Progetto ONFOODS / All’Università di Catania si parla di sostenibilità, territorio e ruolo del consumatore

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Venerdì 12 dicembre, nella Sala del Coro di Notte del Monastero dei Benedettini dell’Università di Catania, si è tenuto il workshop finale dal titolo “Filiere agroalimentari sostenibili: stato dell’arte e risultati di indagini empiriche”, riguardanti il progetto ONFOODS, il cui focus è la sostenibilità. Per l’esattezza, si parla di “Research and innovation network on food and nutrition Sustainability and Security – Working On Foods”.

Progetto ONFOODS / Cos’è? La parola chiave è “sostenibilità”

Il progetto PNRR ONFOODS, partito nel 2022, ha lo scopo di migliorare il benessere della popolazione agendo su più fronti. La cultura della sostenibilità parte innanzitutto dal produttore, dalle scelte che fa e la distribuzione del quale si occupa. Si trasferisce poi al consumatore, che deve essere educato e formato, soprattutto attraverso un’ottimale campagna di comunicazione.

Al suo interno si trova la collaborazione di più università, con un rapporto non solo multidisciplinare ma anche interdisciplinare. Già solo nell’Ateneo di Catania vi è il coinvolgimento di tre dipartimenti: Dipartimento di Economia e Impresa (DEI), Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente (Di3A), Dipartimento di Scienze della Formazione (DISFOR). A questi collaborano altre realtà, diverse da quest’ultime ma sempre con il medesimo scopo: tra le tante vediamo l’Università di Parma, l’Università di Milano-Bicocca, il Politecnico di Milano, l’Università di Bari Aldo Moro, l’Università di Napoli Federico II, e così via.

Progetto ONFOODS e sostenibilità / Riflessione attorno al tema

Il termine “sostenibilità” è ormai una parola con un significato profondo, ma inflazionato. Viene utilizzata in contesti dove non si dovrebbe e vi si accostano significati che non le appartengono, andando così a perdere di impatto e di importanza. Ciò che serve è riportarla all’attenzione di tutti, con consapevolezza, ponendo degli obiettivi.

A questo si oppone la voce portata avanti da decenni secondo cui si deve produrre sempre di più perché c’è un incremento di popolazione. In realtà si buttano circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo sufficienti a sfamare più di 2 miliardi di persone al mondo, più di quelle che ora sono sottoalimentate. In questo scenario gli enti di istruzione sono importanti, perché mirano a formare i giovani cittadini creando consapevolezza, conoscenza e coscienza delle proprie azioni. Ad esempio l’Università, con i dottorati di ricerca, master o corsi di formazione, si pone questi obiettivi attuando uno scambio generazionale e aprendosi al territorio.

Progetto ONFODDS e sostenibilità / Cosa ne pensa il consumatore?

Il perno centrale della sostenibilità è il consumatore. Per poter ridare valore alla filiera agroalimentare, e quindi farla crescere, deve capire l’importanza delle piccole azioni, essere consapevole delle proprie scelte. Vediamo però che davanti alla possibilità di scelta, solo il 30% dei consumatori è disposto a spendere per un prodotto sostenibile, e di questa percentuale solo tra il 10% e il 20% lo fanno effettivamente al momento di prendere in mano il portafoglio. Tutto ciò nasce soprattutto dalla stagionalità.

Essa si è persa totalmente a causa del sistema dell’industria, che spinge verso l’opposto. È proprio questo che dà origine a tutto, ed è proprio questo che dà valore alla scelta sostenibile. I prodotti a km 0 iniziano ad assumere un significato nella relazione tra produttore e consumatore, ma deve essere implementata attraverso una campagna di comunicazione. Senza questa, sempre meno cittadini prenderanno scelte consapevoli e sostenibili.

Catania slide ONFOODSProgetto ONFOODS e sostenibilità / Università e non solo: gli interventi di altri enti

Durante questo incontro sono intervenuti anche rappresentanti di altri enti, esterni alle Università ma sempre con un occhio puntato alla sostenibilità:

  • Slow Food: grazie al progetto “Orti a scuola” fa avvicinare i giovani cittadini alla conoscenza dell’ambiente, della buona alimentazione e della stagionalità. Ciò che è considerabile sostenibilità è il diritto dell’uomo al cibo buono, pulito e giusto.
  • Coldiretti: L’agricoltura è un settore che si evolve. L’evoluzione può partire dal cliente, che è sempre più etico nella spesa, con uno sguardo all’etichetta e alla filiera. Ma può anche partire prima: dall’agricoltore. Il primo aspetto della sostenibilità di quest’ultimo è la conoscenza, percepire le necessità di una pianta e collegarle al territorio.
  • CIA: Gli agricoltori sono i primi attori nella produzione, e come tali hanno bisogno di essere seguiti e tutelati. Ciò avviene attraverso il processo di formazione, seguendo il loro percorso; salvaguardare la loro salute con cibo controllato, autentico e sano; eseguire ripetuti controlli per la loro sicurezza.
  • ONAV: Il centro del progetto è creare consapevolezza nei consumatori italiani. La sostenibilità avviene anche attraverso percorsi di analisi sensoriale del vino, che comprendono in aggiunta integrazione con corsi per non vedenti e ipovedenti, che prossimamente si potranno integrare con le aziende. Sostenibilità è anche sostenere i piccoli produttori: dovendo competere con i grandi, per gli eventi c’è la possibilità di avere gratuitamente uno stand. Così da avere la possibilità di poter raccontare e presentare il vino ai consumatori.
  • Longaevitas APS: C’è in cantiere una proposta di legge per introdurre l’insegnamento di educazione alimentare, ambientale e stili di vita sani. Ciò riguarda le scuole, enti di istruzione e formazione, Forze Armate, Forze di Polizia e Pubblico Soccorso.
  • Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali: La conoscenza e il sapere sono il futuro. Gli agronomi hanno un ruolo strategico nel processo agricolo di produzione. Dopo quello c’è la trasformazione del prodotto ed entra in gioco il tecnologo alimentare. Deve accompagnare l’imprenditore e aiutarlo a fare delle scelte, consapevole che anche le piccole cose possono fare la differenza.
  • Ordine dei Tecnologi Alimentari: Bisogna fare attenzione alle aziende che si vestono di sostenibilità, comunicando correttamente e facendo attenzione che si capisca cosa vuol dire sostenibile: il 40% della popolazione pensa che sostenibile vuol dire alimentazione sana, ma non è legato solo a questo concetto. Si pensa che fare la conserva di pomodoro a casa sia più sostenibile di quella comprata. In realtà, in proporzione, l’acqua consumata a casa sarebbe maggiore rispetto all’industria. L’importante è la corretta comunicazione del concetto.

