Racconti / Inedito_5: Il barbone

A volte l’apparenza inganna…

Qualche tempo fa, un barbone si aggirava nei pressi della vecchia stazione ferroviaria di Acireale. Sembrava giovane, ma il suo aspetto era inequivocabile: barba lunga, capelli arruffati, abbigliamento trasandato, un vecchio soprabito liso e sdrucito buttato sulle spalle, occhi stralunati, come di chi dorme poco e male. E poi c’era il comportamento: si avvicinava alle persone chiedendo qualche spicciolo o qualcosa da mangiare, cercando nel contempo di attaccar bottone. Lo hanno incontrato, un sabato pomeriggio, un gruppo di ragazzi, scout convenuti ad Acireale da tutta la Sicilia per un campo regionale di specializzazione di due giorni. Erano scout del “clan”, cioè della fascia d’età che va dai 16 ai 20 anni, e si erano dati appuntamento in quel luogo, per poi spostarsi a piedi nella sede dove si sarebbe tenuto il campo, a qualche centinaio di metri di distanza. I capi che erano venuti ad accoglierli conoscevano bene quel barbone, nei confronti del quale manifestavano una certa confidenza e condiscendenza, ma ad un certo punto gli fecero capire in maniera gentile, ma decisa, di non importunare i ragazzi.

                  Ma quale non fu la sorpresa degli stessi ragazzi, una mezz’oretta dopo (il tempo di spostarsi dalla vecchia stazione alla sede scout) nell’incontrare, tra i capi-campo, un giovane che assomigliava preciso al barbone di prima: questi, però, a differenza del barbone, aveva la barba rasata e i capelli in ordine, vestiva in perfetta uniforme scout ed era sorridente e gentilissimo con tutti. Solo gli occhi sembravano gli stessi. Ma era proprio lui, il barbone di prima, o no? Troppo poco tempo era passato, per potere spiegare un cambiamento così radicale, nell’abbigliamento e nell’aspetto fisico; soprattutto la barba – prima lunga e incolta, poi perfettamente rasata – lasciava perplessi! Il dubbio continuò ad assillare i ragazzi per tutto il pomeriggio e buona parte della giornata successiva.

                  Durante il campo parlarono di accoglienza, di inclusione, di accettazione dei diversi; ebbero quindi modo di approfondire argomenti che conoscevano bene e di cui parlavano spesso nei loro incontri, argomenti che i capi, anche con esempi concreti e giochi di ruolo, cercavano di spiegare ai ragazzi e che i più grandi illustravano poi ai più piccoli, affinché le cose apprese venissero anche messe in pratica nella propria vita quotidiana: a scuola, nel quartiere, nel proprio contesto sociale. Finché l’ultimo pomeriggio, con grande sorpresa di tutti, si ripresentò il barbone della vecchia stazione, tutto imbacuccato nel suo soprabito sdrucito e col bavero rialzato sul collo. Però stavolta aveva un grande sorriso cordiale e accattivante stampato sulle labbra e, superati i primi momenti di disorientamento dei presenti, si tolse il vecchio soprabito mostrando, sotto, la perfetta uniforme scout con la quale aveva partecipato anche lui al campo insieme con gli altri; una rapida sistemata ai capelli completò l’opera e svelò il mistero. Quella figura faceva parte del percorso educativo organizzato dai capi-campo, e Daniele, uno dei capi anziani, si era prestato ad interpretarla. Restava solo la barba lunga, ma per quella bastava un rapido colpo di rasoio per eliminarla, così come Daniele aveva fatto il giorno prima, precedendoli in sede e sistemandosi adeguatamente per accogliere i giovani partecipanti. Ma è l’abbigliamento o il modo di presentarsi, ciò che conta nelle persone? O non è piuttosto ciò che sta dentro – nel cuore e nell’anima – ciò che importa e contraddistingue una persona? Il proprio fratello, comunque sia vestito e comunque sia pettinato, con la barba lunga o appena rasata, lo riconosciamo sempre e comunque! Anche Cristo, quando si spostava da una località all’altra della Palestina, quando entrava in un villaggio dopo una lunga camminata, poteva anche essere sporco e sembrare un altro, ma i suoi discepoli lo riconoscevano sempre e comunque, perché restavano immutati la sua natura ed il suo modo di essere e di insegnare.

                  E così i giovani scout hanno capito in tale occasione, meglio che con qualunque lezione teorica, che bisogna sempre accettare ed accogliere gli altri, senza guardare l’abbigliamento o l’aspetto fisico. E Cristo, anche se è sporco e malvestito, bisogna sempre saperlo riconoscere ed apprezzare, anche oggi.

Nino De Maria