Pier Giorgio Frassati è stato proclamato santo da Papa Leone XIV il 7 settembre 2025, cento anni e due mesi dopo la morte avvenuta a soli 24 anni il 4 luglio 1925. Ne ripercorriamo la vita.
Un giorno una povera mendicante aveva bussato alla porta di casa di Pier Giorgio Frassati, a Torino. Aveva un bimbo scalzo in braccio. Pier Giorgio, guardando solo per un istante il volto di quella donna, vide che non era una mendicante di professione (a cui il papà aveva proibito di dare qualunque cosa), ma una mamma veramente disperata.
Pier Giorgio si tolse velocemente scarpe e calze, le passò alla donna. Poi chiuse precipitosamente la porta, prima che papà o mamma potessero accorgersene e protestare.
Negli anni precedenti, già da bambino, la prima volta che fu alla scuola materna, durante la colazione vide un altro bambino che piangeva. Gli altri lo avevano isolato in un angolo perché aveva la faccia coperta da croste che talvolta sanguinavano.
Pier Giorgio si avvicinò e gli disse sorridendo: “Non piangere, ci sono io!”. E lo aiutò a mangiare la scodella di latte e pane imboccandolo addirittura con il suo cucchiaio.
Un pomeriggio, vicino al parco del nonno, vide una giovane suora che raccoglieva fiori da una siepe. Capì al volo che li raccoglieva per la chiesa, corse all’aiuola delle rose e prese la rosa rossa più bella, porgendola alla suora le disse: “Per favore, questa rosa la porti a Gesù per me”.
Sin dai primi anni, molto prima che se ne accorgesse anche la sorella Luciana, Pier Giorgio aveva visto a tavola la sorda tensione esistente fra papà e mamma.
Papà Alfredo era avvocato, intellettuale di primo piano, e uomo di grande levatura culturale, sociale e politica, il più famoso giornalista di Torino, nonché fondatore, proprietario e direttore de La Stampa, il giornale più autorevole e più diffuso della Città della Mole. Ogni giorno tornava in famiglia a mezzogiorno e alle 19:30 in punto, per il consumo dei pasti, intrattenenosi solo pochissimo tempo in compagnia dei figli.

La mamma di Pier Giorgio, Adelaide Ametis, pittrice di una certa fama i cui quadri venivano esposti alla Biennale di Venezia, era quasi sempre fuori casa.
Malintesi ed incomprensioni nella coppia si erano accumulati sempre più. Addirittura i due coniugi non solo non si amavano più, ma addirittura non si volevano più neanche bene. Stavano insieme solo per i figli e per l’occhio sociale affinché la gente “non sparlasse”.
A tavola l’atmosfera era sempre più tesa, e talvolta dalla bocca della mamma usciva qualche parola amara e pungente, mentre gli occhi di papà diventavano come di ghiaccio. Pier Giorgio vedeva, sentiva, capiva tutto e soffriva.
Se gli altri ragazzini invidiavano i Frassati per la loro vita agiata, a loro volta Pier Giorgio e la sorella Luciana provavano invidia per gli altri ragazzi più poveri, sì, ma con un papà ed una mamma che si volevano bene.
E quando talvolta all’uscita da scuola si sentivano chiamare, con irrisione: “i figli di papa”, Pier Giorgio mollava la cartella con libri e quaderni per terra, e veniva alle mani con i loro compagni provocatori. Stando alle varie testimonianze, egli era svelto, robusto e picchiava sodo. Ed allorquando le prendeva non se ne lamentava affatto
Tornato a casa, si faceva mettere l’acqua fredda sulla parte tumefatta dalla sempre fedele cuoca Carolina che sospirava: “Speriamo che non se ne accorga la signora!”.
L’educazione religiosa di Pier Giorgio Frassati
Ma chi insegnò a Pier Giorgio a vedere Dio nella bellezza del cielo alpino e nella faccia umile ed umiliata dei poveri? Chi aprì per la prima volta insieme a lui le pagine del Vangelo?
L’avvocato Alfredo Frassati, sempre super impegnato, lasciò fare completamente alla moglie Adelaide che, a sua volta, non intendendosene molto (per non dire affatto!) di cose religiose, lasciò fare alla propria madre, un’anziana donna di fede purissima, che Pier Giorgio chiamò sempre nonna Linda.
