Gli appunti di Don Peppino Di Bartolo, rinomato pasticcere acese, non tanto per la loro pubblicazione quanto per le prelibatezze che descrivono, hanno lasciato un buon ricordo negli acesi.
Questo libro raccoglie gli appunti delle sue ricette dolciarie e non. Ha come titolo “Don Peppino Di Bartolo e la pasticceria acese. Un ricettario ritrovato“, a cura di Marcello Proietto, Algra Editore. Gli autori sono Salvatore, Antonino e Carmelo Di Bartolo figli del pasticcere.
Il ricettario di Don Di Bartolo diventa libro
Questo libro, voluto dai figli di Don Peppino, ha il pregio di fare apprezzare il valore umano ma anche l’arte dolciaria dello stimato pasticcere. Il testo viene presentato da Marcello Proietto, il quale narra il suo approccio al testo originale, cioè agli appunti di don Peppino. Fogli che a guardarli, anche nelle foto trasudano lavoro, fatica e, anche la scrittura di un tempo che non c’è più.
I figli, dopo aver conservato il testo per trent’anni e sfogliandolo ogni tanto con nostalgia, decidono di darlo alla città, proprio come il padre sfornava i dolci per gli acesi.
Don Peppino era l’ultimo di sei figli e venne al mondo già senza padre. Cresce grazie all’aiuto di uno zio che lo indirizza, insieme agli altri fratelli, alla vita. Lavora sin da piccolo e va a raccogliere limoni. Più grandicello, viene avviato come apprendista muratore dentro il cimitero. In seguito, sempre lo zio lo farà assumere come garzone presso la famiglia Carpinati dove ache lui lavorava.
È qui che don Peppino impara l’arte del servire a tavola, mestiere che sa fare bene e che continuerà anche durante il servizio di leva presso il circolo degli ufficiali.
Al ritorno del servizio militare si sposa e inizia a lavorare nei migliori bar della città.

Nel ricettario di Don Di Bartolo anche la storia dell’attività dolciaria
Negli anni 60 rileva il bar di un fratello dell’onorevole Aleppo e da lì inizia, pian piano, l’avventura del bar. Questo, di fatto, impegnava tutta la famiglia anche perché rimaneva aperto fino alle due di notte per riaprire alle cinque del mattino.
All’alba, infatti, la gente che iniziava a lavorare, autisti di pullman, i cosìddetti, “lumiari”, gente comune, bancari, passavano di là per prendere il caffè.
Solo dopo cinque anni, don Peppino, decide di assumere del personale che lo avrebbe supportato nel lavoro. Naturalmente i figli continuarono ad aiutare la ditta della famiglia anche se poi ognuno prenderà la sua strada.
Le ricette, naturalmente, appartengono ad un tempo passato in cui gli alimenti utilizzati non erano, come oggi, regolarizzati da normative specifiche e rigide che chiedono dettagli precisi sulla provenienza e scadenza dei prodotti usati.
I figli dopo anni di riserbo ne decidono la pubblicazione comprendendo che l’attività del padre, alla quale anche loro hanno prestato il loro impegno, rappresenta uno spicchio della storia di Acireale.
Mariella Di Mauro
