Sono 5,4 milioni le persone straniere in Italia, pari al 9,2% del totale della popolazione italiana. Una dinamica demografica che continua a crescere e assume sempre più caratteristiche di stabilità. I cittadini stranieri regolarmente residenti vivono soprattutto al Centro-Nord. Ai primi posti come nazionalità permane la Romania, seguita da Marocco, Albania, Ucraina e Cina. In aumento i nuovi arrivi dal Perù e soprattutto dal Bangladesh, che è oramai tra le prime nazionalità per nuovi rilasci di permesso di soggiorno.
E’ quanto emerge – illustra una nota stampa – dal XXXIV Rapporto Immigrazione Caritas/Migrantes presentato a Roma. L’edizione 2025 (392 pagine con la firma di 48 curatori) è dedicata ai “Giovani, testimoni di speranza”.
I giovani stranieri, nati o cresciuti in Italia, sono infatti i protagonisti silenziosi della trasformazione del Paese.
“La scuola italiana, spesso lasciata sola, svolge un ruolo decisivo – osserva nell’introduzione monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Conferenza episcopale italiana. – Ma occorrono politiche lungimiranti, che non si limitino a gestire l’emergenza ma investano con serietà nel futuro. La cittadinanza, il riconoscimento giuridico, la possibilità di sentirsi pienamente parte della comunità nazionale sono passaggi sempre più indispensabili”.

Rapporto Migrantes / 304 milioni di migranti internazionali nel mondo
Nel mondo sono 304 milioni i migranti internazionali (gennaio 2025), più del doppio rispetto al 1990, quando erano 153 milioni. Si è passati dal 2,9% della popolazione mondiale al 3,7%, una percentuale invariata negli ultimi anni. Sono aumentati invece in maniera molto significativa i profughi e gli sfollati: a fine 2024 hanno raggiunto la cifra record di 123,2 milioni.
370.000 nascite, il 21% dei nuovi nati ha almeno un genitore straniero. Nel 2024 le nascite in Italia sono state circa 370mila, con oltre il 21% dei nuovi nati con almeno un genitore straniero. Le acquisizioni di cittadinanza sono state 217mila. La presenza straniera contribuisce alla tenuta demografica, soprattutto nelle aree interne. I motivi familiari (43,7%) e di lavoro (40,7%) continuano a rappresentare la gran parte dei permessi di soggiorno: solo il 7,2% sono legati ad asilo, protezione internazionale o speciale.
Occupazione e lavoro: il 10,5% della popolazione. Gli occupati stranieri sono oltre 2,5 milioni (10,5%). Il tasso di occupazione per i non comunitari è al 57,6%, contro il 61,3% generale. La disoccupazione tra gli stranieri è al 10,2%, mentre tra gli italiani è al 6,1%. Preoccupa il dato sull’inattività, che aumenta del 6,1% per gli stranieri non comunitari.
Nel 2024 sono stati attivati 2.673.696 rapporti di lavoro con cittadini stranieri, pari al 25% del totale.
Tra le criticità: la diffusione del caporalato, la bassa partecipazione degli stranieri alle attività formative e le incognite legate al futuro della care economy. Il mercato del lavoro italiano, osserva il Rapporto, mostra però “una crescente dipendenza dalla manodopera immigrata, indispensabile per industria, servizi e welfare”. In agricoltura, i lavoratori stranieri superano le 426mila unità. Qui il numero di stranieri è raddoppiato dal 2010 al 2024 e oramai riguarda un lavoratore agricolo su 3.

Rapporto Migrantes / Il 35% degli stranieri vive in povertà
Il 35,1% degli stranieri è in povertà. Il 35,1% dei cittadini stranieri vive in povertà (tra i cittadini italiani la percentuale è pari al 7,4%), ossia 1.727.000 persone. Vale a dire che uno straniero su tre è povero.
Tra le cause principali: disoccupazione (50,9%) e lavoro povero (24,7%). Gli stranieri rappresentano il 30,3% dei 5,7 milioni di poveri assoluti in Italia.
910.984 alunni stranieri nelle scuole italiane (11,5%). Gli alunni con cittadinanza non italiana sono 910.984 (11,5%). La maggior parte è nata e cresciuta in Italia, ma resta priva di cittadinanza formale. Il Rapporto invita a costruire legami e spazi di inclusione a partire dalla scuola, anche alla luce di recenti episodi di disagio giovanile enfatizzati dalle cronache.
Salute e condizioni di vita. Nel 2023 i ricoveri di cittadini stranieri sono stati il 6,6% del totale. Le diagnosi più frequenti riguardano gravidanza e parto (22,2%). Crescono le malattie croniche e i rischi professionali, soprattutto nei lavori usuranti.
Arrivano i primi segnali dell’invecchiamento della popolazione straniera, con un aumento delle malattie croniche non trasmissibili.
Rapporto Migrantes / Stabile il numero dei detenuti stranieri
Criminalità e devianza minorile. Al 31 dicembre 2024, i detenuti stranieri erano 19.694 (31,8%). “E’ una percentuale stabile rispetto agli anni precedenti – sottolineano Caritas e Migrantes -, nonostante la narrazione pubblica alimenti la percezione di crescita incontrollata dalla criminalità straniera”. Il Rapporto registra però il crescente disagio tra le fasce giovanili e un campanello d’allarme sono i 5.100 (23%) minori stranieri (con prevalenza da Marocco, Tunisia ed Egitto) presi in carico nel 2024 dagli Uffici di servizio sociale per i minorenni.

Sport: praticato solo dal 35,2% delle ragazze straniere. Spicca un dato tra tutti, che evidenzia disparità di genere: solo il 35,2% delle ragazze straniere pratica sport, contro il 62,3% delle italiane. Lo sport è strumento di coesione, ma persistono barriere e discriminazioni. Caritas e Migrantes si dicono preoccupate per il fenomeno dello sport trafficking, soprattutto nel calcio, basket, baseball e atletica.
Tweet negativi contro gli stranieri
Comunicazione e hate speech. Nel 2024, il 50% dei tweet negativi è stato misogino. A seguire gli attacchi contro stranieri, musulmani, disabili e comunità LGBTQIA+. Le retoriche violente spesso combinano più fattori discriminatori (donne e straniere, ad esempio).
Appartenenza religiosa: il 51,7% è cristiano. All’inizio del 2025, il 51,7% degli stranieri residenti in Italia è cristiano, pari a circa 2,8 milioni di persone. Di questi, 1,5 milioni sono ortodossi (28,5%), 900mila cattolici (16,6%), 143mila evangelici (2,6%), 92mila copti e 135mila appartenenti ad altre confessioni cristiane. I musulmani sono circa 1,7 milioni (31,1%), provenienti soprattutto da Marocco, Bangladesh e Pakistan. Seguono 178mila buddisti (3,3%), 117mila induisti (2,2%) e circa 120mila fedeli di altre religioni, inclusa quella sikh. In calo gli atei e agnostici: 507mila (9,3%). I migranti costituiscono “un importante stimolo per la riscoperta di una religiosità che dia senso e significato alla propria esistenza – conclude il Rapporto -, rispetto alla crescente distanza dalla pratica religiosa e dalla dottrina, allo spopolamento delle chiese e al crescente analfabetismo religioso”.
Patrizia Caiffa
