Un’ atmosfera magica, densa di emozione e riflessione ha avvolto il pubblico presente alla presentazione della raccolta di liriche dal titolo “Paesaggi della natura e dell’animo” della professoressa Nellina Ardizzone, che si è svolta nella suggestiva cornice del Comune di Sant’ Alfio.
L’evento, partecipato e intenso, ha offerto molto più di una semplice lettura: è stato un vero e proprio viaggio nei luoghi più profondi dell’animo umano.
La serata ha visto la partecipazione del sindaco dott. Alfio La Spina e dell’assessore dott.ssa Maria Benedetta D’Amico. Il prof. Antonino Alibrandi, relatore d’eccezione, ha guidato i presenti con acume critico e sensibilità lungo i sentieri tracciati dalle parole della poetessa.
Le poesie della Ardizzone non si limitano a raccontare storie, ma pongono domande, scavano in profondità, confortano. E, soprattutto, toccano nel profondo. 
La parola poetica come gesto di cura
“La poetessa desidera accarezzare l’animo inquieto”, ha spiegato Alibrandi, evidenziando come la parola poetica venga qui intesa come un gesto di cura. Un ponte verso chi, nella solitudine o nella sofferenza, cerca un senso e un po’ di sollievo.
La poesia diventa così uno spazio di incontro, non un semplice esercizio di stile, ma un atto di vicinanza. Tra le poesie analizzate, “Un momento” rappresenta una sospensione quasi mistica. Una “E” isolata in un verso, apre lo spazio alla contemplazione, al rallentamento del tempo, alla necessità di ascoltarsi.
Particolarmente toccante è il componimento “25 novembre”, dedicato alla Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Questa poesia, definita “impegnata” dal relatore, è un susseguirsi di immagini forti e dolorose: voci soffocate, pensieri inespressi, libertà ferita, umiliata, uccisa.
La potenza dei versi ci richiama alla responsabilità collettiva, mettendo la parola poetica al servizio della memoria e della denuncia.
Ma la silloge non si limita solo al presente e all’impegno civile. In “Tagli”, la poetessa recupera antichi rituali legati alla fondazione dei templi, unendo il sacro al gesto poetico. L’immagine del sacerdote che scruta le costellazioni prima di incidere la terra con un frammento di cielo (Urano su Gea) evoca un tempo primordiale, in cui l’umano e il divino si intrecciano. 
Nella poesia della Ardizzone fede, speranza e umanità condivisa
Anche oggi la poesia sembra voler replicare quel gesto sacro: incidere la parola sulla pagina per dare nuova vita a ciò che ci trascende. Nelle poesie della Ardizzone il tempo non è mai lineare. Come in “Fantasmi”, dove l’incanto della notte lascia spazio al risveglio, tra sogni svaniti, profumi di zagara e il carro di Apollo che disperde le nebbie.
La parola “incanto”, ripetuta volutamente tre volte, ci riporta a una realtà in cui crediamo di trovarci saldamente, ma che in realtà è tessuta di illusioni.
L’intervento della poetessa ha chiuso la serata con emozione e gratitudine. “Questa è la serata del sentimento e dell’emozione”, ha affermato, ringraziando Dio, il pubblico e, in particolare il prof. Alibrandi che è riuscito a “slegare insieme le parole”, dando voce alla sua ricerca poetica. Per Nellina Ardizzone la poesia è anche fede, speranza e umanità condivisa: un filo multicolore che unisce le persone nei momenti di fragilità.
Apprezzabile è anche l’impegno culturale della poetessa che ha dedicato il suo lavoro alla promozione del Castagno dei Cento Cavalli come monumento messaggero di pace UNESCO, testimonianza concreta del suo legame con il territorio e la natura.
In una serata che ha saputo coniugare la profondità della riflessione poetica con la semplicità della condivisione umana, la silloge di Nellina Ardizzone si è rivelata non solo un libro di versi, ma un ponte tra l’interiorità e il mondo, tra il dolore e la speranza, tra il tempo e l’eterno.
Caterina Maria Torrisi
