Oggi è venuta a trovarci la “forestiera”, che da Torino si trasferì ad Acireale per amore. Una donna appartenente all’aristocrazia sabauda, famiglia di origine siciliana: Gabriella Statella del Cassaro (Torino, 13 febbraio 1862 – Acireale, 22 aprile 1940).
Bentrovata, baronessa. Felice Saporita, nel suo contributo pubblicato su Memorie e Rendiconti del 2017-2018, chiama voi e vostra nuora Agata Francica Nava di Bondifè le “forestiere”. Come per la baronessa Francica Nava, anche a voi vorrei chiedere qualche notizia sulla vostra famiglia d’origine.
Sono nata a Torino il 13 febbraio 1862, perché mio padre Enrico Statella dei principi del Cassaro, di origine siciliana, è stato inviato dal re Francesco II, re di Napoli e di Sicilia, suo amico, a Torino, presso i Savoia. Galeotta fu Torino per mio padre, perché sposò Maria Trabucco di Castagnetto, imparentata con Carlo Alberto di Savoia. Vivo la fanciulezza nella splendida corte piemontese frequentando Maria Letizia Bonaparte e la figlia Maria Clotilde di Savoia, primogenita di Vittorio Emanuele II.

Quando conoscete il futuro sposo?
Nel 1889 insieme a mia madre vado a Catania per far visita a mia sorella Enrichetta, che aveva sposato il marchese Antonino Paternò Castello di San Giuliano, illustre personaggio politico e ministro nei governi Fortis, Giolitti e Salandra. Durante il soggiorno catanese conosco Salvatore Pennisi Alessi di Floristella, di Acireale, figlio del barone Agostino.
Una volta sposati vi trasferite nel palazzo Floristella ad Acireale: qual è stato il vostro approccio a una cittadina che non ha le dimensioni territoriali né demografiche della reale Torino?
Acireale è una cittadina graziosa. Mi sono trovata molto bene. Più che altro ho dovuto affrontare una situazione faticosa in casa Pennisi. A mio marito nel 1866 era morta la prima moglie, la contessa Mary Boutouline, dopo pochi mesi dal matrimonio; poi la scomparsa dello zio Pasquale Pennisi Cagnone, al quale era molto legato, successivamente la madre Giuseppina Alessi e infine il padre Agostino. Dopo questi avvenimenti luttuosi, mio marito tendeva a stare in silenzio, viaggiava solo per estrema necessità.
Baronesa Gabriella Statella, ci volete parlare dei vostri figli?
Ho avuto sei figli: Agostino, Enrico, Nino, Giuseppe, Giuseppina, Maria Ottavia. Vengono educati in modo spartano. L’educazione dei figli maschi è affidata a padre Giacomo Severino, della Compagnia di Gesù, che abitava in casa nostra. Per le figlie è la governante Elisa Molena, proveniente dal continente, a pensarci.
Ad Acireale, insieme a tante altre donne dell’aristocrazia cittadina, vi occupate di beneficenza.
Come Dama della Carità, svolgo la mia attività caritatevole presso l’ospedale Santa Marta, al Tubercolosario Santa Venera, alle Carceri, allo Stabilimento degli Invalidi, dalle Piccole Sorelle dei Poveri. Partecipo a numerosi sodalizi cattolici: Azione cattolica, le Figlie di Maria, l’Opera Missionaria, le Ancelle del Sacramento. Come Dama della Carità per diversi anni ricopro la carica di presidente.
Siete ricordati in famiglia per aver fatto un nobile gesto in occasione di un problema economico familiare. Ci ricordate quale?
Il 17 marzo 1936 il cavaliere Pietro Badalà Scuderi, direttore della Banca Santa Venera, mio cognato, viene arrestato perché reputato colpevole di un notevole ammanco. Per dimostrare la vicinanza alla famiglia di mio marito, vendo i bellissimi gioielli che conservavo gelosamente in cassaforte per restituire fino all’ultimo centesimo i depositi ai risparmiatori.
La vostra vita è stata segnata anche dalla perdita di una vostra figlia. Ricordo che nell’epistolario della famiglia Pennisi di Santa Margherita ho ritrovato tanti biglietti di condoglianze.
Maria Ottavia, a diciotto anni, a causa della Spagnola, muore tragicamente. I dolori sono venuti anche dopo con lo scoppio della Seconda guerra mondiale dove i miei figli si ritrovano soldati.
E poi avviene la mia scomparsa. La sera del 18 aprile 1940, ero rincasata prima del solito dopo aver fatto visita ai poveri e ricevuta la benedizione del Divinissimo a San Pietro. Noto che le mie mani scottano e sono scosse da un fremito. La febbre è altissima. Dopo pochi giorni una trombosi cerebrale dichiara la mia fine nella vita terrena.
Marcello Proietto
