Nuove nomine in Diocesi 2 / La Chiesa si rinnova, solo Gesù non cambia

Una rivoluzione, un terremoto, una rifondazione. Sono solo alcune delle espressioni più usate per definire il piano di riassetto attuato nei mesi scorsi dal Vescovo e che ha visto numerosi sacerdoti “fare le valigie” per trasferirsi in una nuova parrocchia o ricoprire un nuovo incarico. Una vasta operazione che ha coinvolto molte e importanti parrocchie e uffici e che inevitabilmente ha suscitato nei fedeli un certo disorientamento e, in qualcuno, anche disappunto.

Mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale
Mons. Antonino Raspanti, vescovo di Acireale

Per dare una prima spiegazione di quello che è successo urge fare una considerazione. I parroci (come tutti i sacerdoti), sebbene godano della stabilità per esercitare bene il loro ministero (can. 522), non sono inamovibili. Il codice di diritto canonico stabilisce, infatti, che il Vescovo può proporre il trasferimento ad un parroco se lo richiedono “il bene delle anime oppure la necessità o l’utilità della Chiesa”, anche quando egli “regge utilmente” la parrocchia (can. 1748). In questa direzione ha deliberato la CEI negli anni 1983-84, quando ha stabilito che “i Vescovi hanno la facoltà di nominare i parroci ad certum tempus” e che questo tipo di nomine “hanno la durata di nove anni”. Nove anni sono stati ritenuti un tempo mediamente sufficiente perché un parroco possa svolgere un’efficace azione pastorale; d’altra parte, la scadenza della nomina rispetta il diritto del Vescovo di trasferire il parroco ad altro ufficio, per le ragioni sopra elencate.

Possono spiegarsi così i trasferimenti dalle rispettive parrocchie di don Domenico Massimino, don Antonio Pennisi e don Antonio Russo (nell’ultima parrocchia da 12 anni), don Marco Catalano, don Sebastiano Leotta e don Vittorio Rocca (nell’ultima parrocchia da 10 anni). Discorso analogo può farsi per don Angelo Milone e don Rosario Gulisano che hanno lasciato il Seminario, rispettivamente dopo 12 e 9 anni.

L'ingresso del vescovado acese
L’ingresso del vescovado acese

Altri trasferimenti si sono resi necessari per nominare parroci alcuni sacerdoti che non lo erano: don Carmelo Sciuto, che lascia la Basilica S. Sebastiano retta in via straordinaria per quasi due anni; il giovane don Lucio Cannavò, parroco per la prima volta, dopo la piccola esperienza a Presa; don Salvatore Sinitò alla prima parrocchia in diocesi dopo il trasferimento da Messina. Altre nomine, poi, quelle di don Mario Fresta e don Simone Sacchier, si spiegano per pura “convenienza geografica”. Infine, altri trasferimenti, quelli di don Marcello Zappalà e don Gianpaolo Bonanno, sono stati dettati da progetti pastorali ancora in divenire.

Dopo questi spostamenti ci si attende nelle comunità coinvolte una generale ventata di novità. Ogni cambiamento, anche se può essere doloroso, è utile sia ai sacerdoti che ai fedeli, perché diventa un’occasione di verifica, di aggiornamento e di arricchimento. Le persone si muovono e cambiano, la Chiesa si rinnova… solo Gesù Cristo non cambia, lui “è lo stesso ieri e oggi e per sempre” (Eb 13, 8)!

don Alfio Privitera (*)

(*) cancelliere diocesano e vice rettore del Seminario

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