“Tu mi domandi se sono allegro; e come non potrei esserlo? Finché la fede mi darà la forza sarò sempre allegro. Ogni cattolico non può non essere allegro; la tristezza deve essere bandita dagli animi dei cattolici”. Monito che compendia il breve ma intenso percorso terreno di Pier Giorgio Frassati. Semplice ma rifulgente, come la sua vita improntata alla personificazione della Comunione dei Santi, nella sequela del Signore e nel dono di sé, ai più bisognosi di una prossimità non solo materiale ma anche spirituale.
Esortava infatti: “Non bisogna dare degli stracci ai poveri! Intorno al miserabile io vedo una luce che noi non abbiamo”. Nutrita dall’accostamento quotidiano con la Mensa Eucaristica. Rivisitata dall’avvocato Giuseppe Longo per il Movimento Ecclesiastico d’Impegno Culturale, nell’incontro dibattito che ha avuto luogo al Seminario Interdiocesano di Catania. La sua recente canonizzazione ne attesta il retaggio sempre più diffuso, non solo in ambito giovanile.
Frassati incarna il prototipo del santo

Per Longo, infatti, Pier Giorgio Frassati incarna con gioiosa lievità il prototipo dell’autentica santità. Maturata nell’assoluta discrezione; per certi versi nel nascondimento, persino dai suoi stessi genitori. Al punto che ne poterono cogliere l’esatta dimensione solo dopo la sua morte, giunta a 24 anni per una meningite fulminante, in occasione dei funerali.
Una partecipazione smisurata all’ultimo saluto, soprattutto da parte dei ceti popolari della comunità torinese, conclamava quanto egli ne fosse amato. Il che sorprende ancor più ove si ponga mente all’estrazione alto borghese della sua famiglia. Anzi si può a ben ragione ritenere che il suo cammino di santità ha abbrivio proprio dalle dinamiche familiari.
Piergiorgio riceve un’educazione improntata ai canoni liberali e in qualche modo agnostici se non anti clericali, del padre, senatore e direttore del quotidiano La Stampa, tipici della borghesia d’inizio novecento. Educazione in cui una fede appena più che convenzionale della madre non riesce a fare breccia. Tuttavia Pier Giorgio inizia a maturare forte attrazione verso l’Eucaristia e la preghiera del rosario. Che mai lo abbondonerà. Neppure nelle escursioni alpinistiche, passione per la montagna, coltivata e condivisa nella contemplazione della bellezza del Creato. Per questo è ancora oggi annoverato come il protettore degli alpinisti, che in ogni dove continuano a intitolargli i loro club e le loro associazioni.
La vocazione all’impegno sociale
In una fase storica di crocevia di scelte individuali, tra l’affermazione in sede di elaborazione culturale e di prospettiva politica, dei principi della Dottrina Sociale della Chiesa articolati da Leone XIII nella Rerum Novarum, e la teorizzazione ideologica e l’imposizione demagogica di sistemi totalitari di destra e sinistra, il giovane Frassati segue la vocazione esistenziale di prossimità ai più deboli. Vocazione coniugata in sede comunitaria con adesione prima alla Società di San Vicenzo de’ Paoli e poi alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana e all’Azione Cattolica. Poi al neonato Partito Popolare.

Tutto ciò lo indurrà ad applicarsi negli studi, prima frequentati con scarso entusiasmo, con un piglio nuovo, mosso da motivazioni di impegno sociale. Da qui la scelta della facoltà di ingegneria mineraria, nell’intento di migliorare le tecniche di estrazione e le condizioni di lavoro dei minatori. Sogno che non potrà coronare, preclusogli a pochi esami dalla laurea, dalla morte prematura avvenuta nel 1925.
Fino ad allora una modalità di vita dai toni riservati, mai ostenti o declamati, al solo fine di farsi dono. Ignoti persino ai genitori, ignari che egli versasse ai poveri di Torino i suoi risparmi al punto di restare spesso senza soldi in tasca e dover farseli prestare dagli amici per pagare il tram per il rientro a casa. Se le gemme della sua santità sarebbero germogliate in ambito familiare, per poi maturare dopo la morte, innanzitutto con la conversione del padre, è proprio nei rapporti amicali che la sua gaia lievità si esprimeva con candore pure nei momenti più goliardici.
Un tipo losco per celia
Come quando diede vita alla compagnia dei tipi loschi in cui gli aderenti, in realtà uniti dalla comune esperienza di preghiera, dovevano darsi dei soprannomi da lestofanti. Una forma di celia, in realtà indice della consapevolezza della fragilità della natura umana che trova la dignità a cui è preordinata, solo nell’unione col Signore.
La chiosa più edificante al percorso di santità di Pier Giorgio Frassati l’avrebbe suggerita il cardinale Prefetto delle cause dei santi, Marcello Semeraro, che nell’evidenziare le sue prerogative di vita, la preghiera, l’amicizia, la carità e la gioia, sulla carità ha precisato: “Frassati andava dai poveri perché aveva incontrato Cristo; non era pura sociologia”. Un’intuizione ispiratagli dallo Spirito, che precorre esattamente di un secolo la recentissima prima Esortazione Apostolica di Papa Leone XIV Dilexit te. Giusto viatico per un lestofante per accedere senza bisogno di prestiti per il biglietto, al Regno di Dio.
Redazione
