“Disobberdire per obbedienza” di Alfio Pennisi. Leggere un libro, dal titolo volutamente provocatorio, aiuta a scoprire cosa spinge un autore ad esprimersi in apparente contraddizione, se obbedire o disobbedire.
In effetti, chi disobbedisce lo fa perché risponde ad una regola, ad una legge più profonda, più radicata nella propria coscienza, la legge morale, che veglia nel cuore di ogni uomo.
Il nostro autore, scavando nel profondo del proprio io, avverte la necessità di stabilire un equilibrio tra le regole interiori eterne, immutabili e quelle temporali, mutevoli.
Non è scontato che sia obbligatorio sempre e per tutti obbedire. Chi sceglie di non obbedire – sapendo di rischiare sanzioni – non facilmente disobbedisce. Se sceglie di disobbedire risponde a un convincimento profondo della sua coscienza e della sua etica, che non è improvvisa né volubile, anche se in continua ricerca di conferma.
Ciò che caratterizza il nostro autore è proprio il “pensiero”, un frutto raro, oggi, poco in uso, nella generalità dei casi.
Perché, nella stagione della comunicazione rapida, dei “simboli”, o dal messaggino “copia e incolla” o il “vocale”, con la vita di corsa, incasellata nei molteplici impegni, in cui i minuti si inseguono, tra un appuntamento e l’altro, noi non abbiamo il tempo di pensare. Accade, quindi, che facciamo tutto come immersi dentro una foschia, che ci impedisce di vedere dove siamo. E, soprattutto, dove stiamo andando.
Allora, “pensare”, “riflettere”, trovarsi uno spazio per “rimanere da soli” e “ascoltarsi”, “riconoscersi”, come agenti attivi, responsabili della propria storia e della storia che ci coinvolge, come umani, è un’azione rara, un lavoro da eroi. Ancor più, oggi, in un mondo in cui ormai nulla rimane “fuori”, lontano da noi. Viviamo, infatti, in “connessione” con l’universo e in “movimento” perenne, inseparabili ormai in eterno. Anche se molte sono ancora le leggi dell’universo che sfuggono alle regole, fino ad oggi, a noi note.
Confronto tra il sè interiore e il mondo esterno
Il nostro autore, però, sfida le mode e si ferma a riflettere: guarda intorno a sé e dentro di sé e prova a confrontarsi. Il suo è un confronto tra il “sé” interiore, intimo, profondo e il mondo esterno. Ciò che gli sta intorno non è soltanto il mondo naturale, creato dagli inizi della vita. Ma anche quello concepito e organizzato dagli uomini, lungo i millenni, e modificato dalle molteplici vicende della storia, da cui nascono le istituzioni e le regole, necessarie a garantire un certo equilibrio e una certa stabilità a chi le governa.
Questo sguardo, tra il proprio io e quanto gli sta intorno, è bastato, al nostro autore, per accorgersi che gli manca quello che egli definisce “BENESSERE”. Sia in riferimento alla propria vita che alla vita di ogni essere vivente della terra, sia esso animale o vegetale. Manca un equilibrio che consenta armonia tra gli uomini, tra gli esseri animali e il mondo vegetale: tutto langue, il pianeta terra sta per morire, la vita animale e quella vegetale sono in sofferenza, le relazioni tra generazioni e popoli e nazioni sono perfino bellicose. Rischiamo di finire nel caos e annullati dalla stessa passività o incompetenza dell’uomo.
Confrontarsi, mettersi in discussione e trovare alleanze

Da questo sguardo, scaturiscono alla mente delle domande che cercano delle risposte. Il lettore è invitato a riflettere se esiste un bene comune, un’etica per la politica, un maestro interiore per una coscienza che vigila e indirizza i comportamenti. Perché da soli non si va da nessuna parte, c’è bisogno di confrontarsi, di mettersi in discussione, di trovare insieme soluzioni possibili. Nasce l’esigenza di trovare alleati, amici, altri uomini e donne – che insieme – creino dei laboratori sperimentali per verificare come le varie esperienze umane si intreccino tra di loro. E siano possibili risposte nuove e diverse alle domande comuni.