Progetto ONFOODS e sostenibilità a Catania

I mercati all’ingrosso hanno un ruolo fondamentale nell’educazione del consumatore

Sono strutture che lavorano 6 giorni su 7 e all’interno ci passano migliaia di lavoratori. Con un meccanismo ben riuscito si riesce a distribuire cibo fresco sulle tavole degli italiani. Vediamo, quindi, un presidio di distribuzione del fresco. Il mercato diventa un luogo di sostenibilità importante, con il prodotto stagionale che ne è il fulcro. L’obiettivo è quello di abituare i consumatori alla stagionalità e ai suoi prodotti. Vediamo, per esempio, che il 90% del pesce che mangiamo è importato, e preferiamo questo anziché un pesce pescato nel nostro territorio in specifici periodi dell’anno. Il punto finale deve essere indurre consapevolezza al momento dell’acquisto.

Progetto ONFOODS e sostenibilità a Catania / Risultati e conclusioni

Sono stati presentati numerosi studi portati avanti dalle diverse università, tutte con il medesimo scopo finale. Da Milano un progetto ha riguardato possibili azioni, strumenti e strategie del pubblico/privato per promuovere sostenibilità della filiera agroalimentare e del consumo. Tutto questo eseguito all’interno dell’Ateneo, con lo sviluppo di linee guida per incrementare le food policy. Un altro, invece, è stato eseguito per sviluppare uno strumento per aiutare gli agricoltori a misurare la sostenibilità. Si sono focalizzati sulle PMI (piccole e medie imprese), lo sviluppo di una app con l’ausilio di Excel e il rilascio di più versioni per poter aggiornare e renderne maggiormente semplice l’utilizzo da parte degli agricoltori.

L’Università di Parma ha portato i risultati di un progetto sui consumatori e i comportamenti alimentari sostenibili. L’obiettivo era promuovere scelte alimentari sane e sostenibili e comprendere i comportamenti del consumatore, coinvolgendo i cittadini nei processi decisionali. Il tutto attraverso l’analisi delle etichette e l’influenza di queste, la promozione di scelte salutari in contesti di vulnerabilità economica e l’identificazione degli stakeholder coinvolti nella distribuzione del cibo per la popolazione di insicurezza alimentare. Un altro progetto riguardava l’analisi sulle filiere del biologico e sui mercati contadini, analizzando il loro impatto sull’economia locale. Il focus qui si è incentrato maggiormente sul contesto fisico, economico, politico e socioculturale in cui i consumatori interagiscono. Il sistema alimentare, quindi, entra in contatto con le decisioni sull’acquisto, la preparazione e il consumo del cibo.

Progetto ONFOODS sulla sostenibilità a Catania: l’esperienza dell’Università di Napoli

L’Università di Napoli si è concentrata sulle malattie croniche date dall’alimentazione, con un esperimento sulla riduzione del consumo di carne rossa e ultra processata. L’Università di Bari ha sviluppato un sistema di etichettatura per determinare la qualità di prodotti ortofrutticoli locali. Ha anche definito quali sono le caratteristiche principali di un prodotto che influenzano il suo prezzo di mercato, con implicazioni di sviluppo sostenibile: tra queste troviamo il certificato di gluten free (+ 45.86%), la vendita su E-commerce (+ 28.69%) oppure una maggiore quantità di proteine (+ 21.33%).

Infine, l’Università di Catania ha analizzato il caso dell’Arancia Rossa IGP e come le etichette di qualità influenzano il comportamento dei consumatori. Il focus si è incentrato sull’analisi dei dati, e come i cittadini si relazionano con questo prodotto. Essi sono molti attenti al consumo di arance nel periodo di raccolta, e le consumano quindi fresche. Inoltre giustificano il prezzo più alto a causa del marchio e quindi maggiore qualità. In tutto questo, ONFOODS non si pone come punto di arrivo, ma di partenza. Con tutti gli strumenti a disposizione bisogna relazionarsi non solo all’interno del circolo ma anche e soprattutto verso l’esterno. L’obiettivo deve essere la condivisione e la formazione, facendo convergere tutti verso un mondo più sostenibile.

Dario Ligato