Intervista / Don Sebastiano Guarrera: “Considerare la parrocchia come una famiglia”

0
336
Don Sebastiano Guarrera

Con il mare di Torre Archirafi che ha fatto da sfondo e una comunità che si è stretta in un caloroso abbraccio, don Sebastiano Guarrera ha dato inizio lo scorso tre novembre al suo ministero pastorale, portando con sé emozione, gratitudine e speranza.
La cerimonia è stata presenziata da monsignor Raspanti, la cui presenza ha sottolineato il valore ecclesiale e comunitario di questo nuovo inizio. Un nuovo percorso condiviso, dove il giovane sacerdote è stato accolto come un “compagno di viaggio”, pronto a custodire e rinnovare la fede di un territorio ricco di tradizioni e desideroso di guardare al futuro. Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare don Sebastiano per scoprire quali siano le sue priorità pastorali e la sua visione per il futuro della comunità. In questa intervista, ci racconta la storia, le sfide che lo attendono e le speranze che porta con sé.

Don Sebastiano Guarrera, quali esperienze pastorali ha vissuto prima di arrivare a Torre Archirafi?

Sono stato nella chiesa di Gesù Lavoratore in Giarre per un anno e gli altri quattro anni nella Parrocchia Santuario Maria SS. della Catena in Acicatena.Messa a Torre Archirafi

C’è un momento o un incontro che considera decisivo nella sua vocazione?

Si, senz’altro mi è stata di grande aiuto un’Adorazione Eucaristica, al tempo dell’anno propedeutico, che serviva per capire se il seminario era la via per seguire il Signore. In modo particolare il Vangelo di Giovanni mi fu di grande aiuto. Era Gv 12,24: In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.

Come ha accolto la notizia della sua nomina a parroco di Torre Archirafi?

La nomina a parroco non deve essere vista come un premio, ma come un atto di fiducia del Vescovo nei confronti del candidato parroco. Devo dire che ero molto contento di questa notizia. Ho capito fin da subito che la mia vita sarebbe cambiata, diventando padre di una comunità parrocchiale.

Quali sono state le sue prime impressioni entrando nella comunità?

Sicuramente mi sentivo disorientato come tutti i sacerdoti che vengono accolti in una nuova parrocchia. La prima considerazione che ho fatto è stata: speriamo che ne sarò all’altezza, portando avanti il buon seme della parola di Dio.Don Sebastiano Guarrera 2

Don Sebastiano Guarrera, cosa la affascina di più di questa parrocchia e del territorio?

Il luogo gode di un paesaggio particolare e molto bello, il che aiuta tanto alla quiete dello spirito e del corpo. Ma anche le persone hanno il loro fascino poiché nel loro tenore di vita, ti riservano sempre un posto. Così non hai la possibilità di cadere nella solitudine, anzi si è in buona compagnia.

Che clima ha trovato?

Anche la parrocchia di Torre Archirafi come quella di Acicatena ha sofferto tanto per il trasferimento del sacerdote. Ma come dico sempre, i sacerdoti cambiano, ma il buon Dio no, ed è questo quello che conta di più. Lui non può mancare nella nostra vita.

Quali priorità o sogni ha per la parrocchia nei prossimi anni?

Ci sono sempre tante cose da fare. Ma in modo particolare sogno un campo da calcio a cinque per i ragazzi dell’oratorio. E anche il sopraggiungere di nuove generazioni che possano stare in chiesa, concependola come casa loro.

Come immagina il ruolo della parrocchia nella vita quotidiana della comunità, anche al di là dell’ambito religioso?

Come un punto di ritrovo. Molti fedeli del luogo all’inizio e al termine della loro attività lavorativa si recano in chiesa anche solo per un segno di croce. E anche la moltitudine di turisti nel periodo estivo, ma anche nel periodo invernale, si ferma per una preghiera.Don Guarrera durante la messa

Ci sono iniziative o attività che vorrebbe promuovere per i giovani, le famiglie, i poveri, la cultura, l’ambiente?

