Parecchi, visitando la salma del vescovo mons.Giuseppe Malandrino esposta solennemente nella grande sala riunioni dell’Oasi, si chiedevano meravigliati come mai, lui che una casa del clero aveva costruita a Noto, ove aveva previsto anche un appartamento per il Vescovo, avesse deciso di vivere qui gli ultimi 16 anni della sua vita.
Possiamo affermare con certezza: perché era innamorato dell’OASI! Due erano i suoi amori come vescovo di Acireale: il Seminario e l’OASI. Per queste due istituzioni erano tutte le sue attenzioni e preoccupazioni. E faceva di tutto perché non mancasse niente in essi di materiale e di spirituale. Quanto gli perveniva in episcopio prendeva sempre queste due direzioni! Parecchie volte interveniva personalmente per bisogni urgenti di confratelli e di persone bisognose.
Monsignor Malandrino innamorato dell’OASI
Pochi giorni dopo le dimissioni da vescovo di Noto, dopo aver curato la ricostruzione e consegnato alla comunità netina la meravigliosa Cattedrale, monsignor Malandrino, con umiltà e semplicità, è voluto diventare compagno di viaggio dei sacerdoti ospiti dell’Oasi.

Si era preparato un appartamentino al 2 piano della parte antica in un angolo dove arriva una scala dal piano terra proprio davanti alla sua porta e vi aveva posto un comodo ascensore “per la vecchiaia” che gli evitasse la fatica delle scale. A tavola sedeva fra i confratelli sacerdoti animando a volte vivacemente le varie discussioni ma mai interferendo sui problemi della vita diocesana su cui evitava prontamente e decisamente qualsiasi intervento o giudizio.
Ci teneva a ricordare spesso, a volte con sofferenza, quando non veniva sottolineato il suo intervento, le origini della parte nuova dell’OASI costruita negli anni “80/”90 per suo interessamento e per l’intervento dell’on. Rino Nicolosi. Questi mise a disposizione il contributo regionale necessario, e gli ingegneri Scaccianoce e Russo presero in carico l’opera per la costruzione.
Ha vissuto con apprensione il cambio di destinazione d’uso dello stabile, ma poi si è rasserenato ed adeguato quando ha capito gli aspetti positivi dell’operazione.

Cinque anni di sofferenze….
Gli ultimi 5 anni è stato chiamato al “ministero della sofferenza”! Non potendo più deambulare ha vissuto nella sua stanzetta la sofferenza di non poter comunicare con gli altri se non quando qualcuno andava a visitarlo. