Intervista / Salvo Raffa, presidente del CSVE: ” Parrocchia e scuola vivai dove coltivare i giovani”

L’Italia è un paese dove un gran numero di cittadini pratica volontariato in varie forme. Secondo l’ISTAT il numero di volontari stimato in Italia è di 6,63 milioni di persone. La legge 11 agosto 1991 n.266 regola il volontariato organizzato ed istituisce delle strutture per lo sviluppo e la crescita del volontariato su base regionale che forniscono gratuitamente alle organizzazioni di volontariato servizi nel campo della promozione, consulenza, formazione, comunicazione e molti altri. Stiamo parlando dei CSV (Centri di Servizio per il Volontariato). In Sicilia ve ne sono molti e in particolare abbiamo il CSVE (Centro di Servizio per il Volontariato Etneo) di cui Salvo Raffa, presidente, ci ha parlato.

Per cominciare, raccontaci della tua esperienza nel volontariato, da quanto tempo svolgi questo servizio e come è nata questa tua passione.

La mia esperienza nel volontariato è iniziata in parrocchia con gli scout; man mano si è allargata perché sono entrato a far parte di un’associazione di volontariato di Acireale che si chiama “Andromeda” e da lì ho iniziato tutta una serie di attività; questa associazione nel frattempo è diventata socia del centro servizi e così ho iniziato un percorso di conoscenza di questo settore che mi ha portato a candidarmi al Consiglio del centro servizi; inizialmente ho fatto il consigliere e dopo il Direttivo ha voluto puntare sui giovani e così adesso mi ritrovo al mio secondo mandato come presidente del CSVE. (Ogni mandato dura 4 anni).

Salvo Raffa, CSVE
Il presidente del CSVE Salvo Raffa durante l’intervista

Cos’è il CSVE, quando è nato e di cosa si occupa nello specifico?

Il CSVE, Centro di Servizio per il Volontariato Etneo, nasce a Catania nel 2000 anche se la legge che lo ha istituito è la n.266 del 1991 che è la legge quadro sul volontariato, che poi a livello regionale è diventata la n.22 del 1994. Lo scopo principale di questi centri servizio è quello di supportare e accompagnare le associazioni del volontariato. In atto c’è una riforma del 2017, la riforma del Terzo Settore, che ha interessato anche i centri di servizio. E ha introdotto oltre alle associazioni da supportare anche gli enti del terzo settore (ETS). I CSVE hanno una governance, hanno un Consiglio direttivo dove all’interno di esso si elegge un presidente. La base sociale dei CSV in generale è fatta dalle associazioni; queste, oltre ad usufruire del supporto dei centri di servizio, ne fanno anche parte come soci.

Il centro servizi si occupa per legge di supporto tecnico-logistico (mettere a disposizione delle sedi, infatti ad Acireale c’è una casa del volontariato che il comune ha dato al CSVE); stampa di materiale tipografico; formazione ai volontari; consulenza legale, fiscale, progettuale (per le associazioni queste consulenze sono gratuite mentre per i centri servizio hanno un costo); mettere in rete le associazioni tra di loro. Dalla sua costituzione ad oggi il CSVE ha ampliato la propria attività e la base sociale associativa. Nel 2004 sono nate le sedi provinciali di Enna, Ragusa e Siracusa. Il CSVE si riconosce nei principi promulgati dalla Carta dei valori del Volontariato. Le prestazioni, gratuite, sono erogate sotto forma di servizi, e non denaro, alle organizzazioni di volontariato

Il volontariato è un settore che abbraccia la vita sociale. In questi due anni di pandemia molte associazioni (Misericordia, Croce Rossa, Protezione Civile) si sono impegnate per mettere in campo alcune misure a sostegno della popolazione. Che ruolo ha avuto il CSVE in questo momento di crisi?

Ovviamente la pandemia ha limitato fortemente le associazioni; con il lockdown molte di esse si sono chiuse. Alcune si sono attrezzate cercando di mantenere sempre contatti con l’utenza, ad esempio chi si occupa di diversamente abili ha continuato il suo servizio attraverso il telefono. Chi gestisce i banchi alimentari, come la San Vincenzo, si è trovato investito dalla grande povertà che questo lock-down ha portato. La Protezione Civile si è messa a disposizione al 100%. Io stesso ho ricevuto tantissime telefonate da parte di gente che voleva mettersi a disposizione ma qui ci siamo trovati di fronte a qualcosa di più grande di noi che non sapevamo gestire quindi ho dovuto rifiutare questi aiuti per proteggere loro in primis e poi gli altri.