Dove trovare e realizzare questi laboratori? Come ri – costruire relazioni comunitarie e trovare spazio generativo? Esiste un percorso di cura e di accompagnamento? Esiste il senso ultimo della vita? Come transitare dalla credenza alla fiducia? Il cammino sinodale può essere profetico e come coniugare il Vangelo con la storia? Come costruire insieme la casa comune? Nella ferma convinzione che senza pensiero non c’è libertà di scelta di decisioni e di obbedienza.
Il nostro autore ha già individuato tre ambiti in cui la presenza di persone che si fanno le stesse domande e seguono gli stessi percorsi esistono già. Sono i luoghi della politica, i luoghi del culto, della fede, della religiosità e quelli che toccano il profondo dell’uomo, la propria interiorità, dove si coltiva il bisogno della vita vera, quella che non muore, quella beata, di cui parla il Vangelo.
Sono gli stessi tre ambiti, nei quali il nostro autore confessa di essere “disobbediente”. In questi è possibile osare di agire con consapevolezza e senso di responsabilità? E come cambiare questi spazi, oggi, inefficaci e deludenti?
Trovare nella disobbedienza le ragioni per obbedire
Lì dove il nostro autore si dichiara disobbediente, cerca di trovare le ragioni per obbedire. Lì dove gli uomini s’incontrano quasi inconsapevoli del loro ruolo, vuole trovare un modo nuovo per tessere relazioni umane piene di senso e generative.
Permettere a ciascuno la riflessione sul reale, sulla storia presente, sugli atteggiamenti che si rivelano ambigui, sleali, superficiali, di parte, … presuppone anche l’ascolto dei propri bisogni, l’esplicitazione dei propri sogni, nella reciprocità. Io ascolto l’altro e l’altro ascolta me. Ci si riconosce nel bisogno e nel sogno degli altri. L’ascolto reciproco, fondato su stima e fiducia, induce a formulare analisi sul reale, sul presente. Ma anche fa conseguire proposte, tentativi di metterli in atto, facendoli propri per realizzare il nuovo che emerge.
Alla ricerca del Bene Comune
Mettere in comune le esperienze arricchisce vicendevolmente. L’esperienza dell’uno si confronta con quella dell’altro e si intensificano le relazioni, si rafforza la stima, ci si affida reciprocamente. Possono cercarsi insieme soluzioni, condividendo fatiche e speranze, sogni e delusioni. Ma in clima di reciprocità, nella stima e nella fiducia che ognuno metta il meglio di sé e non pensi solo a sé stesso. Emerge spontaneo il Bene Comune.
Il lavoro in sinergia, fatto con lealtà e intelligenza, con competenza e solidarietà, per quel che ciascuno sa e può offrire, renderebbe migliore, non solo la vita dei singoli, ma la vita sociale di tutti, credenti e non.
Arricchire la vita interiore di ciascuno, con l’esercizio del pensiero a confronto con i testi sacri, pacifica l’uomo e lo rende attivo, responsabile, generativo.
Il mio augurio è che le sollecitazioni e le provocazioni suscitate in questi scritti di Alfio Pennisi, siano di stimolo ai lettori per intraprendere insieme dei cammini, che introducano alla fiducia e alla stima reciproca.
L’esercizio di scambio di informazioni e comunicazioni di esperienze arricchisce la conoscenza e la competenza. Favorisce l’assunzione di responsabilità sia in ambito civile che ecclesiale. Prepara nuove classi dirigenti leali e coerenti. Rende la speranza un cammino possibile per il cambiamento che tutti sognano. Diventa anche un modello per le giovani generazioni che guardano agli adulti con atteggiamento critico, ma anche, positivo e carico di attese.
Teresa Scaravilli
