Interviste siciliane – 50 / Mons. Salvatore Bella fu vescovo della diocesi acese per soli undici mesi

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mons. Salvatore Bella

Nella carrellata dei vescovi che si sono succeduti alla guida della diocesi di Acireale, oggi intervistiamo il terzo pastore della Chiesa acese, mons. Salvatore Bella (Aci Catena, 22 settembre 1862 – Acireale, 29 marzo 1922), rimasto in carica per soli undici mesi.

Bentornato, mons. Bella. Il compianto mons. Salvatore Pappalardo, nel volume Memorie e Rendiconti del 2000, ha pubblicato una memoria in occasione dell’ottantesimo anniversario della sua scomparsa. Ci raccontate qualcosa della vostra famiglia d’origine, prima di parlare del suo episcopato?

Sono nato ad Acicatena il 22 settembre 1862, da Santo Bella e Carmela Patanè. Fui battezzato nella chiesa matrice del mio paese da mio zio paterno, il canonico Giuseppe Bella. Mio padrino fu invece mio zio materno, Salvatore Patanè. Sono nato nell’anno in cui Giuseppe Garibaldi sbarcava a Palermo, per poi proseguire verso Catania e imbarcarsi alla volta di Reggio Calabria, al grido di “Roma o morte”.

Qual è stato il vostro percorso di studi?mons. Bella

Dopo aver frequentato il Regio Ginnasio di Acireale, entrai a sedici anni nel Seminario di Catania. Successivamente fui tra i primi alunni del neonato Seminario diocesano di Acireale, fondato nel 1881.
Fui ordinato sacerdote il 10 aprile 1886 e nel 1888 mi laureai cum laude presso la Facoltà Teologica di Palermo. Iniziai a insegnare nel Seminario, prima Filosofia, poi Storia della Letteratura Italiana, Sociologia e Teologia.

Frequentavate il cav. Ignazio Emanuele Rossi, nobiluomo di Acicatena.

Sì, andavo spesso a trovarlo nel suo palazzo. Era nipote ed erede dei beni dei principi Riggio di Campofiorito. Trascorrevo intere giornate nella sua vasta biblioteca, dove approfondii le scienze umane e divine.

Siete stato nominato rettore di diverse chiese nella vostra città natale

Fui nominato rettore della chiesa di Santi Elena e Costantino, detta anche del Suffragio, poi della chiesa di Santa Maria della Consolazione, della chiesa di Nostra Signora del Carmelo (detta “del Sangue”) e infine, nel 1897, preposito curato della chiesa matrice, dedicata a Santa Maria della Catena.

Siete ricordato per le molte opere sociali realizzate ad Acicatena.

Mi impegnai per rinnovare e organizzare la vita parrocchiale. Fondai una Cassa Rurale e una Cassa Cooperativa Cattolica ad Aci Catena, oltre al Circolo Cattolico degli Operai, al Doposcuola e all’Oratorio Festivo.

Parliamo ora della vostra carriera episcopale. Quale fu la prima nomina come vescovo?

Il 29 aprile 1909 Papa Pio X mi nominò vescovo di Foggia. La consacrazione episcopale avvenne ad Acireale il 13 giugno dello stesso anno. Scelsi come motto episcopale Veritatem in caritate, per sottolineare un aspetto essenziale della carità cristiana: la verità.

Il vostro episcopato ad Acireale durò solo undici mesi.Monumento a mons Bella

Durante gli anni a Foggia, la mia salute si indebolì e ritenni che un ritorno in Sicilia potesse giovarmi. Il 27 settembre 1920 morì mons. Giovanni Battista Arista, vescovo di Acireale, e si aprì la possibilità di un mio trasferimento nella diocesi di origine. Il Papa chiese il parere del cardinale Alessandro Lualdi, arcivescovo di Palermo, poiché il mio ritorno sarebbe avvenuto nella diocesi da cui provenivo. Il 13 marzo 1921 il tesoriere mons. Michelangelo Scaccianoce – allora vicario capitolare – prese possesso della diocesi per procura. Io feci il mio ingresso solenne ad Acireale la domenica del 24 aprile 1921.

Il mio episcopato durò, precisamente, undici mesi e cinque giorni. Durante questo breve periodo, portai il numero delle parrocchie da 21 a 63. Mi sono spento ad Acireale, all’età di 59 anni, il 29 marzo 1922. Era l’anno della morte di papa Benedetto XV e dell’elezione di papa Pio XI. Era pure l’anno della Marcia su Roma, con la conseguente fiducia data dal Parlamento a Benito Mussolini. E anche l’anno della fondazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

 

Marcello Proietto