Interviste siciliane – 40 / Agata Francica Nava di Bondifè, la “forestiera” di Acireale

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Agata Francica Nava di Bondifè

Felice Saporita nel contributo pubblicato su Memorie e Rendiconti 2017-2018, rivista annuale dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale, definisce la nostra ospite, Agata Francica Nava di Bondifè (Catania, 5 settembre 1889 – Acireale, 21 gennaio 1945), “forestiera”. Capiremo il perché!

Bentrovata, baronessa Agata Francica Nava. Nata e cresciuta a Catania, vi trasferite ad Acireale, poiché vi unite in matrimonio con Agostino Pennisi di Floristella. Ci raccontate della vostra famiglia d’origine?

Sono nata a Catania il 5 settembre 1889 dal barone Orazio Francica Nava di Bondifè e da Concettina Landolina di Sant’Alfano. Settima di undici figli. Sono cresciuta nell’antico palazzo Asmundo, nei pressi di via Crociferi. Un ruolo influente nella mia educazione è stata la presenza della nonna materna, la marchesa Antonia; non meno la governante tedesca Freda Wocher e in particolare lo zio cardinale Giuseppe Francica Nava di Bondifè.Agata Francica Nava

All’età di 24 anni vi fidanzate con l’acese Agostino Pennisi di Floristella, primogenito del barone Salvatore e di Gabriella Statella. Molte sono le donne, figlie di famiglie aristocratiche catanesi, che sposano rampolli acesi. In questa occasione vorrei ricordare Maria Paternò Castello dei marchesi di San Giuliano che nel 1904 sposa Giuseppe Pennisi di Santa Margherita, figlio del barone Pasquale, vostro cugino acquisito.

Non sono l’unica della famiglia a sposare un acese, anche le mie sorelle: Maria sposa Cherubino Fiorini e Anna si coniuga con Francesco Greco Calì, l’illustre chirurgo e docente universitario. Venivamo chiamate “Le Acitanedde”.
Nel 1913 mi fidanzo con Agostino e un anno dopo, come da tradizione, vengono celebrate le nozze nel giugno 1914.

Nel 1915 l’Italia e l’Austria entrano in guerra nel primo conflitto mondiale. Numerose sono le lettere che Agostino vi scrive per rassicurarvi.

Agostino si era laureato in Lettere con 110 e lode e aveva un modo di scrivere elegante e appassionante. La lettera più bella l’ho ricevuta quando a fine ottobre 1918 mi scrive con enfasi per comunicarmi che oltre 950 giorni è durato il suo martirio! E mi definisce: coraggiosa come Giuditta, innamorata come Agar, mite come Rachele, saggia come Rebecca.

Com’è stato il ritorno alla normalità dopo la sanguinosa guerra?

Erano cambiati i tempi. In casa eravamo in 11, 9 figli in tutto: Salvatore, Orazio, Gabriella, Cinna, Maria, Gianni, Caterina, Pio, Francesco. In famiglia non abbiamo più un padre della Compagnia di Gesù, bensì don Giuseppe Campione, un sacerdote amico di mio marito. I figli frequentano l’Istituto San Luigi, mentre le figlie si recano nei collegi femminili di Acireale.

Si avvicina il secondo conflitto mondiale, nel 1940 l’Italia entra in guerra. Questa volta a partire è vostro figlio primogenito, Salvatore.

Seguo con ansia le vicende della guerra. Nel frattempo sono Fiduciaria del Fascio Femminile e partecipo attivamente all’Opera Nazionale Maternità ed Infanzia e come Dama della Carità. Le truppe tedesche del Reparto Aereo occupano una parte del castello Scammacca. C’è una foto che ritrae la mia famiglia con due ufficiali tedeschi. In quei giorni sento la necessità di scrivere degli appunti su un quadernone, delle memorie storiche e i miei sentimenti. Ricordo un’immagine cruenta della guerra, quando dalla casa di Pozzillo osservo gli aerei nemici sorvolare Acireale.

Si ricorda cosa accade nel 1943 ad Acireale?

Certamente. Vivi sono i ricordi di quel periodo. Ricordo la miseria e la fame. La maggior parte della popolazione elemosinava per un solo tozzo di pane. Una tragedia!
Il 5 settembre di quell’anno, Agostino è nominato dagli inglesi Commissario al Comune di Acireale. La guerra continua nel resto dell’Italia, noi ritorniamo nella nostra dimora in città. Dopo due anni mi insorge un’infezione in seguito a un intervento chirurgico e a soli 56 anni abbandono la mia terra, mio marito e i miei cari figli.

 

Marcello Proietto