Ambiente / In Sicilia, tre province tra le peggiori d’Italia in raccolta RAEE

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Può la Sicilia trovare dei vantaggi dalla raccolta dei RAEE?
Può la Sicilia trovare dei vantaggi dalla raccolta dei RAEE?

Per un quadro orientativo rispetto al rapporto tra la Sicilia e lo smaltimento di RAEE, il nuovo Rapporto Annuale pubblicato dal Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE) del 2025 mette in luce una forte difficoltà. L’isola è segnata da un calo della raccolta che riflette le critiche di disparità tra Nord e Sud del Paese. Questo documento rappresenta la pubblicazione ufficiale che aggrega e analizza i volumi di rifiuti elettronici intercettati su tutto il territorio nazionale durante l’ultimo anno dai vari Sistemi Collettivi dei produttori.

L’acronimo RAEE sta per Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche: frigoriferi, lavatrici, televisori, computer, lampadine, ecc. Si tratta di rifiuti che sono difficili da smaltire, dannosi per l’ambiente, e sono disciplinati da una normativa distinta da quella dei rifiuti ordinari. Il sistema di raccolta si fonda sul principio della “responsabilità estesa del produttore“: chi immette queste apparecchiature elettroniche o elettriche sul mercato (i produttori) è responsabile del suo smaltimento a fine vita. I produttori si organizzano in consorzi, i Sistemi Collettivi, coordinati dal Centro di Coordinamento RAEE (CdC RAEE), un ente pubblico che si occupa di supervisionare tutto il sistema a livello nazionale.

Di cosa si occupa il Centro di Coordinamento RAEE e cosa sono i Sistemi collettivi

Il CdC RAEE è il centro di comando che organizza il ritiro e il riciclo dei rifiuti elettronici in tutta Italia. In parole semplici, è un ente che assicura l’equa e uniforme raccolta di questo genere di rifiuti. Non organizza fisicamente lo smaltimento, di questo si occupano già i Sistemi collettivi. Come previsto dal decreto legislativo 49/2014 (il testo che disciplina l’intero sistema RAEE), chi immette sul mercato un’apparecchiatura elettrica o elettronica (AEE) è responsabile sia delle sua corretta gestione che del suo corretto smaltimento.

Il fine vita delle AEE deve rispettare gli standard rigorosi di sicurezza e recupero, coerentemente con le normative UE e i principi dell’economia circolare. Questo modello economico mira a trasformare il rifiuto in una risorsa, superando il vecchio concetto di “produci, utilizza e poi getta”. Il rifiuto nel momento del suo recupero, viene gestito dai Sistemi collettivi. I Sistemi collettivi sono riuniti nel Centro di Coordinamento RAEE, e sono enti privati e senza scopi di lucro che hanno come obbiettivo quello di valorizzare le AEE.

I Sistemi Collettivi sono dei consorzi finanziati e creati dai produttori, che si occupano di ritirare il rifiuto per portarlo in un centro smaltimento. Adesso i Sistemi Collettivi possono andare a ritirare il rifiuto  anche a domicilio come previsto dalla Legge 147/2025 che ha ampliata la raccolta dei rifiuti. Adesso il venditore, nel momento in cui consegna a domicilio l’AEE all’acquirente (l’apparecchio, per esempio, può essere una lavatrice), quest’ultimo può non solo consegnare un rifiuto dello stesso genere (una lavatrice vecchia) ma anche un rifiuto non equivalente (come può essere un tostapane) in modo da ampliare la raccolta.

Il quadro nazionale e quello della Sicilia dei RAEE: un caso critico

Nel 2024 l’Italia ha raccolto complessivamente 366.891 tonnellate di rifiuti elettronici, con una crescita del 2,4% rispetto all’anno precedente. Il dato pro-capite è di 6,22 kg per abitante. Il Nord guida con 7,02 kg/ab, il Centro si attesta a 6,61 kg/ab, il Sud resta fermo a 4,76 kg/ab. Questo divario Nord-Sud è uno dei temi centrali del rapporto. La Sicilia è tra le note dolenti del rapporto. Con 21.580 tonnellate raccolte, registra un calo dell’8,3% rispetto all’anno precedente — una delle contrazioni più marcate d’Italia insieme alla Basilicata. Il dato pro capite si ferma a 4,50 kg/ab, nettamente sotto la media nazionale di 6,22 kg/ab.

