Ad Acireale la presentazione del saggio di Felice Vito Vitale dedicato al generale britannico e all’Operazione Husky. Documenti, fotografie e aneddoti restituiscono una campagna militare più complessa delle narrazioni sedimentate nel tempo. La storia torna così a parlare al presente.
A più di ottant’anni dallo sbarco alleato, quel luglio del 1943 continua a riaffiorare nella memoria della Sicilia, portando con sé domande irrisolte, zone d’ombra e interpretazioni sedimentate nell’immaginario collettivo. Cosa accadde realmente durante l’Operazione Husky? Quale peso ebbero le rivalità tra i comandi alleati? E chi era davvero Bernard Law Montgomery, al di là dell’immagine consegnata alla storia del generale vincitore di El Alamein?
A riaprire quelle pagine di storia è Felice Vito Vitale con il suo saggio Montgomery, un Generale in Sicilia tra pensieri ed aneddoti, presentato il 19 settembre nella chiesa Gesù e Maria di Acireale nell’ambito de La Via del Barocco. A introdurre e coordinare l’incontro è stata Silvana Cardì, presidente di SiciliAntica Acireale, promotrice dell’iniziativa insieme all’Amministrazione comunale. Tra gli interventi istituzionali quello dell’assessore Francesco D’Ambra.
Una cornice partecipata, con cittadini acesi e non solo, ha accompagnato una presentazione che non si è limitata alla ricostruzione degli avvenimenti militari. In più, le domande rivolte all’autore hanno aperto il confronto anche sulle implicazioni contemporanee della storia e sulle tensioni che attraversano oggi il Mediterraneo.
Montgomery, oltre il generale di El Alamein
Il protagonista, attorno al quale Vitale costruisce la propria indagine, è una delle figure più riconoscibili e controverse della strategia militare britannica del Novecento. Bernard Law Montgomery, dopo essersi distinto nella Prima guerra mondiale, raggiunse una fama internazionale alla guida dell’Ottava Armata britannica. La vittoria contro le forze italo-tedesche nella seconda battaglia di El Alamein, nell’autunno del 1942, ne consacrò il ruolo nella guerra nel Mediterraneo.
Ma è la Sicilia a diventare il campo d’osservazione privilegiato del libro di Vitale. Con l’Operazione Husky, Montgomery guidò l’Ottava Armata britannica, sbarcata nel settore sud-orientale dell’Isola. Mentre la Settima Armata statunitense era affidata a George Patton.
Ed è proprio il rapporto fra i due comandanti a costituire uno dei fili narrativi più interessanti della ricostruzione.
Strategie differenti, personalità fortissime e una competizione interna allo schieramento alleato che accompagnò la campagna siciliana. Vitale non costruisce, tuttavia, un ritratto isolato del generale. Lo colloca dentro una macchina bellica enorme, osservandone decisioni, esitazioni, rapporti con gli altri comandi e contatti con le truppe. Ma anche attraverso episodi apparentemente minori capaci di restituirne la personalità.
«Sono cresciuto, grazie anche al maestro Filippo Belfione, a pane e storia», racconta l’autore parlando delle origini di una passione maturata fin dalla giovinezza e diventata nel tempo parte del proprio bagaglio culturale.
Catania e la scelta di non “dissanguarsi”

Uno dei passaggi sui quali Vitale si sofferma riguarda proprio la Sicilia orientale e l’avanzata verso Catania. Dopo i durissimi combattimenti per Ponte Primosole, la città non era ancora caduta e le forze dell’Asse mantenevano ulteriori linee difensive. A restituire la drammaticità di quelle giornate contribuisce anche un filmato originale girato dai tedeschi, composto da riprese effettuate nell’arco di più giorni e mostrato nel corso dell’incontro.
Le immagini consegnano allo spettatore frammenti diretti di quel fronte. Si osservano soldati tedeschi impegnati nei combattimenti nell’area dell’aeroporto di Catania e le numerose batterie di artiglieria contraerea dislocate nello Stretto di Messina.
