Con Morte tra i diamanti, quarto capitolo della serie Sua Maestà la Regina indaga, S.J. Bennett ci regala un’altra avventura investigativa in cui Elisabetta II – ben lontana dalla figura cerimoniale a cui siamo abituati – diventa la mente silenziosa e acuta dietro un’indagine che scotta, e non poco.
Siamo nel 1957: una giovane Elisabetta è salita da pochi anni al trono e sta ancora cercando di consolidare il proprio ruolo in un’Inghilterra postbellica, piena di contraddizioni, di tabù sociali e di pressioni politiche. Quando due corpi – un uomo e una donna – vengono trovati morti in un appartamento londinese collegato a un club d’élite frequentato da aristocratici e personaggi influenti, la regina intuisce subito che non si tratta di un semplice caso per Scotland Yard. Il coinvolgimento potenziale del principe Filippo, e l’ombra dello scandalo, la costringono a muoversi in prima persona. Con l’aiuto di una nuova assistente, la brillante Joan McGraw, Elisabetta si mette all’opera per salvare la reputazione della corona.
Elisabetta, detective composta e riservata
Il fascino di questo romanzo – e più in generale della serie – sta nell’intelligente mescolanza di realtà e finzione. Bennett non scrive semplici gialli, costruisce una vera e propria mitologia alternativa della regina. E la trasforma in una figura quasi alla Miss Marple, ma con molta più influenza, compostezza e riservatezza. Ed è proprio questa calma sovrana, dietro cui si nasconde una mente investigativa acuta e una determinazione ferrea, a rendere il personaggio così irresistibile.
La scrittura è fluida, scorrevole, impreziosita da dialoghi brillanti e descrizioni che sanno evocare ambienti e atmosfere senza mai appesantire la narrazione. L’ambientazione anni ’50 è resa con cura. Ci sono i profumi e le rigidezze dell’epoca, gli sguardi giudicanti, i salotti pieni di sottintesi. Ma anche una Londra che cambia, dove l’alta società inizia a mischiarsi con nuovi poteri, nuovi scandali e nuove verità.
Elisabetta e l’assistente, una coppia insolita
Una delle qualità migliori di Morte tra i diamanti è la capacità di rendere Elisabetta II non solo credibile come detective. Ma anche come donna alle prese con un potere immenso, responsabilità schiaccianti e una vita privata spesso sacrificata. La sua indagine non è motivata solo dal senso del dovere, ma anche dal bisogno di capire il mondo che governa. Di difendere ciò che ama e, in parte, di sfuggire alla rigidità del ruolo.
Joan McGraw, la nuova assistente della regina, è un personaggio ben riuscito. Intelligente, indipendente, con un passato da crittografa, ha una mente pronta quanto quella della sua sovrana. Insieme formano una coppia investigativa insolita ma affiatata, fatta di rispetto reciproco, di intuito e di una straordinaria capacità di leggere tra le righe.
Morte tra i diamanti è un giallo elegante, raffinato, ma tutt’altro che superficiale. Va oltre il mistero per raccontare anche il potere, la paura del disonore, la difficoltà di conciliare l’apparenza con la verità. La regina di S.J. Bennett è acuta, compassata e, sì, anche divertente nella sua fredda determinazione.
Una lettura piacevole
Chi ama le atmosfere british, i misteri ben costruiti e i romanzi in cui l’intelligenza ha la meglio sull’azione troverà in questo libro (e in tutta la serie) una compagnia perfetta.
Non è solo una curiosità letteraria o una strizzata d’occhio ai fan della monarchia. E’ un vero e proprio omaggio al potere dell’osservazione silenziosa, all’importanza della discrezione, e a un tipo di eroismo che si esercita senza alzare la voce.
Una lettura che scivola via con piacere, ma che lascia il segno. Perché, in fondo, chi meglio di una regina può svelare ciò che il mondo cerca di nascondere?
Marcello Proietto