Screenshot di una pagina del report pubblicato dal CdC RAEE che mostra la raccolta complessiva nazionale
Screenshot di una pagina del report pubblicato dal CdC RAEE che mostra la raccolta complessiva nazionale italiana di RAEE. Fonte: CdC RAEE.

Qui il link per il report della regione Sicilia.

Il quadro interno siciliano è però molto disomogeneo, e tre province sono tra le peggiori d’Italia. Trapani con 7,39 kg/ab è sopra la media nazionale, Messina 6,12 ed Enna con un 6,25 si avvicinano. Agrigento (1,87), Caltanissetta (1,86) e Siracusa (1,98) sono tra le province con i risultati più bassi d’Italia. Palermo è l’unica provincia siciliana a crescere (+3,4%), mentre Siracusa crolla del 28,3%.

Per categorie di prodotto, quasi tutto va male: il calo più vistoso riguarda TV e monitor (-24,4%), ma scendono anche frigoriferi/condizionatori (-9%) e sorgenti luminose (-0,8%). Solo l’elettronica di consumo e piccoli elettrodomestici cresce leggermente (+1%).

Screenshot di una pagina del report pubblicato dal CdC RAEE che mostra diversi dati della raccolta di RAEE della regione Sicilia. Fonte: CdC RAEE
Screenshot di una pagina del report pubblicato dal CdC RAEE che mostra diversi dati della raccolta di RAEE della regione Sicilia. Fonte: CdC RAEE.

Il divario tra Nord e Sud nella raccolta di rifiuti elettronici destano non poche preoccupazioni

Se in una regione del Nord (come la Lombardia o il Trentino) si raccolgono molti kg pro-capite, significa che la maggior parte dei vecchi elettrodomestici finisce nei canali legali (isole ecologiche, ritiro nei negozi). Potrebbe sembrare che il dato basso di raccolta di RAEE del Sud (come la Sicilia), con una media di 4,76kg/ab contro i 7,02kg/ab del Nord, i cittadini comprano o buttano meno AEE, ma in realtà non è non è così. Il timore delle istituzioni è che quel “mancante” finisca nei canali illegali e non più tracciabile. E che il recuperabile diventi irrecuperabile.

Il Presidente del CdC RAEE, Giuliano Maddalena, sottolinea che le forti differenze territoriali lasciano l’Italia lontana dagli obiettivi europei di intercettazione. L’Unione Europea fissa degli obiettivi basati sulla quantità di apparecchiature messe in vendita e la quantità da raccogliere. Se l’Italia vende 100 smartphone, l’Europa ci chiede di raccoglierne correttamente almeno 65, per intenderci. La paura è che questi rifiuti possano finire in discariche abusive, abbandonate per strada o direttamente nella raccolta indifferenziata e non più rintracciabili.

La differenza sostanziale tra il Nord e il Mezzogiorno è dovuto soprattutto alla mancanza di infrastrutture che rendano possibile il riciclo. Dove la colpa non è del cittadino, ma spesso della rete di raccolta. Al Sud ci sono spesso meno centri di raccolta (CdR) facilmente raggiungibili rispetto al Nord, rendendo più difficile per il cittadino comportarsi correttamente.

Le parole del presidente del CdC RAEE, Giuliano Maddalena

Le parole del Presidente evidenziano una profonda preoccupazione per la gestione dei RAEE, sottolineando il marcato divario operativo tra le regioni del Nord e quelle del Mezzogiorno, come la Sicilia:

“I dati confermano l’esistenza di un sistema di raccolta e riciclo consolidato organizzato dai
produttori, ma mettono anche in evidenza forti differenze territoriali che incidono sul risultato complessivo e lasciano l’Italia lontana dagli obiettivi europei di intercettazione. Il risultato pro capite nazionale si attesta a 6,22 kg/ab: accanto a regioni e province che da anni registrano performance elevate permangono aree in cui la raccolta tracciata dal Centro di Coordinamento si mantiene su livelli insufficienti o evidenzia contrazioni significative. È importante concentrare l’attenzione su questi divari”.

Maddalena evidenzia come sia indispensabile un “confronto continuo con le istituzioni” per facilitare al meglio gli obiettivi di raccolta e gli standard europei. E auspica anche “l’obiettivo di superare quei limiti normativi che oggi non consentono l’attivazione della raccolta presso strutture capillari e fortemente frequentate. Il presidente fa riferimento all’esigenza di creare punti di raccolta nei luoghi più comuni per i cittadini, proprio per facilitare l’intercettazione dei rifiuti. Dice anche che, con l’obiettivo di superare “quei vincoli normativi“, il CdC RAEE “ha avviato e prosegue un dialogo costruttivo con le Istituzioni“.