Fu quindi sulle ginocchia della nonna che Pier Giorgio sentì raccontare i primi fatti della vita di Gesù. E fu dando la mano a lei che egli entrò per la prima volta a salutarLo in chiesa, dove la presenza del Signore era segnalata sempre da una silenziosa lampada rossa.
L’Eucaristia, il Vangelo, i poveri: i tre “luoghi” dove Pier Giorgio incontrò per tutta la vita Gesù, che divenne la sua passione più bruciante. Tre “luoghi” che gli furono rivelati e aperti dalle esili mani di nonna Linda.

La Prima Comunione di Pier Giorgio Frassati
Alla Prima Comunione non lo preparò soltanto la nonna, ma anche la maestra Emilia Giuliano e don Grossi. Quell’incontro con Gesù Eucaristico fu una cosa seria, molto seria. E che quel giorno per Pier Giorgio non fosse l’occasione per inaugurare vestito e scarpe nuove, o per abbuffarsi di cibo e dolciumi, lo si vide subito nei fatti.
“Un giorno – ricorda la sorella Luciana – Pier Giorgio e papà furono avvicinati da un povero, male in arnese, che tendeva la mano dicendo che aveva fame. Papà disse a Pier Giorgio: ‘È un ubriaco!’. E tirò dritto.
Ma Pier Giorgio si fermò un attimo e vide su quella faccia la fame vera, insieme alla tristezza. Allora si mise a rincorrere il babbo ed a protestare piangendo camminandogli accanto. “Ma che hai?’ – fece ad un tratto papà seccato. E Pier Giorgio: “È venuto Gesù, e tu l’hai mandato via!
Durò così a lungo in quel suo comportamento finché papà non gli promise che presto avrebbe assunto delle informazioni su quel poveraccio e, se davvero fosse stato nella miseria, lo avrebbe di certo aiutato”.
Lo studio
Da adolescente, il giovane Frassati non brillava particolarmente per i suoi studi, anzi, tutt’altro! Fu bocciato due volte, prima alle elementari e poi al liceo classico Massimo d’Azeglio di Torino. Tuttavia, questo non impedì la sua crescita spirituale.
Nell’autunno del 1913, a 12 anni, Pier Giorgio entrò nell’Istituto Sociale dei Gesuiti dove venne a contatto con la spiritualità ignaziana e s’impegnò con entusiasmo nelle opere di carità, come le congregazioni mariane e la San Vincenzo.
Fu proprio durante questo periodo che maturò un forte impegno nella Gioventù maschile di Azione Cattolica (Giac) e nella Federazione Universitaria Cattolica (Fuci), spinto proprio dal desiderio di vivere il Vangelo in modo concreto.
Come tutti i suoi coetanei si scatenò anche nel chiasso, negli scherzi, pronto anche a fare a botte se occorreva. Si prese, per questo, anche i suoi bei castighi e le sue “ammonizioni scritte” da far firmare a casa su di un “foglietto rosa”.
Tuttavia questo non gli impediva di essere uno studente modello, tenace e con una volontà testarda, tanto che conseguì la maturità classica nell’ottobre del 1918.

L’accostamento alla religione
Come cristiano non rimase un bambino. Anzi, la sua amicizia con il Signore divenne più forte e più robusta. Dopo essersi consigliato con il suo confessore, decise di fare la Comunione tutti i giorni. La purezza limpida che brillò sempre nei suoi occhi la conquistò proprio quel giorno.
Purtroppo, però, la miseria portata dalla Prima Guerra Mondiale, in cui era stata coinvolta l’Italia, non era ancora finita. E Pier Giorgio la vide ancora una volta nelle facce disperate degli operai che iniziarono lo sciopero generale del 1919 sino ad occupare le fabbriche l’anno successivo.
Dopo la maturità classica, nel 1918, Pier Giorgio si era iscritto alla facoltà di Ingegneria Meccanica presso il Regio Politecnico di Torino. Il padre lo avrebbe voluto avvocato come lui, anche per averlo accanto nella direzione del grande giornale del capoluogo piemontese da lui fondato, La Stampa. Che ancora oggi è uno dei più seguiti e più autorevoli giornali italiani.
