Pittura / Antonino Bonaccorsi, detto “il Chiaro”, lasciò ritratti e pregiate opere sacre

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Antonino Bonaccorsi

La storia del territorio acese testimonia come, nel corso dei secoli, numerosi artisti abbiano lasciato un’impronta significativa del loro talento nelle principali chiese della nostra comunità. E come, durante il secolare cammino storico, i nostri Padri, a costo di enormi sacrifici, hanno voluto arricchire questi sacri luoghi di culto con opere di grande valore artistico. Il loro amore e la loro particolare devozione hanno guidato il pennello dei pittori o lo scalpello degli scultori, consegnando a tutti noi un enorme patrimonio di arte e di fede.

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Antonino Bonaccorsi

Tra coloro che più hanno contribuito a questo patrimonio spicca la figura di Antonino Bonaccorsi, detto “il Chiaro“, annoverato tra i maggiori ritrattisti siciliani dell’Ottocento. Nel bicentenario della sua nascita, desideriamo rendergli un doveroso omaggio, ricordandone la figura e l’importante eredità artistica.

Antonino Bonaccorsi nacque nella popolosa frazione acese di Aci Platani, precisamente nel quartiere della Pietà, dal dottor Lucio Bonaccorsi e da Giuseppa Galassia, il 20 giugno 1826. Com’era usanza delle famiglie borghesi fu avviato agli studi classici, che ben presto abbandonò. Perché in lui sin da bambino vi era la vocazione all’espressione artistica, che egli manifestava con disegni estemporanei, usando come mezzo soprattutto la carbonella.

L’arte pittorica alla quale si dedicò con grande passione lo portò alla scuola del catanese Luigi Gandolfo, che lo iniziò alla disciplina del disegno, coltivando e migliorando in lui le notevoli inclinazioni native. Gli anni passati sotto il Gandolfo furono decisivi per ciò che riguarda la formazione artistica. Successivamente si trasferì a Roma, dove era molto noto il ritrattista siciliano Giuseppe Carta, il quale affinò il giovane, facendone uno dei suoi maggiori discepoli. Nella capitale dello Stato Pontificio, sotto la sapiente guida del Carta e del Coghetti, frequentò l’Accademia di San Luca, dove ottenne diversi riconoscimenti.

Antonino Bonaccorsi fu soprannominato “il Chiaro”

Antonino Bonaccorsi aderì agli ideali liberali e patriottici del Risorgimento, prendendo parte agli eventi della Repubblica Romana del 1848/1849. Le sue convinzioni antiborboniche lo resero bersaglio della polizia del Regno delle Due Sicilie, costringendolo a rifugiarsi a Firenze. Qui visse in esilio fino al 1860, anno della caduta del regime borbonico. Questa esperienza influenzò profondamente sia la sua vicenda personale sia il suo percorso professionale. La forzata dimora a Firenze gli permise di studiare soprattutto i capolavori della Galleria Pitti.

Ritornato nella sua Acireale, iniziò la lunga carriera di ritrattista, dedicandosi nel contempo anche alla realizzazione di opere di carattere religioso. Venne soprannominato “il chiaro” per via della sua particolare tecnica pittorica, che prediligeva una tavolozza dai colori limpidi e luminosi.

San Filippo Neri nella chiesa dei Padri filippini Acireale
San Filippo Neri, chiesa dei Padri Filippini, Acireale

Uno dei primi lavori, successivi alla parentesi romano-fiorentina, fu un dipinto commissionato dal parroco di Castiglione: La madre di Giacomo e Giovanni, moglie di Zebedeo. L’opera raffigura la madre dei due apostoli mentre, alla presenza degli altri discepoli, supplica Gesù affinché, nel Regno dei Cieli, conceda ai suoi figli di sedere uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra.

Nel 1865 vide la luce La Pietà, commissionata dalla chiesa madre di Linguaglossa. Nella chiesa era conservato un antico dipinto della Pietà, ormai in condizioni tali da renderne necessaria la sostituzione. L’incarico venne quindi affidato al Bonaccorsi, che lavorò all’opera per due anni. Il dipinto colpisce non solo per la sua notevole qualità artistica, ma anche per le sue imponenti dimensioni (3,61 × 2,58 m). Ancora oggi è collocato nella navata sinistra della chiesa, accanto alla cappella del Santissimo Sacramento.

Risalgono allo stesso periodo anche il San Filippo Neri, conservato nella chiesa dell’Oratorio dei Padri Filippini di Acireale. E anche il San Giovanni Battista che predica nel deserto. Quest’ultimo si trova nella Basilica di San Sebastiano, nella nicchia del secondo altare della navata destra, accanto alla sacrestia.

Il ritratto del celebre soprano Emma Albani è conservato nella Biblioteca Zelantea

Nel 1870 il pittore acese ricevette l’incarico di eseguire il ritratto del celebre soprano Emma Albani, su iniziativa del sindaco di Acireale e per volontà della nobiltà cittadina. Il Teatro Bellini era stato da poco ultimato e, in occasione della sua inaugurazione, venne rappresentata La sonnambula, nella quale si esibì la celebre artista. Il ritratto è oggi conservato presso la Biblioteca e Pinacoteca Zelantea.