Cos’è l’LdR e perché la Sicilia nella raccolta di RAEE ha un valore così alto

La Sicilia ha un valore di raccolta di RAE tramite LdR (Luogo di Raggruppamento) pari al 36,8%, con la provincia Catania che arriva addirittura al 48,4%. La LdR è il punto di raccolta allestito dai privati per stoccare i rifiuti consegnati dai cittadini. I dati della Sicilia e quella di Catania sono di gran lunga superiori alla media nazionale che è del 23,3%, ma cosa significa?

Screenshot di una pagina del report pubblicato dal CdC RAEE che mostra le provincie e l'incidenza nella raccolta per tipologia di sito di conferimento. Fonte: CdC RAEE
Screenshot di una pagina del report pubblicato dal CdC RAEE che mostra le provincie e l’incidenza nella raccolta per tipologia di sito di conferimento. Fonte: CdC RAEE

I dati suggeriscono che in Sicilia i cittadini tendano a privilegiare i canali di raccolta privati, come i negozi, rispetto ai centri di raccolta comunali. Se il servizio pubblico è percepito come lontano o inefficiente, il cittadino non ha un luogo fisico dove portare il vecchio elettrodomestico, con il rischio anche che finisca nell’illegalità. A Catania, il dato è impressionante: quasi la metà della raccolta, con il 48,4%, avviene tramite la distribuzione (LdR), il dato più alto tra le provincie in Italia.

I Premi di Efficienza nella corretta gestione dei RAEE e come la Sicilia ne potrebbe beneficiare

Potrebbe essere un’opportunità per la Sicilia se si riesce a sfruttarla. I dati riguardo LdR riflettono anche la familiarità che hanno i siciliani nel rivolgersi ai privati quando c’è da smaltire un AEE. E questo può essere un incentivo per le istituzioni nel migliorare la gestione.  L’incentivo è dato — oltre che dalla necessità di rispettare gli standard europei di intercettazione — dal sistema dei “Premi di efficienza“: danno come possibilità quella di ricevere dei benefici economici dalla corretta raccolta e rivalorizzazione.

I Premi di efficienza vengono erogati, come illustrato nel rapporto, dai produttori di AEE, tramite i Sistemi Collettivi, che mettono a disposizione dei gestori della raccolta dei contribuiti economici finalizzati a favorire il miglioramento della raccolta dei RAEE“. I produttori stessi finanziano i gestori della raccolta (che sono sia enti pubblici che privati) se rispettano gli standard quantitativi e qualitativi di trattamento del rifiuto. Questo sistema mira proprio a incentivare l’intercettazione dei RAEE e a migliorarne la gestione.

La corretta gestione di RAEE per la Sicilia potrebbe diventare un’opportunità

Facendo una divisione tra i premi di efficienza erogati e le tonnellate di rifiuti raccolte si può notare quanto ogni tonnellata abbia fruttato economicamente. La Sicilia incassa mediamente circa 86 euro per ogni tonnellata, con una raccolta pro-capite di 4,50 Kg/ab. Una cifra proporzionalmente superiore a quella della Lombardia, che si ferma a circa 75 euro per tonnellata, nonostante abbia una raccolta pro-capite di 6,83 Kg/ab. Regioni come la Toscana arrivano invece a quasi 100 euro, segno di un sistema di raccolta più efficiente e di qualità.

Questa merito può essere dato al lavoro svolto dai negozianti (LdR), che garantiscono una raccolta più pulita e di qualità superiore rispetto alla media. Tuttavia, rimane un limite: la regione Sicilia intercetta solo 4,5 kg per abitante, contro una media nazionale di 6,22 kg e gli 8,7 kg della Toscana. I Sistemi Collettivi, e di conseguenza i produttori, sarebbero pronti a erogare questi benefici economici se solo la gestione dei rifiuti e le raccolte comunali riuscissero a intercettare i volumi di rifiuti che oggi finiscono nell’illegalità. Per le istituzioni siciliane incrementare la raccolta di RAEE non è solo un dovere ambientale, ma può rappresentare un’opportunità di finanziamento per il territorio.

Giorgio Trombetta