The chosen / Holy night, la Natività vissuta attraverso gli occhi di Maria

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Una scena del film Holy night

A Santa Venerina, lunedì 29 dicembre, nell’oratorio parrocchiale di Via Mazzini ha avuto luogo l’evento dal titolo “Natale con The Chosen”.
La serata era compresa nel programma natalizio della Collaborazione Pastorale Santa Venerina centro, di cui fanno parte le comunità “Santa Venera” e “Sacro Cuore di Gesù”.

The Chosen, “il Prescelto”, è una serie TV statunitense che ha avuto un successo mondiale. Sono state realizzate cinque stagioni e due sono in produzione. Si possono trovare sul sito, The Chosen, gratuitamente. Alla luce di studi biblici, è stata ricostruita fdelmente la vita di Gesù e dei suoi discepoli.

Stefano Francesco Russo
Stefano Francesco Russo

Per Natale hanno prodotto il film Holy Night, la Notte Santa, che ha una visione diversa dal solito. Tutto è vissuto attraverso gli occhi e i sentimenti di Maria.
Hanno arricchito l’evento alcune scene teatrali magistralmente interpretate dall’attore professionista Stefano Francesco Russo. Il testo è della dott.ssa Rossana Arcidiacono.

La Natività raccontata attraverso gli occhi di Maria

Lo spettacolo prende avvio con una scena di Francesco Russo nei panni di un viandante, Simone, il primo che riuscì a scorgere la nascita del Bambino nella grotta. Egli era storpio. Era stato mandato nelle campagne di Betlemme per trovare un agnello perfetto, senza macchia e, nonostante le difficoltà, fa tanta strada per cercarlo.

Parallelamente, Giuseppe porta con sé Maria, incinta di Gesù, sull’asinello per il censimento che si svolgeva proprio in quell’anno. Si vede in queste scene l’umanità di Giuseppe. Egli da uomo giusto, voleva ripudiare solo in segreto Maria, nonostante la legge prevedesse la lapidazione per punire l’adulterio. Ma le parole dell’angelo in sogno gli fanno capire che c’è nella donna un progetto più grande, ed egli vi prenderà parte. Maria aspetta il figlio di Dio. Sin da subito egli avrà cura della sua sposa.locandina Holy night

Il film culmina con la nascita del Messia. Un bagliore nel cielo ed un vento fortissimo richiamano l’attenzione dei pastori che fino a quel momento erano presi da inutili discussioni tra loro. Il primo ad accorgersi di tutto è il pastore storpio, Simone, che decide di entrare nella mangiatoia. E lì vede Maria, Giuseppe e un Bambino che giaceva nella mangiatoia avvolto in panni. Questi erano adoperati per avvolgere gli agnelli appena nati.

L’agnello simbolo del sacrificio di Gesù per la salvezza dell’umanità

Ciò è già un richiamo al sacrificio di Gesù sulla croce, agnello senza macchia che si immola per salvarci dal peccato. Adesso Simone può tornare a casa perché ha trovato l’agnello che cercava. Guarisce dalla sua malattia che è metafora del peccato e riesce a camminare per annunciare a tutti il lieto evento. Non può tenerlo solo per sé.

Maria da parte sua decide di tenere tutto nel suo cuore, non parla a nessuno delle vicende del figlio e né tanto meno rivela il salmo da lei creato “Il Magnificat”. Sarà una Maria ormai anziana a raccontare tutto a Maria Maddalena che farà da tramite con l’evangelista Luca che metterà tutto per iscritto.

Don Tornabene ha curato uno spazio di catechesi

Stefano Francesco Russo e don Orazio Tornabene
Da sx: Stefano Francesco Russo e don Orazio Tornabene

È seguito uno spazio di catechesi guidato da don Orazio Tornabene, parroco delle due parrocchie di Santa Venerina. Il momento di catechesi inizia mettendo in evidenza come il Natale è scorgere dove tutto ha inizio. Il mistero dell’incarnazione ha già insito quello della Resurrezione. Ci è stato dato un Bambino per “essere mangiato” come pane di vita. Betlemme significa “Casa del Pane”. Infine si dà spazio a domande e riflessioni dei partecipanti.

Ha colpito il perdono e la protezione verso Maria da parte di Giuseppe. Essi hanno le loro paure, ma affrontano tutto fidandosi delle parole dell’angelo, “Non temete”.
Colpisce anche l’accettazione di Giuseppe che diventa rispetto per la donna. Aiuto e sostegno reciproco nel momento del bisogno.

Concludendo don Orazio dice: “Dio scrive sulle righe storte della nostra vita e alla lunga tutto prende un senso che prima non percepivamo”.

                                                                                       Adele Maugeri