L’Isola che non c’è / Ripartiamo dalle infrastrutture per rilanciare la Sicilia

L’assenza di infrastrutture adeguate, pubbliche o private a seconda del contesto, fra i mali che affliggono la Sicilia e con i quali ci siamo maldestramente abituati a convivere rappresenta un fardello davvero pesante. 

Penalizza anzitutto gli investimenti industriali e non, limitando o addirittura impedendo la fioritura di qualsiasi mercato; staz ferr Catanial’ambiente, senza alcun riguardo per la sostenibilità in uno scenario meraviglioso che invece dovrebbe ritenerla un benchmark; il turismo, di fatto disincentivato, con ingenti perdite di benessere a carico dell’intera collettività; ed infine, ma non per importanza, gli stessi residenti – i consumatori finali –, in particolare le famiglie, che non possono fare a meno dell’automobile. Giusto per portare un esempio, partendo dalla stazione di Catania, al netto dei ritardi occorrono quattro, cinque ed addirittura sette ore per arrivare rispettivamente a Siracusa, Palermo ed Agrigento. Destinazioni che dunque possono essere raggiunte solo mediante la rete degli autobus, tutt’altro che concorrenziale e facilmente accessibile. Cioè sia in teoria, sia in pratica il trasporto pubblico o non esiste o non è in condizione di soddisfare appieno la domanda, come accade nelle grandi città, dove i mezzi municipali spesso causano disagio, piuttosto che beneficio. Per non parlare del trasporto aereo, un oligopolio salatissimo – specie in prossimità di Pasqua e di Natale – che grava sul portafogli di migliaia di siciliani, in primo luogo quanti per ragioni di lavoro sono domiciliati lontano dall’Isola. L’Isola che non c’è. Vuoi per la conformazione idrogeologica, vuoi perché nessuno se ne occupa, spesso le strade o quel che ne rimane ricalcano ancora gli antichi tracciati feudali.

Al pari delle istituzioni, le infrastrutture stanno alla base del buon funzionamento della società in ogni sua dimensione: senza un sistema moderno ed efficiente non è possibile investire in alcun settore, neppure nel terziario, dirottando i potenziali visitatori verso altre mete ambite, ma molto meno care. Le infrastrutture efficienti, al pari delle istituzioni, sono un presidio democratico: essere in condizione di  spostarsi svincolandosi dal mezzo di proprietà significa estendere la sfera dei diritti individuali, generando una virtuosa catena di esternalità positive di cui potrebbe beneficiare la vita di ciascuno. Un discorso tanto ampio da includere il nuovo paradigma digitale, frontiera dell’innovazione protagonista dei prossimi decenni, che purtroppo ancora non copre una discreta parte del nostro territorio regionale.

L’emancipazione passa anche attraverso lo sviluppo e lo sviluppo si muove lungo il sentiero delle infrastrutture. È questa la partita che dobbiamo giocare per immaginare l’avvenire, per poter sperare di esserci e di esserci da protagonisti. Formazione ed istruzione da una parte, certo, però dall’altra un ambiente aperto a chi ha voglia di creare, di fare e di rischiare proprio nella terra che gli ha dato i natali. Forse l’unico vero ponte che potrà collegare la Sicilia al resto dell’Europa. Ciò di cui dovrebbe occuparsi la politica – in spirito di unitaria collaborazione – se davvero ambisce a superare lo stato e lo stallo delle cose presenti.

 Elia Torrisi

 

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