Parrocchia San Giuseppe / Per il centenario ripercorsa in conferenza la storia della comunità

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conferenza parrocchia san Giuseppe

Tra le quarantadue parrocchie di Acireale che celebreranno il prossimo 19 dicembre 2021 il primo centenario di autonomia parrocchiale c’è anche quella di ‘San Giuseppe’.
Benché la ‘parrocchialità’ possa essere effettivamente considerata risalente a data antecedente. Dal 1693, essa fu, infatti, dichiarata ‘chiesa Sacramentale’ filiale del Duomo di Catania ad opera del vescovo di quella diocesi, monsignor Andrea Riggio.

Non esisteva ancora in quegli anni  la diocesi di Acireale, istituita nel 1872. E il suo territorio era appartenente per la parte nord (da Giarre in su) all’arcidiocesi di Messina, per la parte sud (corrispondente all’attuale territorio delle nove ‘Aci’)  all’arcidiocesi di Catania. Essere ‘chiesa Sacramentale’, sia pur filiale di una cattedrale o, comunque, di una ‘Matrice’, equivaleva ad avere la possibilità di impartire tutti i Sacramenti. E che, dunque, vi fosse allocata la fonte battesimale, proprio come in una parrocchia.

conferenza chiesa san giuseppe
Da sin. Antonio Trovato, Guido Leonardi e Franco Calì 

Tutti i parroci nei 100 anni della parrocchia San Giuseppe

La ricorrenza del centenario è stata oggetto di una serata di rievocazione. Sono intervenuti come relatori l’avv. Guido Leonardi, il giornalista Antonio Trovato, il prof. Salvatore Licciardello e Franco Calì, Segretario dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici di Acireale. Altri brevi interventi sono stati effettuati dal dott. Antonino Cucuccio, che si soffermava sulla figura di monsignor Lanzafame, e da Maria Fiorini, sull’attività della sezione Unitalsi.

La storia della parrocchia di ‘San Giuseppe’ si interseca con quella dei parroci che si sono succeduti nel tempo al governo di quella comunità. Primo parroco fu, infatti, mons. Francesco Foti (dall’istituzione della parrocchia fino al 1940), poi divenuto vicario generale della diocesi. Gli subentrò nel 1940 mons. Sebastiano Musumeci (in carica fino al 1978). A questi primi parroci fu assegnato il governo della parrocchia in seguito all’espletamento di apposita  procedura concorsuale. Era questa, infatti, la prassi pre-conciliare e, dunque, godevano del requisito dell’inamovibilità.

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Antonio Trovato, a sin. e Salvatore Licciardello

A monsignor Musumeci subentrò dal 1978 al 2017 monsignor Vincenzo Lanzafame (già viceparroco di monsignor Musumeci), nominato dal vescovo monsignor Pasquale Bacile.
Nel 2017, il vescovo monsignor Antonino Raspanti nominava in successione a monsignor Lanzafame il sacerdote Emanuele Nicotra, dimessosi per motivi di salute solo due anni dopo e sostituito dall’attuale parroco sacerdote Marcello Pulvirenti. A questi ultimi due parroci è stata assegnata anche la vicina parrocchia San Michele.

La parrocchia San Giuseppe, unica senza festa esterna

La parrocchia di San Giuseppe è l’unica  nella nostra città a non avere feste esterne. Infatti, sia la festa del Santo Patrono (il 19 marzo) sia quella della Madonna di Lourdes (l’11 febbraio) si celebrano, pur con momenti particolarmente sentiti, esclusivamente in chiesa. L’intervento dell’avv. Guido Leonardi evidenziava le origini storiche di questa comunità, la cui sede era inizialmente presso l’attuale chiesa di San Domenico. Ed era gestita dalla Confraternita di San Giuseppe, ma il persistente disaccordo con i Padri Domenicani indusse i confrati  alla costruzione dell’attuale chiesa.

Essa presenta alcune opere di pregevole fattura. Anzitutto la statua del Santo Patriarca, Padre putativo di Gesù, opera dello scultore Ignazio Castorina Canzirri, che è custodita nella cappella sovrastante l’altare maggiore. Come appare sulla cornice dell’abside, il Santo patriarca è definito ‘Christi defensor sedulus, Protector Sanctae Ecclesiae, Morientium Patronus’ (diligente difensore di Cristo, Protettore della Santa Chiesa Universale, Patrono dei morenti). Una pregevole tela, opera di Giacinto Platania, rappresenta ‘La morte di San Giuseppe’ .

Altre opere, anch’esse di storico interesse, sono le statue di San Mauro e Sant’Espedito, ivi allocate provvisoriamente dalla chiesa di Gesù e Maria. Questa, infatti, è stata a lungo chiusa al culto e solo negli ultimi tempi sta riprendendo l’attività spirituale, nonostante abbisogni di opere di restauro.
Interessanti anche un quadro ed una statua di San Vito, opere già appartenenti all’omonima chiesetta un tempo esistente. Questa era ubicata nel centro storico cittadino, in largo Botteghelle e successivamente abbattuta per creare l’apertura dell’odierno corso Umberto.

Nella parrocchia San Giuseppe gli Scout e l’Unitalsi

Di fondamentale importanza per la storia della parrocchia San Giuseppe è stata la presenza del movimento degli scout, voluta dal viceparroco don Biagio Catania, al tempo di monsignor Musumeci. Infatti, quando il vescovo monsignor Salvatore Russo nominò don Biagio Decano della Basilica San Sebastiano, anche gli scout vi si trasferirono insieme con il loro assistente spirituale.

Infine, Maria Fiorini ha sottolineato l’encomiabile attività della sezione Unitalsi, operante presso questa comunità. Dapprima con sede nei locali della chiesa di Gesù e Maria, in via Dafnica, ed oggi nella sede di via San Biagio, locali attigui alla chiesa parrocchiale. L’Unitalsi è stata affidata inizialmente all’assistenza spirituale di monsignor Lanzafame ed oggi al sac. Emanuele Nicotra, anche dopo le sue dimissioni da parroco della comunità.

Nando Costarelli

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