacro del Palazzo di Giustizia etneo, si è dispiegata in un clima di solennità e partecipazione. Hanno presenziato all’evento le principali autorità civili, militari e religiose, nonché i rappresentanti della magistratura, dell’avvocatura e della società civile. Più che un passaggio formale, l’insediamento di Sciacca ha assunto il valore di una congiuntura propizia a tempi di riflessione collettiva. L’interrogativo preminente si dipana attorno al ruolo della giurisdizione in un territorio complesso, sovente descritto, con incisiva sintesi, come “affascinante e dolente”.

Una visione della giustizia oltre i numeri

Nel suo discorso di insediamento, Sciacca ha offerto una definizione tanto semplice quanto significativa. La giustizia non è un concetto astratto, bensì «la differenza tra chi può far valere i propri diritti e chi viene schiacciato».

Intervento di Mariano Sciacca
Intervento del neo presidente Mariano Sciacca

In questa asserzione, si condensa una visione che supera ogni approccio meramente tecnicistico e/o quantitativo. «Se è vero che il Tribunale di Catania ha conseguito risultati significativi nella riduzione delle pendenze civili e nella gestione dei procedimenti, è altrettanto vero – ammonisce il nuovo presidente – che i numeri raccontano solo una parte della storia. La qualità della risposta giudiziaria, la tutela effettiva dei diritti e la fiducia dei cittadini restano parametri imprescindibili».

La reiterata prospettiva richiama implicitamente la lezione di Piero Calamandrei, secondo cui la giustizia vive nella sua dimensione umana e relazionale e, dunque, non riducibile a mera procedura.

Memoria, territorio e funzione sociale della giurisdizione

Uno dei passaggi più intensi dell’intervento di Sciacca è stato dedicato alla memoria e al rapporto con il territorio. «Il richiamo alle vittime innocenti della mafia e l’invito a coltivare ‘il vizio della memoria’ restituiscono l’idea di una giurisdizione che non si esaurisce nell’applicazione della norma, ma si radica nella storia e nelle ferite della comunità».

In questo senso, la giustizia diventa anche strumento di ascolto del dolore sociale, capace di leggere le contraddizioni di un contesto in cui convivono eccellenze e fragilità. Il Palazzo di Giustizia non è, de facto, un luogo separato, ma uno spazio attraversato dalle tensioni e dalle domande della società.

Efficienza, innovazione e limiti strutturali

La sfida dell’efficienza resta centrale. Gli obiettivi imposti dal Pnrr – riduzione dei tempi dei procedimenti e abbattimento dell’arretrato – rappresentano un banco di prova decisivo per il sistema giudiziario. Il Tribunale di Catania ha già comprovato una significativa capacità di risposta, ma il percorso resta complesso.

A emergere con forza, nel corso degli interventi istituzionali, è stato anche il tema delle risorse. La drastica riduzione dei fondi destinati alla gestione e manutenzione degli uffici – fino al 70% – rischia di incidere sulla qualità del servizio e sulla funzionalità complessiva del sistema.Cerimonia di insediamneto del nuovo presidente del tribunale di Catania

In questo contesto, l’innovazione tecnologica rappresenta al contempo una sfida e un’opportunità. Sciacca ha sottolineato come l’intelligenza artificiale sia già una realtà operativa. In più, ha altresì ribadito con fermezza la necessità di governarla: «Nessun algoritmo potrà sostituire il giudizio umano. Ma gli strumenti digitali possono contribuire a liberare tempo e risorse per l’attività decisionale».

Giustizia come sistema: il valore della responsabilità condivisa

Uno dei nuclei più rilevanti della visione espressa dal nuovo presidente riguarda il carattere sistemico della giustizia. Il Tribunale è definibile alla stregua di una realtà complessa, in grado di funzionare solo mediante il contributo di tutti: magistrati, avvocati, personale amministrativo.

Un richiamo, questo, che trova eco negli interventi delle altre autorità presenti. Dalla magistratura requirente all’avvocatura, è emersa con chiarezza la necessità di rafforzare il dialogo istituzionale e dialettico, superando logiche di contrapposizione e valorizzando una collaborazione orientata al risultato.

Non si tratta di un’affermazione retorica. In un contesto segnato da carenze di organico, complessità organizzative e crescente domanda di giustizia, la responsabilità non può essere delegata a una singola figura. Al contrario, richiede un impegno diffuso e una capacità condivisa di individuare soluzioni concrete.

Tradizione e innovazione: una continuità da rinnovare

L’insediamento di Sciacca si colloca nel solco di una tradizione giuridica di alto livello che ha caratterizzato il distretto catanese. I richiami ai precedenti presidenti – Mannino, Di Marco – e alla continuità istituzionale non hanno rappresentato un mero esercizio formale, ma l’indicazione di una responsabilità da raccogliere e rilanciare.

In questo quadro, la figura del nuovo presidente si distingue per una sintesi peculiare tra “cultura del fare, attenzione all’innovazione e capacità di dialogo”. Il suo percorso, segnato anche dall’impegno nello sviluppo del processo telematico e nei progetti legati all’intelligenza artificiale, lo colloca tra i protagonisti di una fase di transizione-traghettamento-trasformazione profonda della giustizia italiana.

La giustizia come condizione dello Stato

In filigrana, l’intera cerimonia ha restituito una consapevolezza che affonda le radici nella tradizione più alta del pensiero giuridico: «Senza giustizia non vi è comunità politica, né Stato. Un principio che riecheggia le parole di Sant’Agostino e che trova oggi nuova attualità».

L’immissione in possesso di Mariano Sciacca non rappresenta solum l’avvicendamento in un ruolo apicale, sed etiam l’assunzione di una responsabilità che coinvolge l’intero sistema della giustizia e, con esso, la società nel suo complesso.

La sfida che si apre è quella di coniugare efficienza e umanità, innovazione e garanzie, autonomia e collaborazione. «Una sfida che non può essere affrontata in solitudine, ma che richiedecome lo stesso Sciacca ha ricordato – metodo, buon senso e un impegno quotidiano, concreto e condiviso.
Perché la giustizia, prima ancora che un potere, è un servizio. E, soprattutto, una promessa da mantenere».

 

Luisa Trovato