Intervista / Salvatore La Rosa, nuovo presidente del Teatro Stabile di Catania: “La nostra offerta culturale è molto diversificata, dobbiamo avere la capacità di promuoverla”

Il 5 gennaio 2016, Salvatore La Rosa, ha ricevuto la nomina di presidente del Consiglio di amministrazione del TeatroSalvatore La Rosa

Stabile di Catania. La Rosa ha 60 anni, è sposato e ha due figlie. È manager della rete commerciale di un importante istituto di credito, l’Intesa Sanpaolo. Ha sempre svolto volontariato politico; si è candidato a sindaco per il centro- sinistra di Acireale nel 2003, è stato consigliere comunale dal ’94 al ’98 e fondatore e primo segretario del PD di Acireale. Tuttavia, la principale attività è sempre stata la sua professione. Ama la musica, l’arte e la natura, in particolar modo la montagna, gli piace lo sci e l’alpinismo. Si è formato al liceo classico “Gulli e Pennisi” di Acireale negli anni della sperimentazione didattica e ha frequentato il gruppo scout di don Biagio Catania. Queste due esperienze hanno determinato la sua identità culturale e sociale.
A pochi giorni dall’incarico lo abbiamo intervistato.

– La sua nomina rappresenta una novità. Cosa ne pensa?

«Intanto io non ho le caratteristiche dei precedenti presidenti, ho caratteristiche diverse. Evidentemente più che a una figura di rappresentanza, i soci hanno pensato di affidare la presidenza ad una persona che potesse svolgere un ruolo più operativo, imprimendo all’azione del Consiglio di amministrazione una caratteristica di managerialità e di imprenditorialità, cosa che viene richiesta dalle mutate condizioni finanziarie ed economiche dell’ente».

– In che senso “mutate condizioni”?

«Le mutate condizioni riguardano, da un canto, l’insieme di trasferimenti da parte dei soci, Regione, Provincia e Comune che, negli ultimi anni, hanno radicalmente decurtato i contributi economici e, dall’altro, la situazione del mercato culturale catanese,che è molto più competitiva rispetto a 10, 15 anni fa perchè l’offerta culturale, anche nello specifico teatrale, si è molto ampliata. Quindi, il teatro Stabile di Catania oggi deve essere competitivo all’interno di un mercato suo proprio, che è il mercato culturale».

– Qual è la situazione di bilancio?

«C’è un netto calo degli abbonamenti negli ultimi anni, minori trasferimenti, questo vuol dire minori entrate a parità di spese».

– Ci sono emergenze particolari da affrontare?

«Si, le emergenze particolari riguardano le maestranze e i lavoratori che da tre, quattro mesi non percepiscono lo stipendio. Il pensiero principale è rivolto a loro, alle loro famiglie. Cercheremo, nei prossimi giorni, di risolvere questa situazione. I lavoratori mi hanno dimostrato sin da subito la voglia di contribuire attraverso il loro impegno personale che non è mai mancato in questi anni».

– Pensa sia importante ricorrere ad un rinnovamento per la gestione del teatro?

«La direzione artistica scade a giugno. Stiamo già preparando la nomina del nuovo direttore. Con il nuovo direttore prepareremo per i prossimi anni una programmazione culturale che deve essere più estesa di quella attuale, deve prestare attenzione ai mesi estivi che, per la Sicilia, sono assai importanti. Prenderemo al balzo l’occasione che ci dà la Regione Siciliana tramite l’impegno dell’assessore al Turismo, Sport e Spettacolo Anthony Barbagallo, che ha predisposto la “stagione dei Teatri di Pietra” in tutta la Sicilia e noi svolgeremo un ruolo importante per dare alla Sicilia una programmazione di grande livello culturale. Saranno coinvolti tutti i “Teatri di Pietra siciliani”, da Siracusa, a Tindari, a Taormina, a Segesta. Se noi riusciamo a metterli in rete anche attraverso l’impegno del Teatro Stabile di Catania assieme agli altri enti pubblici siciliani di spettacolo, possiamo dare ai flussi turistici un’offerta culturale di elevatissima qualità».

– Quali sono i punti forza del Teatro Stabile?

«La tradizione del teatro siciliano che attraverso il Teatro Stabile è stata diffusa nel mondo. Abbiamo raggiunto la consapevolezza che la cultura siciliana è parte integrante del teatro europeo. Questo è stato il compito statutario del Teatro Stabile».

– Pensa che la nostra cultura venga sottovalutata?

«No, penso che il Teatro Stabile debba essere un ambasciatore della cultura siciliana nel mondo e questo compito lo ha svolto e lo svolge bene e, se non viene sottovalutato il ruolo del teatro siciliano nel mondo, è anche merito del Teatro Stabile di Catania che ha portato i nostri autori in tutto il mondo».

– Chi frequenta maggiormente il Teatro Stabile? Cosa ne pensa della cultura giovanile nel campo teatrale?

«Noi abbiamo perso una buona fetta del pubblico, dobbiamo riconquistare soprattutto il pubblico giovanile. Abbiamo delle offerte, degli spettacoli mirati ai giovani. Per esempio, in occasione del centenario della morte di Capuana, abbiamo realizzato un’opera teatrale che si rivolge alle scuole elementari e medie, inoltre abbiamo sempre una programmazione rivolta alla fascia universitaria. Il nostro pubblico è di elevato standing per quanto riguarda il gusto teatrale, questo non vuol dire che il Teatro Stabile debba diventare un teatro di nicchia , deve essere un teatro disponibile per tutti. Ultimamente abbiamo affiancato al teatro Musco la rassegna Comics in cui si esibiscono dei professionisti del cabaret, alcuni dei quali si sono esibiti a Zelig. C’è un’offerta diversificata. Abbiamo varie programmazioni, Comics, Musco e Verga, si tratta di un’offerta culturale vasta e dobbiamo naturalmente avere la capacità di promuoverla».

– Cosa ci dice sulla domanda catanese di teatro?

«Catania è una città molto attenta all’offerta culturale, la domanda c’è. Non parlo di Catania come città ma come hinterland, cioè come area metropolitana di un milione di abitanti. Catania ha sempre dimostrato una grande fame di spettacoli, di teatro, di cinema».

– Pensa che gli strumenti tecnologici possano intaccare il teatro?

«Non credo che gli strumenti tecnologici possano superare la magia del teatro. La tv può aver scalfito il cinema ma non il teatro».

Graziella De Maria

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