Lui, invece – come accennato – si era iscritto al corso di Ingegneria perché, diceva: “Voglio diventare ingegnere minerario. Per vivere gomito a gomito con gli operai che fanno il lavoro più duro che esista, i minatori, per aiutarli a migliorare le loro condizioni di lavoro”.
>Cosa che, in un certo qual modo, diede non poca amarezza al papà il quale, nel frattempo, era stato eletto Senatore, e con il suo giornale sosteneva le idee liberali. Mentre Pier Giorgio, invece, portava all’occhiello della giacca il distintivo con lo scudo crociato del nascente Partito Popolare Italiano fondato dal siciliano Don Luigi Sturzo. E sognava di poter sposare la causa dei braccianti e di tutti quegli operai poverissimi, sfruttati nelle fabbriche e nelle terre agricole della “bassa padana”.
L’impegno sociale di Pier Giorgio Frassati
Pier Giorgio sa che i poveri che si ammalano e muoiono nelle soffitte non hanno il tempo di aspettare leggi più giuste e che, quindi, bisogna soccorrerli presto, ora, adesso! È uno studente, e con quel padre che ha, benché facoltoso, di soldi ne vede pochissimi ed è molto spesso “al verde”. Eppure il giovane riesce ad aiutare moltissimi bisognosi, anche nei più remoti sobborghi di Torino. Talvolta lo si vedeva tornare a piedi perché si era addirittura privato degli ultimi spiccioli per il tram. E talora anche senza cappotto, poiché non esitava a toglierselo di dosso se serviva ad un povero.
La sorella Luciana, in un libro edito parecchio tempo fa, ha raccolto oltre cinquecento testimonianze su questo prodigarsi in maniera silenziosa, umile, discreta, di Pier Giorgio senza che nemmeno in famiglia lo sapesse.
I genitori e la sorella lo vedono uscire prestissimo al mattino e tornare tardi la sera. Non sanno delle sue visite ai poveri, e non poche volte papà per questo si arrabbia.
Una notte che Pier Giorgio non rincasa poiché sta passandola al capezzale di un malato in una soffitta, il padre sempre più ansioso telefona senza esito alcuno agli amici, alla questura, agli ospedali.
Solo intorno alle due del mattino si sente girare la chiave nella porta. Pier Giorgio entra e papà subito sbotta: “Di giorno puoi stare fuori quanto vuoi, nessuno ti dice niente. Ma quando fai così tardi, telefona!”.
Il ragazzo lo guarda, e sottovoce risponde: “Ma papà, dov’ero io il telefono non c’era!”.
L’amore mancato
Nelle festose gite in montagna, di cui Pier Giorgio era appassionato, ha cominciato a guardare con più affetto un’amica, Laura Hidalgo, una ragazza orfana e di modeste origini sociali. Se ne è innamorato e desidera sposarla. Temendo, però, che la propria famiglia ne possa essere contraria per l’estrazione sociale “inferiore” della ragazza, preferisce desistere. Rinuncia pertanto a questo suo amore, anche se non ufficialmente dichiarato, per non suscitare ulteriori pesanti discussioni in casa. E non complicare di più i rapporti fra suo padre e sua madre che – come accennato prima – si trovavano già in serie difficoltà.
Tuttavia, questa scelta è per Pier Giorgio causa di non poca sofferenza.
Si avvicina la fine
29 giugno 1925. Nonna Linda, la cara vecchietta che è stata la luce della sua infanzia, è agli sgoccioli della sua lunga vita. Pier Giorgio è sconvolto da questo fatto, ma sta male anche per un’altra ragione.
Nei giorni precedenti ha vegliato dei malati poveri senza badare (come sempre!) se la loro malattia fosse più o meno contagiosa.
Nella tarda mattinata dello stesso 29 giugno, la cameriera Mariscia lo trova a letto, e lo sgrida tra il serio e il faceto perché è la prima volta che lo vede poltrire a letto. Pier Giorgio sorride, ma l’acuto mal di testa ed il pesante mal di schiena non gli passano.
Alcuni giorni dopo, il 3 luglio, papà e la sorella Luciana sono partiti per Pollone ad accompagnare la salma della nonna Linda deceduta purtroppo un paio di giorni prima.