La documentazione filmica dell’epoca
Il girato documenta, inoltre, un lancio di paracadutisti nell’area compresa tra i monti di Calatabiano e la riserva del fiume Fiumefreddo. «Sulla base della documentazione consultata per la ricerca – riferisce Vitale -, l’episodio sarebbe riconducibile alla mattina del 16 luglio 1943. E sarebbe stato legato alle operazioni finalizzate alla posa di mine lungo il litorale, quale ostacolo a eventuali ulteriori tentativi di sbarco anglo-americani». Il valore delle immagini risiede anche nella loro immediatezza. Per alcuni istanti, la ricostruzione affidata alle fonti scritte lascia spazio alla guerra osservata attraverso l’obiettivo di chi si trovava su quel fronte.
Nella ricostruzione dell’autore, «Montgomery comprese il costo che avrebbe potuto comportare un attacco frontale e maturò una strategia differente. Quella di aggirare il dispositivo nemico, passando dalla fascia occidentale dell’Etna, attraverso Centuripe, Adrano e Randazzo, per raggiungere successivamente l’area di Fiumefreddo e Taormina».
La ricostruzione storica di Vitale

È in questo contesto che Vitale richiama una frase attribuita al generale in una lettera: «Io non mi posso dissanguare nell’assalto alla città». La scelta militare diventa, così, anche uno degli elementi attraverso cui interrogare il personaggio Montgomery: il comandante determinato ma, al tempo stesso, attento al prezzo umano e militare di un’offensiva frontale.
Ed è proprio qui che il libro porta il lettore oltre la grande strategia. «Perché una guerra non è fatta soltanto di frecce sulle carte geografiche, avanzate e ritirate. Alle spalle delle decisioni dei generali, rimangono città bombardate, popolazioni civili, soldati e vicende individuali».
Il volume dedica, infatti, spazio anche alla sofferenza della popolazione siciliana e agli episodi di eroismo, mettendo in discussione una rappresentazione eccessivamente semplificata dello sbarco, come una sorta di facile “scampagnata” militare.
Il volume offre una ricostruzione maturata attraverso oltre cinque anni di ricerca, durante i quali Vitale ha incrociato una pluralità di fonti: testi inglesi, italiani e tedeschi – questi ultimi consultati in traduzione inglese -, archivi parrocchiali e comunali, documentazione di associazioni combattentistiche britanniche e materiali conservati presso l’Imperial War Museum di Londra.
Un lavoro documentario plurale, che “consente di affiancare alla prospettiva dei grandi protagonisti quella dei luoghi e delle persone che della guerra furono testimoni e protagonisti”.
Patton e Montgomery: alleati e rivali
Dentro l’Operazione Husky, si sviluppa poi quella che potremmo definire un ulteriore dissidio nella guerra: una velata rivalità fra Montgomery e Patton.
Il libro ricostruisce episodi e divergenze strategiche, che mostrano quanto la coalizione alleata fosse tutt’altro che monolitica. Secondo la ricostruzione proposta nel volume, questa competizione contribuì anche a incidere sui tempi della conquista dell’Isola. Che si concluse dopo 38 giorni rispetto alle previsioni iniziali più brevi.
Tra gli episodi richiamati negli appunti giornalistici, figura anche il rischioso atterraggio dell’aereo di Montgomery a Palermo su una pista inadeguata alle dimensioni del velivolo. Un fatto che diventa quasi una miniatura narrativa delle tensioni tra britannici e americani raccontate nel volume.
Ma dietro la presunta rivalità personale, Vitale intravede una trasformazione più ampia: il progressivo passaggio storico della centralità strategica nel Mediterraneo dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti. È una delle chiavi interpretative proposte dall’autore, per leggere i rapporti tra i vertici alleati e il nuovo equilibrio di potere che la guerra stava producendo.
La fotografia come documento

Un’altra caratteristica del lavoro è il peso attribuito alle fonti iconografiche. Fotografie, documenti e carte geografiche non costituiscono semplicemente l’apparato illustrativo del volume, ma partecipano alla ricostruzione degli avvenimenti. Il materiale raccolto comprende immagini dei diversi eserciti e momenti della quotidianità militare, facendo emergere accanto ai grandi protagonisti anche figure minori, coinvolte nella campagna di Sicilia.
