Interviste / Mohamed Alì Saleh, “numero 224”: “La mia vita ora è in Italia”

Mohamed Alì Saleh, 31 anni appena e una vita  segnata da avvenimenti e vicissitudini che lo hanno segnato nel corpo e nello spirito, senza però fargli perdere la speranza di continuare a pensare  al suo futuro.

Nato  nel 1988 in una città del Kanem, regione del Ciad, in una famiglia semplice dedita al lavoro nei campi e all’allevamento degli animali, trascorre i suoi primi 18 anni di vita nel suo paese studiando il Corano e aiutando la famiglia nel lavoro.
Il Ciad nel Medioevo fu un crocevia di commerci dei mercanti musulmani divenendo nel 1891 colonia francese. L’indipendenza arrivò nel 1960 ma il Ciad dal 1965 vivrà sanguinose guerre interne fino al 1996 anno della stesura della Costituzione. Dal 1990 è saldamente al potere come presidente Idriss Deby, eletto per la prima volta nel 1990, dopo aver rovesciato il regime dittatoriale di Hissene Habrè.

Il Ciad è un paese ricco di risorse naturali, terreni coltivabili e giacimenti di petrolio eppure gran parte della popolazione vive in condizioni di povertà, mancano le scuole, gli ospedali, le infrastrutture e ci sono famiglie che non hanno l’energia elettrica in casa. Tutto questo può sembrare un paradosso viste le risorse.

Proprio a causa della difficile situazione del suo Paese, Mohamed Alì Saleh decide di entrare a far parte del gruppo di ribelli chiamati “UFDD” (Unione forza democrazia e sviluppo) con l’obiettivo di combattere il regime dittatoriale, indire nuove elezioni e stabilire un  governo democratico. Purtroppo i progetti del gruppo si sono infranti nel corso degli avvenimenti politici che hanno sempre più rinsaldato l’attuale regime, e così l’unica strada da percorrere, per coloro che avevano aderito a questo progetto, è stata la fuga.
Mohamed decide di andare in Libia, e in questo Paese per un po’ di tempo si fermerà, facendo saltuari lavori e trovando anche l’amore. Pensare di stabilirsi definitivamente e iniziare un percorso di vita accanto alla persona amata era nei suoi progetti ma, anche questa volta, gli avvenimenti politici gli sono stati avversi col rovesciamento del regime di Gheddafi che lo costringerà alla fuga, una vera odissea che lo porterà a raggiungere con un terribile viaggio in mare le coste dell’Italia.
Da qui in poi la sua giovane vita continua nel nostro Paese e oggi Mohamed Alì Saleh ha iniziato un cammino di speranza e di progetti, ma questo lo abbiamo chiesto direttamente a lui:

Oggi che la tua vita è in Italia, con un lavoro e una prospettiva di vita futura, cosa ricordi della resistenza in Ciad?

Vivo tranquillamente in Italia ora, con un lavoretto e non sono più in pericolo di vita, questa è la cosa più importante. Ma non ho dimenticato il Ciad, la mia famiglia e l’obiettivo dei ribelli, che non è stato ancora raggiunto. Il dittatore è sempre più forte e a me piace essere sempre partecipe del cambiamento, ma questa volta senza armi.

Hai provato a ricominciare in Libia ma non è stato possibile. Saresti rimasto in quel Paese se gli eventi (la caduta di Gheddafi) non fossero precipitati?

Si, sarei rimasto in Libia dove avevo iniziato a creare una famiglia, riorganizzandomi una nuova vita. Senza però dimenticare mai la mia missione con i ribelli in  Ciad.

Prima di arrivare in Italia lo conoscevi questo Paese? Saresti voluto venire qui?

Conoscevo l’Italia come nome ed importanza, ma non conoscevo niente sul come vanno le cose qui. Non avrei mai pensato di sceglierla ma hanno scelto per me i trafficanti. In quel momento avevo altre priorità, salvare la mia vita.

Oggi hai un lavoro ed una stabilità economica, ti piacerebbe formarti una famiglia?

Si, mi piacerebbe creare una famiglia, così da non sentirmi solo come sono ora in Italia.

Potendo farlo, vorresti tornare nel tuo Paese?

Si, la mia seconda mamma è il Ciad, mi piacerebbe tornare solo se non fosse in pericolo la mia vita.

Mohamed Alì Saleh ha voluto raccontare attraverso le pagine di un libro la sua esperienza di ribelle, del suo popolo che soffre e della sua fuga, la vita oggi in Italia. Il titolo è “224 punto zero” numero che rappresenta il suo “nome” all’arrivo in Italia. Da quel momento lui sarà il numero 224!

Gabriella Puleo

Lascia un commento