Con Delitto di benvenuto, Cristina Cassar Scalia apre una nuova e promettente serie gialla, dimostrando ancora una volta la sua abilità nel coniugare intreccio investigativo, caratterizzazione dei personaggi e profondo legame con il territorio. Dopo il successo dei romanzi con protagonista Vanina Guarrasi, l’autrice sceglie di spostarsi indietro nel tempo e nello spazio. E porta il lettore dalla Sicilia contemporanea alla Sicilia di metà Novecento, attraverso gli occhi di un nuovo investigatore: Scipione Macchiavelli.
Scipione è un commissario di polizia romano, colto e brillante, cresciuto all’ombra dei palazzi del potere e ben inserito negli ambienti ministeriali della capitale. Proprio quando la sua carriera sembra avviata verso sviluppi prestigiosi, viene invece trasferito a Noto, in provincia di Siracusa, nel dicembre 1964, a pochi giorni del Natale. In quello che appare come un incarico marginale, se non addirittura una punizione mascherata.
>>Il suo arrivo in Sicilia è tutt’altro che tranquillo: ad accoglierlo c’è subito un omicidio, un vero e proprio “delitto di benvenuto” che lo costringe a misurarsi con una realtà molto diversa da quella romana.
Efficace descrizione di luoghi, fatti e personaggi
Il contrasto tra Roma e Noto è uno degli elementi più interessanti del romanzo. Cassar Scalia descrive con grande efficacia la Sicilia barocca, le sue atmosfere luminose e allo stesso tempo opprimenti, le dinamiche sociali di una provincia in cui tutti si conoscono e nulla è davvero come appare. Noto non è un semplice scenario, ma un organismo vivo, che influisce sulle indagini e sullo stesso Macchiavelli. Mettendo alla prova le sue certezze, il suo metodo e il suo carattere.
Scipione Macchiavelli è un protagonista riuscito e originale. Lontano dall’investigatore istintivo o violento, è un uomo che ragiona, osserva, ascolta. Ama la logica, i libri, il pensiero razionale. Ma si trova presto a dover fare i conti con silenzi, reticenze e codici non scritti tipici della società siciliana dell’epoca. La sua ironia sottile e il suo sguardo disincantato rendono la narrazione piacevole e mai monotona. Mentre il suo spaesamento iniziale favorisce l’immedesimazione del lettore.
L’indagine è costruita con solidità e rispetto dei canoni del giallo classico. Gli indizi vengono disseminati con attenzione, i sospetti si moltiplicano e la soluzione finale risulta coerente e soddisfacente. Accanto alla trama poliziesca, emergono temi più profondi come il potere, le gerarchie sociali, il peso delle apparenze e il difficile rapporto tra centro e periferia, tra Stato e territorio.
Lo stile di Cristina Cassar Scalia è elegante, fluido e ricco di dettagli storici mai pedanti. La ricostruzione dell’epoca è accurata e credibile, e contribuisce a dare spessore alla vicenda senza rallentare il ritmo.
Marcello Proietto