Processo a Santa Lucia nell'omonima chiesa di Acicatena
Processo a Santa Lucia, nell’omonima chiesa di Acicatena

Nel 1875 una nuova pala d’altare contribuì ad accrescere ulteriormente la sua fama: il martirio di San Sebastiano, eseguito per la chiesa Madre di Riposto, dove è tuttora conservato. Nello stesso periodo il primo vescovo della diocesi di Acireale, mons. Genuardi, commissionò al Bonaccorsi un dipinto raffigurante San Gerlando, santo del quale il prelato portava il nome. Nella cattedrale di Acireale si conserva anche la bellissima tela dell’Immacolata Concezione.

Nel 1879 si realizzò un altro grande dipinto destinato a impreziosire una delle chiese del territorio. Santa Lucia, raffigurante la santa martire durante le persecuzioni romane che interessarono la Sicilia tra il 285 e il 313 d.C.

Ad Antonino Bonaccorsi appartiene la morte di San Giuseppe, che troviamo collocata nel lato destro del presbiterio della chiesa Madre di Aci Platani.
La tela, appartenente alla chiesa filiale di San Giuseppe, fino a qualche tempo fa veniva conservata nell’Istituto Maria SS. del Monte Carmelo annesso alla stessa chiesa. Il dipinto, realizzato nel 1889 e restaurato da Francesco Contarino nel 1994, raffigura l’istante della morte di san Giuseppe tra Maria e Gesù, la prima a destra e il secondo davanti al letto dove il santo Patriarca è disteso. Analogamente a tante altre opere, il Bonaccorsi utilizza l’effetto provocato da un potente raggio di luce che partendo dall’alto, dove è raffigurata la colomba (segno dello Spirito Santo), squarcia il cielo e illumina il corpo morente del santo Patriarca.

Bonaccorsi ritrattista di personaggi della nobiltà e della borghesia siciliana

La morte di San Giuseppe chiesa Madre Aci Platani
La morte di San Giuseppe chiesa Madre Aci Platani,

Come già ricordato, fu anche uno dei maggiori ritrattisti dell’Ottocento. Molto richiesto dalla nobiltà e dalla borghesia siciliana. Tra i ritratti più noti figurano quelli di Lionardo Vigo, Agostino Pennisi di Floristella, Giambartolo Romeo, Giuseppe Ragonisi. E numerosi professionisti e personalità della società acese.

Il 6 gennaio 1884 veniva intanto insignito dell’Ordine Cavalleresco della Corona d’Italia, titolo che gli procurò la nomina a socio onorario della Società Operaia acese di Mutuo Soccorso (già lo era dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici). E l’offerta delle insegne del cavalierato da parte degli amici e di un gran numero di ammiratori.

Il suo carattere poliedrico lo spinse a impegnarsi anche nella vita politica della nostra Acireale. In occasione delle elezioni amministrative del luglio 1879 si candidò al Consiglio comunale, ottenendo 364 voti complessivi. Particolarmente significativo fu il consenso raccolto nella frazione di Aci Platani, dove conseguì ben 262 preferenze. Un risultato notevole se si considera che ancora non era consentito votare alle donne. Paradossalmente, nonostante fosse stato eletto soprattutto grazie ai voti della popolosa frazione di Aci Platani, non riuscì mai a dimostrare una particolare sensibilità verso le sue esigenze.

Un politico poco attento alle esigenze del suo paese

Se Antonino Bonaccorsi sotto il profilo artistico fu grande, non possiamo dire altrettanto per il suo impegno politico. A testimonianza del poco interesse nei confronti della popolosa frazione acese, vi sono le parole dell’anziano Giovanni Gaetano Mariano Filetti, riportate dal cronista della Gazzetta di Acireale in un articolo intitolato Il lamento del vecchio, pubblicato il 29 agosto 1881 (n. 34). L’anziano, nel denunciare la difficile situazione di degrado e di quasi totale abbandono in cui versava Aci Platani in quel particolare momento storico, accusava quei cittadini platanesi che avrebbero potuto intervenire e non lo avevano fatto. E, alludendo all’ingratitudine dei figli nei confronti della propria terra natia, scriveva che tutto era stato possibile anche «col consenso di Ninuzzo, a cui tante volte perdonai la sferza, quando non facea altro che tingermi con la carbonella le pareti della mia casuccia».

Gli ultimi anni di vita dell’artista furono segnati dal precario stato di salute. La malattia che lo affliggeva da tempo ne stroncò l’esistenza il 21 febbraio 1897. Aveva 71 anni. Dalla cronaca dei funerali, riportata dal quotidiano La Patria del venerdì 26 febbraio 1897 n. 9, risalta il cordoglio della città che prese parte alle esequie con «folla immensa di popolo».

In piazza S. Michele il dr. Filippo Scionti diede l’estremo addio a nome della famiglia. Il sig. Alfio Grassi Carpinati per le due Accademie e per il Municipio. A nome degli artisti acesi, lessero il saluto dello scultore Michele Spina che non potè essere presente a causa di malattia.

A distanza di quasi un secolo dalla sua scomparsa, il Comune di Acireale volle ricordare l’illustre artista dedicandogli una via in quella Aci Platani che lo vide nascere e crescere. Infatti, la secolare via Fumo divenne, negli anni Settanta, via Antonino Bonaccorsi.

                                                                     Giovanni Centamore