Gesù bello. Non un Gesù qualsiasi ma il bel Gesù, il più bello tra i figli dell’uomo per la sua bellezza ed eleganza dell’essere, del vivere, dei sentimenti, dei pensieri, della parola, per il suo amore al Padre e all’umanità, un Gesù meraviglioso che profuma di fragranza come il pane, un Gesù giovane, sempre nuovo, attuale e attraente, l’altra faccia della realtà che mi circonda. Questo è il mio Gesù, il Gesù che amo.
E’ il core del libro di don Carmelo La Rosa, Gesù bello, presentato il 13 agosto a Presa di Piedimonte Etneo.
Dopo La corda e il secchio dato alle stampe la scorsa estate (nostro articolo del 19 agosto) il rettore del Santuario del Sacro Fonte della Madonna della Vena si cimenta con la sua ventiquattresima pubblicazione. Rivisitazione sincera e, in quanta tale, aperta alla condivisione della sua esperienza missionaria in Albania. Paese dal triste primato, di unico al mondo formalmente e già istituzionalmente votato all’ateismo di stato. Osteggiata ogni fede e bandite le manifestazioni religiose, retaggio difficile da rimuovere insieme al regime.

In Albania la scoperta di un “Gesù bello”
Eppure, come ricorda nel libro, recatosi per donare Gesù, gli è stato ridonato da quella gente: un Gesù bello! Per cui è ritornato a mani piene, col cuore traboccante di un amore per Gesù, da voler condividere con tutti.
Miracolo di fuoco, come definito dall’autore stesso; rivisitato nel cortile della grotta di Lourdes di Presa, nel corso della presentazione del libro, introdotta dal parroco don Mauro Pozzi e curata da don Vittorio Rocca. Le cui chiose, inframmezzate dalla lettura di alcuni brani da parte di Giani Vasta, ne hanno profilato i temi. Improntati a quel dinamismo missionario da dover imprimere per affrontare le sfide dell’evangelizzazione.
Filo conduttore nel racconto autobiografico di don Carmelo La Rosa, da cui possono trarsi tre indicazioni. La prima: coltivare l’amicizia con Gesù; la riscoperta della vocazione nell’incontro in intimità col Signore. Favorito proprio dall’incontro con chi non conosceva ma anelava: Vogliamo vedere l’Ostia dicevano molti.
La seconda: guardare con gli occhi di Gesù; vivendo in intimità con lui, ci si accorge che si guarda Dio, gli altri, noi stessi, con i suoi occhi. Con tale sguardo innamorato ogni prospettiva cambia e si rende più chiara.
Un innamoramento che continua…
La terza: condividere l’entusiasmo dell’innamoramento; come continua don Carmelo al Santuario di Vena. Come il sacerdote dovrebbe, e accedere ai carismi battesimali presenti in potenza in ognuno di noi e ridestarli. Annunciare a tutti il tesoro scoperto: Gesù è bello. L’evangelizzazione a cui ci invita la Lettera ai Filippesi. In questo senso e in quest’accezione riecheggia la profezia d Dostoevskij, che la bellezza salverà il mondo. Per cui rifuggire dalla tentazione della rassegnazione al male, suggerita ogni momento pure dai social media. Nutrirsi invece della profezia; rilanciando nel segno della speranza in Gesù; per cui credo nella vita eterna.

Bellezza, conclude don Carmelo, che è Gesù; il cui amore non basta, per noi e per quanti ne sono in cerca. Come degli albanesi rivisti dopo anni, che ricordavano commossi: Tu sei il primo che ci ha parlato di Gesù. A impreziosire la serata, in sintonia con l’aura di bellezza che ha pervaso il crepuscolo estivo, gli intermezzi musicali di delicata suggestione, di Chiara Veroux e Linda Salamone, madre e figlia unite dagli stessi geni. Un sentore di armonia con cui poter iniziare la lettura del libro e, ne siamo certi, conservarne poi lo spirito.
Giuseppe Longo
