L’arte della maiolica, con la sua produzione e lavorazione, è uno dei fiori all’occhiello del patrimonio e della cultura siciliane. Non si contano le testimonianze artistiche: dai semplici manufatti ai vasi, alle balaustre delle chiese, alle minute masserizie, fino alle cuspidi delle cattedrali della Sicilia orientale e occidentale.
L’utilizzo del prezioso materiale, che richiede perizia e conoscenza minuziosa e ferrea, vanta millenni di applicazione. Ma il caso in questione, ossia il rivestimento delle sommità delle chiese in maiolica, è da ascrivere al tardo medioevo fino al post 1693.
L’11 gennaio di quell’anno una scossa tellurica avente epicentro nella val di Noto distrusse il patrimonio artistico di non eccezionale rilievo della Sicilia orientale, a differenza della controparte occidentale, portando a un rinascimento artistico insuperato. 
Con tali premesse, nei locali della sala “Cristoforo Cosentini” della biblioteca e pinacoteca “Zelantea” di Acireale ha avuto luogo la presentazione del volume “Cuspidi maiolicate nel paesaggio siciliano: storia, tecnica, arte” scritto a quattro mani da Giovanni Fatta e Calogero Vinci.
Il relatore Giuseppe D’Urso presenta il volume
A porgere i saluti di casa il presidente dell’accademia Zelantea, dott. Michelangelo Patanè che non ha mancato di ricordare la prestigiosa storia della sua istituzione. Poi il relatore Giuseppe D’Urso, in qualità di direttore del parco archeologico della Valle dell’Aci, ha presentato il lavoro dei suoi due colleghi. “Stasera ci accingiamo a presentare un libro in cui discuteremo dello stato di conservazione delle cuspidi in maiolica nel paesaggio siciliano. Non solo per ragguagliare i presenti sulla storia della maiolica negli edifici sacri dalle coste all’entroterra. Ma anche per comprendere come preservarle dalla corruzione del tempo e dalle intemperie”.
“L’arte della maiolica è vanto e gloria della nostra terra – ha esordito Giovanni Fatta. E nello specifico, di quel che riguarda l’ornamentazione della sommità delle cattedrali di ogni stile. Le cuspidi possono essere trilobate, come ad esempio a san Mauro Castelverde, o spiraliforme dalla base fin su alle sommità, come possiamo notare a Piazza Armerina. E le peculiarità di questa finissima arte possono essere le più diverse: dallo chevron orizzontale allo chevron verticale e alla bugna diamantata”.
In seguito Calogero Vinci ha descritto il serio pericolo rappresentato dall’erosione del tempo: “Le cuspidi maiolicate vanno incontro alle intemperie, e questo è un danno irreparabile per quello che è una vetta della nostra cultura. Sono stati eseguiti degli interventi di restauro come a Nicosia e a Ciminna. Però spesso vengono realizzati male, un esempio fra tutti quello di riempire gli incavi chiaroscurali con la malta”.
Data la specificità dell’argomento trattato, la presentazione del volume era probabilmente da destinarsi ad un pubblico direttamente interessato.
Giosuè Consoli