La mamma, invece, è rimasta a casa poiché sfinita dal gran daffare dei giorni precedenti.
A questo punto, il ragazzo non ce la fa più a nascondere il suo male (persistente forte emicrania e addirittura incapacità a deambulare), e sussurra alla mamma: “Sto male. Malissimo!”.
La terribile diagnosi: poliomelite
Nel pomeriggio viene il medico dottor Alvazzi. Trova Pier Giorgio semi-paralizzato. La diagnosi è terribile. Poliomielite concausa di una meningite virale con l’inesorabile paralisi progressiva contro la quale, in quegli anni, non esisteva alcun rimedio. Si tentò, tuttavia, di fare tutto il possibile; il padre fece arrivare addirittura da Parigi un siero sperimentale. Ma fu tutto inutile.
Uno di quei tristissimi giorni, Pier Giorgio, che suda di continuo, chiama con un gesto la sorella Luciana e si fa porgere da lei una busta sulla quale con non poca fatica scrive le sue ultime parole. Sono per l’amico Grimaldi che molto spesso l’accompagna nelle sue visite ai poveri: “Ecco le iniezioni di Converso…”.
Indica alla sorella una scatola di iniezioni e le consegna quella riga quasi del tutto illeggibile. Le iniezioni sono per una famiglia povera della periferia torinese.
Davanti agli occhi di Pier Giorgio, che il male sta inchiodando nella paralisi, c’è il grande quadro luminoso della Madonna portata in Cielo dagli angeli.
Nella vicina stanza, per non farsi sentire, papà piange disperato.
Luciana stringe forte la mano di Pier Giorgio e solo intorno alle ore 19, quando si accorge che la mano del fratello è ormai irrigidita dalla morte, scoppia in un pianto convulso.
Sono in tanti a piangerlo
La voce della sua morte si sparge in poche ore soprattutto nei quartieri periferici più poveri di Torino. Davanti alla porta di casa Frassati, nella vicina chiesa della Crocetta, ci sono centinaia di poveri che pregano Dio e la Vergine santa per lui.
La sera del 4 luglio, la cuoca Ester, sul calendario di cucina di casa Frassati, annota delle parole struggenti: “Ore 7, irreparabile sventura. Povero S. Pier Giorgio! Era Santo e Dio l’ha voluto con se!”.
Ai suoi funerali presero parte molti amici, ragguardevoli personalità, ed i tanti, tantissimi poveri che erano stati aiutati dal giovane Frassati. Per la moltitudine dei partecipanti, qualcuno dei presenti paragonò quel funerale a quello di San Giovanni Bosco, avvenuto sempre a Torino nei primi giorni di febbraio del 1888.
Sepolto in una cappella laterale della navata sinistra del Duomo sempre del capoluogo piemontese, Pier Giorgio Frassati è stato proclamato Beato da Papa Giovanni Paolo II a Roma il 20 maggio 1990. E questo 7 settembre, proclamato Santo da Papa Leone XIV.
Le parole del cardinale Semeraro
“La canonizzazione di Pier Giorgio Frassati – ha detto il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, in occasione della recente Giornata Giubilare dei giovani di Azione Cattolica, lo scorso 29 luglio – è davvero un segno per tutta la Chiesa, una nuova primavera da vivere con gioia e rinnovata speranza. Frassati ha accostato la ragione alla fede, ha messo insieme allegria ed impegno, ha rinnovato l’amicizia con i suoi coetanei non dimenticando la contemplazione e l’adorazione al Santissimo Sacramento.
Ha creduto alla politica come alla più alta forma di carità. E si è speso per i poveri, gli ultimi, nel silenzio della sua vita ordinaria.
Un santo che oggi serve più che mai a tutta la Chiesa; un santo ‘laico’ di tutti i giorni, della prossimità e della speranza. Un santo ordinario e per questo sicuramente straordinario”.
Ecco perchè, come San Giovanni Bosco ed altri santi, a partire da oggi, anche Pier Giorgio Frassati viene annoverato fra i grandi santi sociali torinesi e – diremmo – un campione di carità e di benevolenza verso gli altri. Un vero e proprio benefattore dell’umanità.
Giuseppe Portale