È questo aspetto che colpisce anche il giornalista Saro Sorace, voce esterna all’incontro acese, che individua nel lavoro di Vitale una ricerca minuziosa, sostenuta da riferimenti bibliografici e dalla capacità di mettere in relazione la grande storia con episodi locali e testimonianze di carattere quasi diaristico.
Per Sorace, il libro può essere letto come «una lente di ingrandimento sulla storia contemporanea: i grandi avvenimenti dell’Operazione Husky vengono passati al setaccio e intrecciati con quelle storie minori che emergono da minute, appunti e lettere, restituendo alla ricostruzione storica anche la dimensione umana e individuale degli eventi». Episodi quotidiani e dettagli permettono, invero, di osservare da vicino il passaggio della guerra attraverso la Sicilia.
Silvana Cardì: «La storia appartiene ai territori»
«Abbiamo scelto di presentare questo volume perché conoscere la storia significa anche comprendere più profondamente il territorio in cui viviamo. Il lavoro di Felice Vito Vitale offre l’opportunità di tornare su una pagina fondamentale della storia siciliana attraverso documenti, testimonianze e nuove chiavi di lettura. La partecipazione e le domande del pubblico dimostrano quanto questi temi siano ancora capaci di suscitare interesse».

Silvana Cardì, illustrando le finalità di SiciliAntica, si è soffermata sul valore della memoria quale strumento di identità collettiva. Nella sua veste di presidente ha inoltre rilanciato l’impegno a far crescere l’associazione, rafforzandone la presenza sia nelle realtà locali sia oltre i confini territoriali. L’impegno è altresì rivolto alla divulgazione culturale storica e alla sua trasmissione alle nuove generazioni.
«Conoscere il proprio passato aiuta a leggere con maggiore consapevolezza anche il presente», ha sottolineato, ribadendo l’importanza all’attenzione su fatti ed eventi che hanno contribuito alla formazione di una coscienza storica del Paese e, in particolare, della Sicilia». Infine, prendendo in prestito un’espressione dal gergo militare, si potrebbe dire che SiciliAntica sia sempre “in prima linea” sul fronte della sperimentazione culturale, della ricerca di una “verità memoriale” e della presenza attiva sul territorio. Un impegno che supera la dimensione puramente celebrativa del ricordo, per farne patrimonio condiviso e strumento attraverso cui riconoscere e comprendere l’identità dei luoghi.
La storia come esercizio di consapevolezza
Ed è forse questo il punto nel quale le diverse voci tornano a incontrarsi. Vitale parte da Montgomery, ma finisce inevitabilmente per raccontare la Sicilia. La Sicilia dei generali e quella dei civili; delle grandi strategie e delle piccole vicende; delle fotografie ufficiali e degli episodi rimasti ai margini della narrazione principale.
Anche Sorace riconduce il valore di operazioni culturali di questo tipo alla necessità di continuare a studiare la storia. «Conoscere il passato – sostiene – significa acquisire strumenti per guardare al futuro con maggiore consapevolezza. Ricerche, costruite attraverso fonti fotografiche e documentarie, acquistano così ulteriore vivacità, poiché parlano di vicende e scenari finanche di luoghi in cui quotidianamente dimoriamo».
La distanza fra passato e presente rimane necessaria: la storia non offre sovrapposizioni automatiche né facili equivalenze. Offre però domande, memoria e strumenti per riconoscerne la complessità.
È forse in questo intreccio tra grande storia e memoria dei luoghi che Montgomery, un Generale in Sicilia tra pensieri ed aneddoti trova una delle sue cifre più significative. La figura del comandante britannico e le vicende della campagna militare diventano il punto di partenza di un percorso che ritorna alle fonti. In più, attraversa i territori e recupera voci, testimonianze e vicende individuali, restituendo complessità a un passato che il tempo rischia di consegnare all’oblio o a letture semplificate.
Oltre ottant’anni dopo, la Sicilia del 1943 conserva ancora tracce, storie e memorie da interrogare. Raccoglierle significa non soltanto ricordare ciò che è stato, ma continuare a comprendere ciò che si è vissuto in quei luoghi e quanto essi possano, ancora oggi, celare.
Luisa Trovato