Si, già da qualche mese è nata la realtà dell’Azione Cattolica che ha visto coinvolti più di cinquanta bambini e spero presto di formare un gruppo coppie per il benessere della comunità. Per i poveri si organizzano delle sagre ogni tanto e il ricavato lo si devolve per loro.

In che modo pensa di coinvolgere i laici e i giovani nella vita della parrocchia?

Cerco per come posso di garantire la mia presenza ascoltando tutti indistintamente. Anche nell’ambito del Sacramento della Riconciliazione per il quale al momento non c’è un giorno prestabilito, anche per la mole di incarichi anche a livello diocesano che ho. Ma quando sono in parrocchia mi metto a servizio di quanti mi richiedono di riceverlo.
A livello pratico ogni domenica c’è l’animazione della santa messa che coinvolge in modo particolare i bambini della tappa assegnata. Questo comporta che anche i genitori li possano seguire e contemporaneamente si catechizzano anche loro diventando testimoni dei loro figli.

Quali sfide pensa di dover affrontare oggi un parroco, in una società in cui spesso la fede sembra meno presente?

Purtroppo, nonostante la Parola di Dio sia molto efficace anche ai nostri giorni, il problema più grande ad oggi risulta lo spirito di presunzione che allontana la provvidenza di Dio dalle nostre case. Oggi la società ha bisogno di benessere e fino a quando non la si raggiunge a pieno, il fattore Dio diventa un elemento marginale dalla nostra vita. Mentre si deve comprendere che Dio è ben altro. Si può ricadere in una fede perfetta e al contempo vacillante quando ci accade qualcosa di spiacevole, ma è in questi momenti che deve uscire fuori il cristiano presente in noi. Bisogna affrontare la vita con parresia e con molto coraggio.

Torta di benvenuto nella parrocchia
La torta di benvenuto nella parrocchia

Don Sebastiano Guarrera, che cosa significa per lei “essere Chiesa” in un contesto come quello di Torre Archirafi, una realtà piccola ma molto viva?

Molti credono che Torre Archirafi sia una piccola realtà e forse lo è numericamente, perché di fatto abbraccia un popolo più vasto e non solo nel periodo estivo ma anche seppur in maniera ridotta anche in inverno. Essere Chiesa significa non perdere la conoscenza di chi hai di fronte e soprattutto mantenere degli equilibri che spesso vengono interrotti dall’ego umano. Non sempre il buon padre di famiglia sa quale è la soluzione ideale per la propria famiglia, ma è chiamato nell’immediato a prendere una decisione che sia buona per tutti. Ecco quale è il compito di ogni parroco, per la parrocchia che gli viene affidata.Don Guarrera e sacerdoti

C’è un passo del Vangelo o un santo che la ispira particolarmente nel suo ministero?

In questi anni un passo che mi è stato molto vicino è quello del Vangelo di Luca: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti” (Lc 5,5). In questo passo del Vangelo di Luca si può notare come il sacerdote si trova in un continuo atto di affidamento verso Dio, che non lo lascerà con le mani vuote del peccato. Ma che invece gli donerà cibo a sufficienza per sfamarlo soprattutto nei momenti di magra, quando tutto sembra finito. A tal proposito nel ministero sacerdotale la figura di San Michele arcangelo ha arginato sempre quei momenti di buio ed ha provveduto a darmi quei momenti di conforto che si possono vivere solo sognando.

Cosa si augura di trasmettere ai suoi parrocchiani nei prossimi anni?

Mi auguro di trasmettere un cuore mite e umile alla maniera di Gesù, con la consapevolezza che per me i fedeli sono tutti uguali. Un buon padre di famiglia non ha figli più importanti e figli di seconda categoria, ma ha figli che con la diversità dei loro carismi possano aiutarlo nella buona gestione della famiglia. L’amore per la Parola di Dio e per l’Adorazione del suo corpo, siano i due punti focali per un’attenta e solida base vita di fede. L’ironia nel dare un tocco di leggerezza anche quando tutto sembra statico, perché la comunità cristiana necessita di uno sguardo d’amore.

 

                                                             Caterina Maria Torrisi