“L’Italia dei capolavori” organizzata dall’Azione Cattolica a Riposto: tra le imprese la più salda è quella familiare

RipostoLavoro, famiglia e fare impresa sono state le parole chiave della giornata “L’Italia dei Capolavori” organizzata dall’Azione Cattolica regionale e dal suo Movimento Lavoratori (MLAC) che si è svolta in piazza S. Pietro di Riposto. Parole (e temi) che cercano di contrapporsi a quelle sempre più insistenti come crisi e disoccupazione.
La tappa di Riposto è stata l’unica nella diocesi di Acireale e di tutta la Sicilia delle otto organizzate contemporaneamente in Italia nei giorni del 16 e 17 marzo in prossimità della ricorrenza di S. Giuseppe, patrono dei lavoratori.
Le riflessioni si sono focalizzate sull’impresa familiare, analizzandola dal punto di vista comunitario e religioso prima, ed economico e tecnico dopo, per poi concludersi, la manifestazione, con le testimonianze dirette di alcuni esempi siciliani.
A introdurre il convegno – dopo un breve discorso di mons. Guglielmo Giombanco, vicario generale della Diocesi di Acireale e del sindaco di Riposto Carmelo Spitaleri – è stato l’incaricato regionale del MLAC, Giovanni Donato: “Il lavoro, oltre al bene personale, contribuisce alla costruzione del bene comune e suscita collaborazione e solidarietà anche tra più generazioni. L’impresa familiare introdotta nel nostro ordinamento nel 1976 – ha sottolineato Donato -, è in grado di offrire una risposta innovativa e occupazionale nel lungo termine”.
Il lavoro, dunque, non dovrebbe portare solamente alla ricchezza e al successo personale come si è soliti pensare, ma dovrebbe essere svolto in uno spirito più solidale e condiviso, per migliorare la vita di quante più persone possibili. Anche Giovanni Paolo II si è espresso su questo importante tema attraverso l’enciclica Laborem Exercens, sulla quale mons. Salvatore Genchi, assistente unitario dell’Azione Cattolica di Catania – ha riflettuto ponendo l’uomo e la famiglia al centro del lavoro. “L’uomo, mediante il lavoro deve procurarsi il pane quotidiano e contribuire al continuo progresso della scienza e della tecnica”, ha affermato in particolare mons. Genchi. “Il lavoro non è un castigo, come accadeva in passato con i lavori forzati – ha sottolineato -. Il lavoro è il bene dell’uomo, Dio stesso rende l’uomo capace di arricchire e completare il creato con la propria opera, mediante la collaborazione reciproca. Il lavoro esprime la dignità stessa della persona”.
L’incontro è proseguito con Arcangelo Lizzio, dottore di ricerca in discipline economico-aziendali, che ha analizzato quantitativamente e qualitativamente gli elementi dell’impresa familiare: in particolare, la famiglia introduce nel sistema economico una prospettiva temporale a lungo termine, grazie al lavoro che passa da padre in figlio, con obiettivi rivolti al futuro piuttosto che al presente. L’impresa familiare ha una durata più lunga quando riesce a resistere al divario temporale, infatti solo il 3% di esse resiste fino alla quarta generazione. Tra le prime 10 aziende familiari al mondo, si trova in terza posizione l’italiana Pontificia Fonderia di Campane Marinelli, che è in attività dall’anno 1000.
Secondo alcuni studi che hanno monitorato il decennio 2000/2010, si è notata la maggiore redditività e solidità di queste imprese, grazie a un indebitamento inferiore rispetto alle aziende tradizionali. Il rischio più comune per queste attività, è quello di essere chiuse e conservatrici, mentre sono utili l’apertura e l’innovazione.
Il convegno, moderato dal delegato regionale dell’Azione Cattolica Ninni Salerno, si è concluso con le testimonianze dirette di Gianfranco Lombardo, imprenditore vinicolo, del Dott. Luigi Bontà, storico delle tradizioni siciliane, e dell’arch. Giuseppe Mazza, assessore allo Sviluppo economico del Comune di San Cataldo.
La giornata, infine, è proseguita con la S. Messa e, dopo il pranzo, con l’esposizione di alcuni stand di imprese familiari siciliane e con la caccia al tesoro organizzata dall’Azione Cattolica Ragazzi della diocesi di Acireale.

Graziano Patanè

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