Un incontro del CSVE

Un volontariato attento e disponibile

Anche se adesso l’emergenza si è un po’ allentata, la Protezione Civile di Acireale sta continuando a dare supporto alla parrocchia di Cannizzaro. Possiamo dire che c’è stato un volontariato attento e disponibile grazie anche all’ottimo lavoro della Caritas e all’iniziativa Acireale Dona. Una cosa che ho notato in questo periodo di pandemia è che la gente non vuole il volontariato organizzato, ma quando c’è un’emergenza i giovani si mettono subito a disposizione.
Con la riforma del Terzo Settore infatti si parla del “volontario occasionale” come ad esempio Plastic Free che non è un’organizzazione strutturata ma una rete WhatsApp attraverso la quale tramite sms ci si mette a disposizione per una domenica ecologica.

Anche il volontariato sportivo ha subito una grossa mazzata ma l’attrazione per il pallone rimane sempre. Il compito delle associazioni è quello di interrogarsi su dove sono i ragazzi che prima frequentavano queste associazioni e capire come riprenderli. La parrocchia e la scuola rimangono gli unici vivai dove coltivare questi giovani. Il ruolo del volontariato è quello di accompagnamento e nel periodo di emergenza ha dato una grossa mano e continua a darla con tutti i problemi che ha, come i pochi volontari e le poche risorse.

Sempre in questo periodo di pandemia, il CSVE ha avuto occasione di organizzare qualche attività o incontro per i più giovani, magari on line, per far sentire loro la vostra vicinanza?

Si, questi strumenti che avevamo a portata di mano sono stati virali. Considera che noi andiamo anche a dare supporto sulle piattaforme informatiche, cosa che prima era inesistente. Quindi abbiamo continuato a svolgere il nostro compito attraverso le varie piattaforme come Google Meet che non dico sconoscevamo ma non eravamo abituati ad utilizzare. Diciamo che tutto ciò ha i suoi pro e contro perché se da una parte siamo riusciti ad organizzare molti convegni invitando anche persone di un certo spessore, dall’altra però si crea una certa distanza. Adesso abbiamo notato una difficoltà a tornare in presenza, spesso facciamo fatica ad organizzare le riunioni del Consiglio direttivo perché preferiscono farle on line. Ma qui sta a noi essere bravi a creare le possibili occasioni di incontro.

In merito all’accordo tra il comitato del CSI di Acireale e l’ICS cosa ci puoi dire? C’era già un accordo a livello nazionale e anche il nostro territorio ha beneficiato di questa collaborazione. Vorremmo capirne qualcosa in più.

Questo accordo riguarda dei finanziamenti a tasso zero o agevolato, da un minimo di 30mila euro ad un massimo di 300mila euro per la possibilità di realizzare strutture sportive o di implementare quelle esistenti. Questo può essere utilizzato per società sportive, privati o parrocchie perché sappiamo che attorno ad un pallone è più facile aggregare. Bisogna avere la lungimiranza e la capacità di saper utilizzare nel modo migliore questi finanziamenti. L’accordo con l’ICS è nazionale per cui le società sportive attraverso questo accordo hanno la possibilità di realizzare o restaurare una loro struttura. Quelle affiliate con il CSI hanno una priorità di vantaggio.

Il CSI è impegnato in varie attività. Sappiamo che avete stanziato dei finanziamenti per un campetto di calcio a 5 nella comunità parrocchiale Cuore Immacolato di Maria

Il CSI nazionale ha stanziato 100mila euro per la possibilità di realizzare o restaurare impianti sportivi. Noi volevamo recuperare il campetto del Cuore Immacolato e abbiamo partecipato al bando. Il costo per recuperare quel campetto è di circa 35mila euro. Il CSI nazionale ci ha dato 10mila euro a fondo perduto, i restanti 25mila li mette il CSI di Acireale.

La cosa importante è che su questo bene il CSI di Acireale deve avere la titolarità, che sarebbe un atto di proprietà, un affitto o un comodato d’uso. Noi con il parroco abbiamo pensato ad un comodato d’uso, per cui il CSI di Acireale per 10 anni avrà un comodato d’uso gratuito ad alcune condizioni quali quello di riconoscere delle ore alla parrocchia.
Questo comunque è un progetto che ancora non ha avuto l’esecutività. C’è l’impegno del CSI nazionale, il nostro impegno e quello del parroco. E speriamo di poterlo realizzare anche perché la struttura già c’è con gli spogliatoi tutti completi. Noi dovremo solo realizzare il manto erboso, la recinzione, porte e panchine.

C’è in programma qualche nuovo progetto che vuoi o puoi anticipare?

Al momento il progetto del campetto di cui abbiamo appena parlato. Voglio concludere dicendo che il volontariato resta una sentinella soprattutto in questo periodo storico in cui c’è forte apatia e difficoltà a riportare i giovani nel mondo.

Maria Catena Sorbello

 

 

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