Magistrati nel mirino, a farne le spese sono i cittadini

Annamaria Peschiera

Anche in un momento di crisi economica,come quello che sta attraversando l’Italia adesso, non possono essere accantonati temi salienti come la giustizia. In particolar modo nell’occhio del ciclone sembrano essere i magistrati ai quali,alcune parti politiche, vorrebbero attribuire una responsabilità civile. Abbiamo intervistato il magistrato Annamaria Peschiera presidente del tribunale di Vigevano per avere chiarezza in merito alla legge così come era e alla proposta che è stata presentata per modificarla.

In cosa consiste la legge vassalli del 1988? Quali sono i punti salienti?

La legge Vassalli consente,a chi ritiene che il giudice nell’esercizio delle sue funzioni si sia reso responsabile di un reato o abbia agito con dolo o colpa grave, di agire nei confronti dello Stato, il quale poi potrà rivalersi nei confronti del singolo giudice. Quali modifiche sostanziali avrebbe apportato l’emendamento Pini? L’emendamento Pini, allo stato solo a livello di proposta, ma fatto proprio dal consiglio dei ministri che valuterà se presentarlo come proposta di legge o decreto legge o altro, prevede la possibilità di citare direttamente in giudizio il giudice e non solo per le ipotesi già previste, ma anche per interpretazione abnorme delle regole di diritto. Ciò ad avviso dell’ANM, ma anche di illustri costituzionalisti, oltre a presentare caratteri di estrema vaghezza, appare non conforme alle regole che vigono in tutti i paesi europei, ma anche potenzialmente lesiva dell’indipendenza e della serenità di giudizio del giudice, che per sua natura deve dare torto ad una delle parti, senza essere sottoposto al ricatto morale della possibile denuncia.

Riporto la dichiarazione rilasciata dalla ANM: “Il giudice necessariamente, con la sua attività, deve distribuire torti e ragioni, scontentando una parte o, se necessario, entrambe, a tutela della collettività. Anzi, può dirsi che il giudice è funzionalmente chiamato a questo compito. Un giudice esposto alle azioni dirette delle parti scontentate non sarà più libero di giudicare senza condizionamenti esterni rappresentati da un utilizzo strumentale delle azioni risarcitorie. A farne le spese saranno i cittadini, soprattutto quelli che non hanno risorse economiche tali da permettere loro di “intimidire” i giudici.”

Annamaria Distefano

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