Religione e Autismo / Come le persone autistiche percepiscono Dio

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Molte persone con caratteristiche afferenti all’autismo vivono un rapporto conflittuale con la religione o tendono all’ateismo. Questo invita ad una riflessione.

Come le persone affette da autismo percepiscono la religione e Dio?

Alla domanda si può rispondere in diversi modi. C’è chi tende ad esaltare la “razionalità” autistica e chi a patologizzare ed infantilizzare eccessivamente la condizione pur di giustificare questa discrepanza. Certo i tratti autistici esistono e, nel bene e nel male, sono intrinsechi all’individuo. Tuttavia, non determinano il suo destino nella fede. Piuttosto a influenzare maggiormente lo sviluppo spirituale d’un individuo autistico sono contesto sociale e familiare, tratti della personalità ed istruzione. Gli stessi che influenzano lo sviluppo spirituale d’un individuo neurotipico (soggetto non autistico).

Come una persona autistica viene educata nella fede

Tuttavia, è stato evidenziato che cambia spesso il come una persona autistica viene educata nella fede. Studi recenti come Whitehead sulla Religione e la Disabilità e Szabolcs sull’Autismo e la Religione, evidenziano come i parenti, avendo meno aspettative per i figli autistici, tendono ad investire meno nel loro percorso spirituale. E, quanto peso le persone autistiche danno ai diversi aspetti della fede rispetto ai neurotipici. Ad esempio, tendenzialmente hanno più difficolta a figurarsi un rapporto con Dio, ma possono riconoscere ed apprezzare aspetti particolari della filosofia d’una dottrina.

Sul fronte più negativo, spesso si sviluppa una dipendenza dalla dinamica premio/punizione e del concetto paradiso/inferno, spesso vissuta in modo estremamente rigido (tristemente anche in modo patologico in molti casi). Insomma, non si può affermare che le persone autistiche siano meno predisposte alla religiosità. Ma, il modo in cui tutti sono abituati a viverla spesso va in conflitto col loro.

Insegnare la religione ad una persona autistica

Inoltre, insegnare la religione ad un bambino autistico è molto più delicato. Non perché esso la recepisca male, ma perché il modo in cui la percepisce il genitore probabilmente è diverso da come la percepirà lui. A questo riguardo, sono illuminanti le parole di Cristo presenti nel Vangelo: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. (…) Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte. (…) né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. (…) Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli“.

Autismo e preghiera

Inoltre, gli studi dimostrano che le persone autistiche che credono, tendono a pregare di più rispetto ai neurotipici e ad essere molto più attivi nelle comunità di fede. Oltre ciò, spesso si documentano assiduamente sui testi sacri e danno molto credito all’autorità religiosa. Ma, come già accennato, purtroppo spesso la cosa può finire in fobia o in ossessione, anche quando in apparenza vivono senza problemi.

In definitiva, quando si parla di autismo lo si fa spesso in modo vago. Si parla di “inclusione“, ma a malapena si considerano persone come soggetti dotati di una propria interiorità di cui si sta parlando. Quello della religione è l’esempio perfetto del problema della doppia empatia. Ci troviamo di fronte a due strade diverse e a due modi di processare il mondo, ma che comunque portano a Dio. Da un lato, ci sono persone che magari soffrono e vivono nel terrore dell’inferno e vengono completamente ignorate dalla propria comunità. O perché no, dall’altro, esempi di virtù che si chiedono come mai a tutti gli altri non venga così naturale esser tanto devoti.

Nadia Striano