Intervista / Enrico Pagano: “Il mio Abecedario in difesa dell’umano”

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Enrico Pagano presenta il libro a Pescara

Per Norberto Bobbio, dal momento del concepimento, il primo diritto è quello del concepito.  Consapevole presa di posizione, mirabile ed esemplare, ma non certo solitaria o episodica, pure tra non credenti. Per cui il diritto alla vita del concepito è assoluto e intangibile. Sempre. La legge che abilita l’aborto volontario è così un orrido giuridico poichè legalizza un omicidio. Bisogna ricostituire l’evidenza evocata dal filosofo torinese, per ripristinare il diritto alla vita. Perciò occorre ripartire dall’abc.

In tale prospettiva si pone Enrico Pagano nel suo ultimo lavoro In difesa dell’umano. Abecedario minimo. Siciliano di nascita, milanese di adozione, giurista d’impresa, sposato con due figli, Pagano è già alla sua terza pubblicazione. Quest’ultima con le edizioni Solfanelli, mentre le precedenti, L’Olocausto bianco e Aborto. Ragioni vere e false, per i tipi de Il Cerchio di Rimini.
Presentata al Salone del Libro di Torino, la raccolta giunta alla seconda edizione, compendia testi e citazioni di 285 autori antichi e moderni – ivi compreso il curatore della raccolta – a chiosa di ancor più numerosi termini bioetici, illustrati secondo canoni realistici e scientifici. Rivisitiamo con l’autore motivazioni e finalità sottese a un lavoro di ricerca che ha richiesto un lustro.copertina In difesa dell'umano

Da dove sorge l’idea della raccolta, quali obiettivi si prefigge e a quali potenziali lettori si offre?

L’obiettivo di questa antologia è quello di rimettere in circolazione dei vocaboli che sono diventati proibiti. Fondamentali per chi voglia esprimersi compiutamente, ma che i gendarmi delle parole e i padroni delle idee hanno escluso dal nostro vocabolario. Esclusione non casuale perché richiamano sentimenti, emozioni, ricordi che i titolari del cosiddetto politicamente corretto – che conduce inevitabilmente al politicamente “costretto” e al pensiero unico – vogliono inibire per impedirci di esprimerci nel modo più chiaro e preciso possibile. Alludo a vocaboli come padre, madre, soppressione della vita umana nascente e innocente, fecondazione artificiale, utero in affitto. Sostituiti da termini algidi, asettici, neutri, come genitore uno e genitore due, interruzione volontaria della gravidanza, procreazione medicalmente assistita, gestazione per altri; così banditi e rimossi dal nostro vocabolario. Ripristinare l’esatta terminologia può consentirci di combattere meglio la buona battaglia in difesa della vita.

Come lo schema redazionale di un manuale di base articolato in sequenza alfabetica può avvicinare al tema la più ampia platea possibile di lettori?

Per rendere il testo più facilmente accessibile e attraente, è suddiviso per lettere alfabetiche alla maniera di un dizionario. Ogni singolo elemento è focalizzato in un breve capitolo in cui viene illuminato in un focus di grande precisione. Un modo efficace di rappresentare la materia bioetica con proposizioni concise, tali da imprimersi in modo immediato e duraturo nella mente del lettore. Uno strumento agile per prepararsi al meglio a quella guerra delle parole che finora i pro vita hanno straperso, mutuando inconsapevolmente il loro linguaggio dalla terminologia mortifera e fuorviante della legge 194, responsabile dell’eliminazione di più di 6 milioni italiani.

In recente pronuncia del 6 ottobre la Corte di Cassazione ha riconosciuto che il concepito è già figlio dei genitori per tutta la gravidanza. Essendo sancito il diritto del padre, alla vita del figlio, preclusivo agli intenti abortivi della madre, non viene così meno il presupposto della legge 194?

Le affermazioni della suprema corte, sotto il profilo biologico non sono altro che la scoperta dell’acqua calda. Il fatto però che provengano dal massimo organo giurisdizionale di legittimità, conferisce loro una notevole forza e autorevolezza. La 194, legge integralmente iniqua, subisce ovviamente una grave lesione del suo ubi consistam, poiché per essa il padre non esiste, non ha voce in capitolo, così come del resto il concepito.
Attualmente la madre è titolare esclusiva del cosiddetto ius vitae ac necis, che spettava al pater familias nell’antica Roma, crudele portato di quel tempo lontano. Ebbene, oggi, questo stesso diritto di vita e di morte sul figlio, attribuito dalla 194 alla madre, viene singolarmente definito una “conquista di civiltà”.

Presentazione libro al Salone internazionale di Torino
Da sx, l’autore presenta il libro al salone internazionale di Torino
“Quando si scrive la verità su aborto e legge 194 si mette in conto, fisiologicamente, la battaglia con “quello del piano di sotto””. Da cosa trae origine questa sua affermazione?

Mi limito a elencare e tirare le somme di episodi concreti: editori esemplari che non procedono ad alcuna promozione dei testi pro-life e, in seguito, li eliminano definitivamente dal mercato, immotivatamente e senza preavviso; conferenze organizzate per le quali vengono a mancare improvvisamente tutti gli sponsor; trasmissioni radiofoniche pianificate da tempo che subiscono imprevedibili e irrisolvibili problemi tecnici. Come si può considerare solamente umano tutto ciò?

La difesa della vita assurge a imperativo categorico per ogni credente. Come potrebbe la Chiesa in ogni sua formazione comunitaria, dal vertice alla base, adoperarsi a tal fine e in tal senso?

Nel 1979, poco dopo l’approvazione della 194,  Madre Teresa di Calcutta incontrando Carlo Casini – tra i fondatori del Movimento per la vita – nel promettergli la sua preghiera costante per la buona battaglia contro questa legge scellerata, manifestò la preoccupazione che la Chiesa italiana potesse rassegnarsi a essa. Previsione realizzata, rappresentata dalla frase “Nessuno pensa di metterla in discussione”, pronunciata inopinatamente da un alto presule.

Questa supina accettazione del peggio comporta l’implicito inevitabile azzeramento del quinto comandamento, della Scrittura, della Tradizione e dell’intero Magistero sulla vita nascente; in primis l’Enciclica Evangelium Vitae di San Giovanni Paolo II, Magna Carta sulla sua tutela. Occorre concentrarsi meno su inflazionati temi orizzontali, immigrazione, omosessualità e ambiente – il cd orizzontalismo solidaristico – e tornare a occuparsi a pieno regime dei principi non negoziabili, in primis il diritto alla vita. Oggi nelle omelie e catechesi non se ne parla, perché il tema è classificato come altamente divisivo; ma il danno che ne consegue per la comunità dei credenti è enorme.

Raccogliamo l’auspicio dell’autore e nel condividerne lo spirito gli auguriamo un buon lavoro.

Giuseppe Longo