Intervista / Paolo Saccuzzo e il suo romanzo Sarà sempre meglio

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Dopo aver maturato ed elaborato una storia rimasta nel cassetto per anni, Paolo Saccuzzo, giovane catenoto, ha dato vita al suo romanzo d’esordio, Sarà sempre meglio. È un’opera intrisa di speranza, nostalgia e seconde possibilità. Lo abbiamo intervistato per parlare di scrittura, identità generazionale e della forza di ricominciare.

Chi è Paolo Saccuzzo?

Paolo Saccuzzo, classe 1994 di Aci Catena, “nella vita di tutti i giorni, è un ragazzo qualunque”. Esce con gli amici, va in palestra, va al cinema, fa la spesa. Vive la quotidianità e, da essa, “cerco sempre di trarre qualcosa, che sia un insegnamento, un momento da ricordare o una storia da raccontare”. Paolo è infatti l’autore del romanzo “Sarà sempre meglio”, edito da Brè Edizioni e pubblicato a maggio del 2026. “Se dovessi definirmi tramite tre aggettivi, essi sarebbero: sincero, passionale e creativo” afferma.

Ogni scrittore è prima di tutto un lettore appassionato. “L’autore che più di tutti mi ha formato e ispirato è Luigi Pirandello, sia nel periodo scolastico e universitario sia nel privato”. Paolo è stato ammaliato dalle opere pirandelliane, “soprattutto da Il fu Mattia Pascal (il mio romanzo preferito) e da Quaderni di Serafino Gubbio operatore”. Confida che anche gli autori internazionali sono sua fonte di ispirazione e studio. “Stephen King è tra i miei preferiti in assoluto!”

Quando hai avvertito l’urgenza di dare vita al romanzo Sarà sempre meglio?

Non credo ci sia un momento preciso, più un’evoluzione naturale di una passione che ho sempre avuto, ossia il raccontare storie”. La vicenda su cui si basa il romanzo di Paolo Saccuzzo, Sarà sempre meglio, si aggirava nella sua mente dal 2016. “Era una forma embrionale del romanzo che è stata una costante per tutti gli anni successivi” dichiara “anche quando ero impegnato a scrivere altre storie”. L’esigenza di dare forma concreta a questa storia è arrivata quando ha sentito di aver abbastanza esperienza per rendere Sarà sempre meglio una storia completa e compatta. “Oltre al voler mettere un punto a una fase della mia vita dopo la fine della mia relazione durata dal 2017 al 2022”.

Scrivere è infatti per l’autore un modo per evadere dalla realtà, ma anche uno strumento per comprenderla meglio e cercare di capire se stessi. “Credo che ogni autore, chi più chi meno, viva la creazione di un’opera in questo modo”.

Paolo Saccuzzo e il romanzo Sarà sempre meglio

Sarà sempre meglio è un titolo che colpisce subito. Suona come una promessa di speranza, ma forse nasconde anche un velo di ironia o di disillusione. Qual è lo spirito profondo con cui dobbiamo leggerlo?

“Sarà sempre meglio è una frase tratta dalla canzone Una palude de I Ministri. Il passaggio completo è “Sarà sempre meglio, te l’hanno promesso”, quindi la frase simboleggia un concetto di speranza. Ovviamente c’è un velo di disillusione, dato che la vita spesso fa di tutto per farci cadere. Ma, come dico nel mio romanzo, a un certo punto, prima o poi, le cose andranno meglio. Tutto passa soprattutto da noi, dalla nostra volontà di non arrenderci, di colpire la vita più forte di quanto essa fa con noi ed essere fautori del nostro destino. Solo così “sarà sempre meglio””.

Quali sono le sfide umane e i conflitti interiori che i personaggi si trovano ad affrontare?

Le tematiche delle quali parlo sono le difficoltà di trovare un posto nel mondo per la mia generazione, degli anni 90”. Il romanzo si sviluppa in particolare sugli effetti che ha la nostalgia sulle nostre vite, sul bullismo nel contesto scolastico e sull’incomunicabilità tra persone che si vogliono bene. “Ma il messaggio principale che voglio lanciare nel romanzo è un invito ad aprirsi alle seconde possibilità. Che sia perdonare qualcuno che ci ha fatto un torto o riprendere rapporti sentimentali o d’amicizia. Il passato può essere il nostro futuro? È la domanda che mi pongo nel romanzo e alla quale do risposte diverse. Sta al lettore decidere quale sia quella giusta”.

Scrivere e pubblicare oggi, partendo da realtà locali, richiede una buona dose di coraggio e passione. Cosa significa per te fare cultura nel nostro territorio e quale risposta ti auguri di ricevere dai lettori della tua zona?

Spesso mi hanno detto che ci vuole coraggio a parlare di se stessi in un romanzo, mettersi a nudo, parlare di certe tematiche come il bullismo o il tradimento, che ho subito in prima persona” ammette Paolo Saccuzzo. “È vero anche però che quando la passione è così forte, viene quasi spontaneo rendere la narrazione di storie, anche personali accessibili a tutti”. L’autore si definisce “un cittadino del mondo, più che della mia regione e della mia città”.

“Sono consapevole che in Sicilia ci siano vari limiti da questo punto di vista, penso sia un problema generazionale e universale. Ormai la disinformazione e l’ignoranza dilagano. È il problema della mia generazione, ma anche delle generazioni successive. È sempre più bassa la soglia dell’attenzione, e infatti sempre più persone smettono di leggere”. L’autore augura che le tematiche che tratta il suo romanzo riescano ad attrarre i giovani lettori, per riscoprire la bellezza e la profondità della lettura.

C’è già qualche nuova storia nel cassetto o per adesso preferisci concentrarti interamente sul percorso di Sarà sempre meglio?

Paolo Saccuzzo ci confida che attualmente sta scrivendo “Non saremo niente”, sequel di “Sarà sempre meglio”. “Vedrà nuovamente Paolo protagonista, accompagnato da un nuovo personaggio, ovvero Lucio, suo fratello”. In questo romanzo, la componente autobiografica sarà ancor più marcata rispetto al precedente lavoro. “Racconterò gli ultimi due anni della mia vita attraverso Paolo e Lucio, due versioni differenti e romanzate di me stesso”. Il titolo del romanzo è una frase tratta dalla canzone “Tutti” di Calcutta.

Sabrina Levatino