Libri / “La mano del padrone”di Filippo Anastasi: spaccato culturale della Sicilia del Novecento

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presentazione libro La mano del padrone

Si è svolta nel Palazzo del turismo di Acireale la presentazione del libro “La mano del padrone” del giornalista Filippo Anastasi.
La mano del padrone – ha illustrato al moderatrice Rita Vinciguerra – è la narrazione della saga di una famiglia siciliana che va dai primi anni alla seconda metà del novecento. Come si può intuire dal titolo stesso del libro, “La mano del padrone” è incentrato sulla figura di don Carmelo, padre-padrone, per l’appunto, che interviene in modo dispotico e autoritario sulla vita della propria famiglia”.copertina La mano del padrone

Il libro di Filippo Anastasi è un omaggio alla Sicilia. Ma questa volta non si presenta la nostra regione con i soliti e triti luoghi comuni: la mafia, la corruzione, l’immobilismo politico. Si racconta la Sicilia quale terra di rivalsa e anche piena di fascino. – ha sottolineato Carlo Alberto Tregua, direttore del “Quotidiano di Sicilia”.
Don Carmelo, infatti, parte da una condizione di estrema miseria, per approdare, dopo fatica e sacrificio, a uno stato di agiatezza e benessere economico.
Va detto anche che ne “La mano del padrone” spicca la descrizione accurata dei luoghi caratteristici di Acireale: la Timpa, le terme di S. Venera, il collegio “Santonoceto”, Santa Maria la Scala”.

“La mano del padrone” spaccato culturale della Sicilia del Novecento

La mano del padrone, nel raccontare la Sicilia in un arco temporale così vasto, offre uno spaccato culturale della nostra terra. Non si limita a semplice descrizione storica, ma riesce a fare cultura. Il libro consuma una sintesi fra ospitalità araba, cortesia greca, innovazione e fierezza normanne. La comunicazione la sanno fare tutti, specialmente al giorno d’oggi.
E’ la capacità di fare cultura che fa valere la pena di leggere questo libro”- ha dichiarato, argutamente, il giornalista Michele Cucuzza.

Giulio Vasta, Carlo Alberto tregua, Filippo Anastasi, Michele Cocuzza e Rita Vinciguerra
Giulio Vasta, Carlo Alberto tregua, Filippo Anastasi, Michele Cocuzza e Rita Vinciguerra

“Vorrei portare all’attenzione i tre fili conduttori – spiega l’autore del libro – e, quindi i tre temi di denuncia di questo libro. Ossia: il patriarcato, la condizione della donna e la ludopatia. Il patriarcato incarnato da don Carmelo nella sua figura autoritaria, a tratti dispotica. E, come conseguenza del patriarcato, la condizione di assoluta subalternità della donna rispetto all’uomo. Pina, la figlia di don Carmelo, è obbligata, controvoglia, a sposare un brigadiere. E alla domestica Concetta è riservato un trattamento pari, né più né meno, a una sguattera. Infine la ludopatia: don Carmelo spende, agli inizi degli anni sessanta, tutti i soldi guadagnati al casinò di Taormina. Però, nonostante le disgrazie finanziarie, don Carmelo riesce lo stesso a vivere la sua vita in maniera più che decorosa”.

Qual è il significato de “La mano del padrone”, e come può un libro di sole centoventisei pagine coprire un arco temporale così vasto, senza risultare sciatto e sbrigativo?

“La mano del padrone” racconta l’ascesa economica e, quindi sociale di don Carmelo, si affronta la tematica del padre padrone, tema affrontato per la prima volta nella letteratura nostrana da Gavino Ledda col romanzo “Padre padrone.” Si discute della condizione della donna, personificata dalla figlia Pina costretta a sposare non colui che ama, ma l’uomo che il padre sceglie per lei. Si affronta il tema della ludopatia, che assume una duplice connotazione, da un lato di denuncia sociale, dall’altro di smascheramento del perbenismo. Così in poche righe la piaga della ludopatia, da fenomeno sociale, si trasforma in grimaldello attraverso cui scandagliare la corruzione borghese e la sua ipocrisia in un sottile equilibrio fra finzione e realtà.

Sono intervenuti, nel corso della presentazione, la dott.ssa Rita Vinciguerra, Carlo Alberto Tregua, direttore del “Quotidiano di Sicilia”, il giornalista Michele Cucuzza, l’autore Filippo Anastasi, Giulio Vasta, direttore artistico del Carnevale di Acireale, Giada Anastasi che ha letto alcuni brani del romanzo.

                                                                                                                          Giosuè Consoli  

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