Chi, tra gli acesi, non ricorda l’intellettuale per eccellenza, colui che con il suo sapere e i modi gentili ha dato nuova luce all’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici? Oggi intervistiamo il prof. Cristoforo Cosentini (Acireale, 27 novembre 1918 – 15 settembre 2003), figura amatissima e punto di riferimento culturale della città.
Bentornato, professore Cosentini. Cominciamo questo incontro per chiederle i suoi primi passi nel mondo universitario.
Mi laureai giovanissimo, il 29 ottobre 1940, non ancora ventiduenne, in Giurisprudenza all’Università di Catania, con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi in Diritto Romano e subito dopo iniziai la carriera universitaria come assistente volontario, poi come assistente titolare del prof. Cesare Sanfilippo.
Quando ottenne la libera docenza e l’accesso alla cattedra?
La libera docenza in Diritto Romano arrivò nel 1948. Nel 1952 vinsi il concorso a cattedra e iniziai a insegnare Esegesi delle fonti del Diritto Romano e Storia del Diritto Romano.
Quali contributi scientifici ritiene più rilevanti della sua carriera?
La mia produzione è vasta e spazia dal Diritto privato al Diritto pubblico. Tra i miei studi più significativi ricordo “Studi sui liberti”, “Condicio impossibilis” e “Miscellanea romanistica”, tuttora considerati lavori di grande rilievo scientifico.
Anche come presidente dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici ha pubblicato numerosi contributi e monografie sulla storia della nostra amata Acireale. Ce ne ricorda qualcuno?
Come ha ben detto, la mia produzione dedicata alla nostra amata Acireale è ampia. Vorrei citare i due volumi su “Alfio Fichera. Cronache e memorie, l’anima di Acireale nel tempo”, raccolti da me e pubblicati nel 1986. Ho dedicato molte ore alla ricerca di questo interessante personaggio, protagonista di primo piano della storia cittadina.
Torniamo alla sua carriera universitaria: che ruolo ebbe nella facoltà di Giurisprudenza di Catania?
Il 22 febbraio 1979 fui eletto Preside della facoltà. Venni sempre riconfermato all’unanimità e mantenni la carica fino al 1993, anno del mio pensionamento. Successivamente, il 30 maggio 2002, fui nominato professore emerito per acclamazione.
Il suo successore all’Accademia, il dott. Giuseppe Contarino, ha ricordato il giorno della sua nomina a professore emerito in un contributo pubblicato in “Memorie e Rendiconti” del 2003. La sua attività, però, non si limitò all’università.
Assolutamente. Dal 1959 al 1964 fui Commissario provinciale straordinario dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia. Inoltre, fui presidente dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici dal 1964 fino alla morte. Curai personalmente i volumi “Memorie e Rendiconti” arricchendoli con numerosi studi su personaggi e istituzioni della storia acese.

Ricevette, oltre alla nomina di professore emerito dell’Università di Catania, anche diversi riconoscimenti pubblici?
Nel 1974 il Lions di Acireale istituì un premio annuale per figure di particolare prestigio e il primo a riceverlo fui io. Inoltre, Paolo VI mi insignì della Commenda dell’Ordine di San Gregorio Magno.
Veniamo al suo rapporto con l’Istituto San Michele.
Fu un legame profondo e duraturo. Dal 1957 al 1969 fui presidente dell’Associazione ex alunni e poi presidente onorario. Nel 1975 tenni il discorso ufficiale per il primo centenario dell’Istituto, ricevendo unanimi apprezzamenti. Anche il volume celebrativo per i 125 anni del San Michele, pubblicato nel 2000, si apre con un mio scritto e si conclude con un messaggio ai giovani in cui li invitavo a “credere e amare sempre”.
E nella vita religiosa della città quale fu il suo contributo?
Nel 1972, su invito del vescovo mons. Pasquale Bacile, pronunciai il discorso ufficiale per la celebrazione del primo centenario della Diocesi di Acireale.
Marcello Proietto
