Libri / Donne meridionali tra istruzione e filantropia nei secoli XIX e XX

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Giovedì 29 maggio è stato presentato presso la Sala Cosentini della Biblioteca Zelantea di Acireale il volume di Andrea Giuseppe Cerra “Siete contente di essere donna?”. Il titolo trae spunto da una domanda apparsa su una rivista torinese nel 1907.

Non si tratta, però, di un’inchiesta, ma di un lavoro di ricerca storica dell’autore. Dottore in Scienze del Governo e Politiche Pubbliche presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli studi di Trieste e cultore della materia in Storia delle Dottrine e delle Istituzioni politiche presso l’Università degli studi di Catania.

Un lavoro che allarga lo sguardo al cammino delle donne verso l’emancipazione, focalizzando l’attenzione su “esperienze di filantropia e istituzioni femminili nel meridione d’Italia (XIX-XX sec.)”, come recita il sottotitolo.

Il presidente dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici, Michelangelo Patanè, introducendo l’incontro, ha evidenziato come il libro fornisce uno spaccato della condizione femminile, sotto l’aspetto socio-politico. A discuterne con l’autore sono stati la prof.ssa Cettina Laudani, docente di storia del pensiero politico presso l’Università di Catania, e il vescovo di Acireale, mons. Antonino Raspanti.

LAUDANI: l’accidentato percorso delle donne verso l’emancipazione

Prof.ssa Laudani ha ricordato come il percorso delle donne verso l’emancipazione sia stato pieno di contraddizioni, le contraddizioni della modernità. Tra sottomissione e voglia di emancipazione, un iter silenzioso, tra stereotipi e ruoli già imposti. In questa storia assumono rilievo alcuni contesti specifici: l’istruzione e le attività caritative e di beneficenza.

Questo lungo viaggio inizia quando le donne cominciano ad associarsi tra loro, uscendo fuori dalla marginalizzazione sociale ed economica, in cui erano state relegate fino a quel momento. Quando iniziano a capire l’importanza dell’istruzione, fino ad allora appannaggio di una élite.

RASPANTI: esperienze di aggregazione religiosa femminile nel corso dei secoli

Mons. Antonino Raspanti, vescovo della diocesi di Acireale e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, si è soffermato ad analizzare l’evolversi del ruolo della donna, partendo dall’ambito monastico medievale per poi passare in rassegna diverse esperienze.

Dalle “beghine” della valle del Reno (movimento laicale) alle “Orsoline” di Sant’Angela Merici (vergini consacrate, ma operanti nel mondo), alle “figlie della carità” di San Vincenzo dè Paoli. Ha evidenziato, inoltre, come si registrò un vero e proprio “boom” delle istituzioni religiose femminili, in Francia come in Italia, nei secoli XIX e XX.

Altra importante esperienza fu quella della “Pie sorelle” di Palermo. Formazione femminile durata pochi mesi, composta da donne non consacrate, che fece scattare l’attenzione verso la dimensione dell’istruzione. La svolta nell’isola si ebbe poi con l’arrivo delle Figlie di Maria Ausiliatrice (salesiane), che applicavano il “metodo Lancaster”.

Andrea Cerra ha, quindi, preso la parola in conclusione precisando che gli studi di genere appartengono comunque alla storia e ricordando la grande lezione sociale, che ci viene dalle donne, attraverso una chiave di lettura complessiva del periodo storico indagato. Tra le altre esperienze, ha inoltre evidenziato il ruolo svolto dalle religiose salesiane nella riorganizzazione del ruolo femminile in Sicilia e l’esperienza delle “Costantine”, un modello di riscatto, che agli inizi del ‘900 dalla Puglia si estese oltreoceano.

Relatori e pubblico hanno concordato sul fatto che la domanda corretta forse non è oggi “siete contente di essere donna?”, quanto, piuttosto: “siete consapevoli di cosa vuol dire essere donna oggi”?

Guido Leonardi