Libri / L’IA “interroga” la coscienza: il futuro dell’umano secondo don Vittorio Rocca

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Don Vittorio Rocca con prof. Rosario Faraci

Nel Seminario Vescovile di Acireale  gremito, il prof. Rosario Faraci ha dialogato con don Vittorio Rocca,  avvalendosi delle domande generate dall’IA. Al centro del dibattito il saggio “Al di qua del bene e del male. La coscienza”, un viaggio tra algoritmi, etica e primato del cuore.

Può una macchina interrogarsi sul senso del bene e del male? Può un algoritmo comprendere il tormento e l’estasi della coscienza umana? La risposta, forse, non sta nella tecnologia stessa, ma nel modo in cui l’uomo sceglie di governarla. E’ questo il cuore pulsante dell’affollato incontro culturale tenutosi lunedì 20 aprile.

L’Intelligenza Artificiale “interroga” la coscienza

L’occasione è stata la presentazione dell’ultimo saggio di don Vittorio Rocca, docente di teologia morale. Ma non è stata la solita presentazione accademica. In un cortocircuito affascinante tra tradizione e futuro, il prof. Rosario Faraci, docente universitario e giornalista, ha condotto il dialogo avvalendosi di un “co-intervistatore” d’eccezione: l’Intelligenza Artificiale. Domande elaborate da algoritmi per esplorare le profondità dell’anima umana.

Il Presidente del Lions ing. Leonardi, don Rocca erappresentanti di altri club acesi
Il presidente del Lions di Acireale ing.Antonio Leonardi, don Vittorio Rocca e rappresentanti di altri club acesi

Il libro di don Rocca, definito un testo divulgativo di “indicibile spessore”, analizza il rapporto tra la coscienza e le sfide della modernità informatica. La coscienza è l’epicentro del cuore” – ha spiegato l’autore durante l’incontro – “Può essere paragonata a un sistema operativo che governa diverse ‘applicazioni’  come la rabbia, l’ambizione o il potere. Ma in questo sistema noi dobbiamo restare i proprietari. Se lasciamo decidere agli algoritmi al nostro posto, rischiamo di perdere l’umanità”.

L’Intelligenza Artificiale è priva di emotività

Il monito è chiaro: l’IA fornisce risposte, ma è priva di emotività. La tecnologia può essere un luogo di efficienza, ma non di libertà. Come sottolineato da don Rocca con un esempio fulminante: La bomba atomica è più innovativa di una pistola perché uccide più persone, ma non è migliore. Dobbiamo tendere allo sviluppo, non alla semplice innovazione: uno sviluppo che sia globale, integrale e gentile”.

L’evento, organizzato dal Lions Club Acireale, presieduto dall’ing. Antonio Leonardi, è stato attuato in sinergia con Serra, Kiwanis, Fidapa BPW e Rotary e ha visto la partecipazione di un pubblico attento e coinvolto, accolto dai saluti di mons. Giovanni Mammino, Rettore del Seminario.Presentazione libro don Rocca

Il momento più alto della serata è stato il richiamo alla profondità dell’intelligenza umana, che non deve competere con la velocità delle macchine, ma riscoprire la propria capacità di amare. Citando Dostoevskij, è stato ricordato che “Tutto ciò che conosco, lo conosco perché amo”. Una verità che nessuna macchina potrà mai replicare: l’IA può ridurre i nostri errori, ma è entro i nostri limiti che nascono la responsabilità e la libertà.

Una provocazione intellettuale

L’incontro di Acireale non è stato solo un evento culturale, ma una provocazione intellettuale necessaria. In un mondo che corre verso l’automazione, il richiamo di don Vittorio Rocca e la conduzione innovativa del prof. Faraci hanno tracciato una rotta: formare uomini e donne che posseggano una “coscienza custodita”, un santuario interiore che nessuna tecnologia potrà mai intaccare.

La serata si è conclusa con un lungo applauso, segno che il bisogno di riflessione sul binomio uomo-macchina è più attuale che mai. Se il futuro sarà guidato dagli algoritmi, la bussola, per restare dritta, dovrà necessariamente puntare verso il cuore.

 

                                                                                Giovanni Vecchio