Mondiali di calcio 2026 / Ecuador tra imprese sportive e disordini interni

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Quella del 2026 passerà alla storia come una delle edizioni dei Mondiali più densa di sorprese ed emozioni di sempre. Tra le imprese più grandi di questa manifestazione rientra sicuramente quella dell’Ecuador che, prima di essere eliminato ai sedicesimi da padroni di casa del Messico, aveva comunque conquistato una storica qualificazione ai sedicesimi di finale battendo in rimonta la Germania per 2-1. Analizziamo il percorso che ha portato l’Ecuador ad essere una delle sorprese dei Mondiali 2026, con uno sguardo anche alla situazione politica del Paese.

L’Ecuador ai Mondiali 2026 e situazione politica

Il percorso di qualificazione dell’Ecuador

Il cammino dell’Ecuador verso i Mondiali del 2026 è stato fin dall’inizio in salita, non soltanto per la complessa situazione politica che vedremo in seguito. La Tri, infatti, ha dovuto fare i conti con un handicap di 3 punti di penalizzazione nel proprio percorso di qualificazioni CONMEBOL. La sanzione inflitta dalla FIFA è legata al caso della falsificazione dei documenti del calciatore Byron Castillo nella scorsa edizione, che ha condotto ad una multa e alla suddetta penalizzazione di 3 punti per le qualificazioni ai Mondiali attualmente in corso. Ciononostante, l’Ecuador ha centrato un incredibile secondo posto nel proprio girone di qualificazione, mettendosi alle spalle corazzate come Brasile e Uruguay.

Da un punto di vista prettamente tecnico-tattico, il Dio del calcio sembra aver fornito l’Ecuador di talento in primis dal centrocampo in giù. Il punto di forza che ha portato la Nazionale ecuadoregna tra le grandi del mondo, infatti, è una fase difensiva monumentale, capace di subire appena 5 gol in 18 partite durante l’intero girone di qualificazione CONMEBOL. In questa statistica c’è sicuramente l’impronta del commissario tecnico Sebastián Beccacece, cresciuto sotto l’ala di una vera e propria icona del calcio sudamericano come Jorge Sampaoli. La filosofia tanto brutale quanto efficace del “non puoi perdere se non subisci gol” si basa soprattutto sul talento di giocatori come Moisés Caicedo del Chelsea e della diga difensiva composta da Willian Pacho (Paris Saint-Germain) e da Piero Hincapié (Arsenal).

impresa ecuador mondialiL’impresa dell’Ecuador ai Mondiali 2026

Prima del trionfo contro i tedeschi, il percorso dell’Ecuador nel Gruppo E sembrava stregato. Una sconfitta per 1-0 contro la Costa d’Avorio con un gol al 90’ e dopo aver colpito i legni della porta per ben tre volte alla prima giornata, il primo storico punto concesso alla piccola selezione di Curaçao alla seconda giornata e il sogno sembrava ormai sfumato prima ancora di scendere in campo contro la Germania, già certa del primo posto nel girone e secondo alcuni già con la testa ai sedicesimi. Ad ogni modo, la mentalità tedesca non prevede di scendere in campo se non con l’obiettivo della vittoria – mentalità confermata anche dal CT Nagelsmann che schiera i titolarissimi seppur in una partita “inutile” – ma l’Ecuador spazza via i fantasmi, regalando il pass per la fase a eliminazione diretta.

Infine, una curiosità che ha caratterizzato il percorso della Nazionale ecuadoregna fino ad ora. Per spingere i tifosi a sostenere la propria squadra in un Mondiale ad alta tensione geopolitica e sportiva, in Ecuador è stata adottata una mossa commerciale decisamente insolita: è stato tagliato il prezzo della birra in tutto il Paese per tutta la durata delle partite della Nazionale, trasformando ogni match in una festa collettiva. La squadra di Beccacece sembra aver sentito il supporto dei propri tifosi anche da casa.

protesta in ecuadorIl quadro politico in Ecuador: la guerra al narcotraffico

La situazione politica in Ecuador è caratterizzata da una profonda crisi di sicurezza interna gestita attraverso il pugno di ferro dal presidente conservatore Daniel Noboa, il quale continua a mantenere il Paese in un perenne stato di emergenza per arginare il potere dei cartelli del narcotraffico. Il governo ecuadoregno, infatti, ha decretato e continua ad estendere lo stato di conflitto armato interno in maniera tale da militarizzare il territorio. L’esercito affianca regolarmente la polizia nel controllo di strade e prigioni, alimentando una strategia ultra-militarista che ha fatto guadagnare al presidente Noboa il soprannome di “Trumpito”, “piccolo Trump”.

Il principale obiettivo politico di Noboa – il più giovane leader di stato in carica democraticamente eletto al mondo – resta la lotta alle potenti bande criminali (come i Los Choneros e i Los Lobos). Negli ultimi anni, infatti, l’Ecuador è passato dall’essere un Paese di transito ad un vero e proprio hub logistico della cocaina tra Perù e Colombia. Nonostante la presidenza faccia leva su una riduzione del 14% degli omicidi internazionali, il popolo ecuadoregno denuncia un forte stato di insicurezza, dovuto principalmente al tasso di criminalità, rapine e scontri a fuoco drammaticamente alto in diverse province.

La crisi economica

Per quanto concerne l’economia, il governo Noboa ha messo in atto notevoli aumenti alle tasse, oltre a diversi processi di privatizzazione e all’abolizione dei sussidi statali sui carburanti. Tali misure hanno lo scopo di sanare il bilancio statale e di rispettare gli accordi con il Fondo Monetario Internazionale. Tuttavia, tali decisioni da parte del governo hanno provocato pesanti mobilitazioni di piazza e scioperi a oltranza, guidati principalmente dalla CONAIE (Confederación de Nacionalidades Indígenas del Ecuador), la più grande organizzazione indigena dell’Ecuador. L’accusa di questo movimento nei confronti del governo è di mancanza di tutela nei confronti delle fasce più deboli dal punto di vista socioeconomico, in un Paese dove la povertà supera il 24%.

Alessandro Puglisi