Magma Festival / Il cinema breve racconta il presente: 23 cortometraggi da 18 Paesi per la 25ª edizione

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Ventitré cortometraggi provenienti da 18 Paesi, 29 registi e tre serate dedicate al cinema internazionale.

È entrata nel vivo la 25ª edizione di Magma – Mostra di Cinema Breve, che ieri sera ha inaugurato il Concorso Internazionale al Margherita Multisala di Acireale.

Le proiezioni proseguiranno fino a sabato 7 novembre, quando saranno proclamati i vincitori.

Dopo gli appuntamenti dedicati al cinema siciliano e alla sperimentazione audiovisiva, il festival ha aperto la sua sezione competitiva, proponendo opere che attraversano cinematografie, linguaggi e contesti culturali differenti.

La prima serata ha visto la proiezione di sette cortometraggi, alternati agli incontri con gli autori e i professionisti presenti in sala.

Il confronto ha permesso di approfondire la genesi delle opere, le scelte stilistiche e le esperienze personali dalle quali hanno preso forma i racconti.

Tra gli ospiti della serata, Lkhagvadulam Purev-Ochir, regista mongola e autrice di A South Facing Window, che ha raccontato come il proprio cortometraggio sia nato nell’ambito di un’iniziativa rivolta ad autori asiatici, invitati a sviluppare storie legate ai rispettivi territori di origine.

La discussione si è soffermata sul contrasto tra la rapida espansione urbana e le vicende umane dei protagonisti, offrendo anche l’occasione per approfondire l’evoluzione del cinema mongolo e le trasformazioni che ne hanno accompagnato la crescita negli ultimi decenni.

Daniel Benejam, direttore della fotografia di Ser un hombre, cortometraggio spagnolo diretto da Lucas Parra, ha invece illustrato le scelte visive adottate per raccontare una storia di formazione ambientata prevalentemente in un bosco.

Dall’utilizzo della luce naturale ai movimenti di macchina ispirati al cinema degli anni Settanta, il suo intervento ha permesso di approfondire alcuni aspetti del lavoro tecnico e creativo alla base della realizzazione del film.

Il confronto con registi e professionisti ha confermato una delle caratteristiche della manifestazione: offrire al pubblico non soltanto la possibilità di vedere opere provenienti da tutto il mondo, ma anche di entrare in contatto con gli autori e approfondire le realtà culturali che le hanno generate.

Una vocazione che accompagna Magma fin dalla sua nascita e che, nel corso degli anni, ha saputo adattarsi ai cambiamenti del settore cinematografico.

A ripercorrere l’evoluzione del festival, le caratteristiche del Concorso Internazionale e il ruolo del cortometraggio nel panorama audiovisivo contemporaneo è Giulia Iannello, responsabile della progettazione culturale e direttrice artistica di Magma.

Venticinque edizioni rappresentano un traguardo importante. Come è cambiato Magma nel corso degli anni e che cosa ha conservato della sua identità originaria?

«Magma è cambiato moltissimo, ma ha conservato quella curiosità che è stata la molla della sua nascita: portare ad Acireale film che sarebbe stato difficile vedere altrimenti.

Oggi, grazie alle piattaforme digitali, l’accesso ai contenuti è praticamente illimitato, ma questo non significa necessariamente riuscire a fruirne davvero.

È cambiato anche il modo di lavorare: un tempo le copie dei film arrivavano fisicamente e le visioni erano condivise, mentre oggi ciascuno può visionare le opere attraverso un link.

Sono aumentati anche i festival dedicati al cinema breve, ma Magma ha mantenuto una propria identità, un carattere riconoscibile, nonostante l’avvicendarsi delle persone nell’organizzazione.

Quello che cambia ogni anno è soprattutto il mondo raccontato dai film, che riflettono le trasformazioni della società».

In un panorama caratterizzato dalle piattaforme digitali e da contenuti sempre più brevi, come si è evoluto il cortometraggio? Possiamo ancora considerarlo un biglietto da visita per i registi emergenti?

«La tendenza a realizzare contenuti sempre più brevi e incisivi ha influito anche sul cortometraggio d’autore, ma non necessariamente in maniera negativa.

La sintesi è da sempre una delle caratteristiche del cinema breve, anche se è diversa da quella dei contenuti destinati ai social.

Esistono ancora registi che scelgono di prendersi tutto il tempo necessario per raccontare una storia.

Il cortometraggio può rappresentare un primo esperimento, ma non è soltanto una palestra per chi vuole arrivare al lungometraggio.

Un esempio è Guido Chiesa, autore di numerosi film, che ha scelto di realizzare un corto perché aveva una storia che richiedeva una durata più contenuta.

Il formato breve può offrire una maggiore libertà espressiva, permettendo di sperimentare e osare, anche grazie a strutture produttive più leggere».

Quali sono gli elementi che caratterizzano il Concorso Internazionale di quest’anno?

«Una delle caratteristiche più significative di questa edizione è la presenza femminile, che si avvicina alla parità.

Non è un risultato ricercato attraverso quote prestabilite, ma è emerso spontaneamente dalla selezione, condotta privilegiando la qualità delle opere.

Credo che un festival debba innanzitutto valorizzare la creatività e il talento degli autori.

Constatare che sempre più registe riescono ad avere gli strumenti e le opportunità per realizzare i propri film è un segnale incoraggiante».

Quali temi emergono maggiormente dalle opere selezionate e che immagine restituiscono della società contemporanea?

«Due sono i temi che ricorrono con maggiore forza.

Il primo riguarda il ruolo della donna nella società: molte storie raccontano di donne che cercano di affermarsi, si confrontano con gli stereotipi e devono ridefinire il proprio ruolo nella famiglia e nella società.

L’altro grande tema è il lavoro, affrontato attraverso la precarietà, il rapporto tra sogni personali e stabilità economica, ma anche la riflessione sulla pensione, tanto attesa e non sempre vissuta come si vorrebbe.

Sono questioni che rispecchiano la società in cui viviamo, preoccupata per il proprio futuro e attraversata da continui cambiamenti nei ruoli e nelle relazioni».

Il Concorso Internazionale proseguirà oggi alle 20.30, con la proiezione di altri otto cortometraggi, tra cui Se mai le cose della regista catanese Giulia Cosentino, già presentato alla Settimana della Critica di Venezia.

Altrettante opere saranno presentate domani, sabato 7 novembre, quando il pubblico potrà assistere anche all’anteprima nazionale di Il guasto di Guido Chiesa.

Il cortometraggio racconta il viaggio di una famiglia verso il Nord Italia per festeggiare l’ottantesimo compleanno del nonno, interrotto da un improvviso problema all’automobile.

Il Concorso Internazionale si concluderà con la proclamazione dei vincitori.

Il riconoscimento principale, il Premio Lorenzo Vecchio, dedicato al fondatore e primo direttore artistico della manifestazione, sarà assegnato al miglior cortometraggio dalla giuria composta da Stefano Savio, Fabiana Balsamo, Luca Cabriolu, Giulia Moretti e dall’attrice Irene Maiorino, nota per aver interpretato Lila nella quarta stagione de L’amica geniale e per la sua partecipazione alla serie Gomorra.

Monica Trovato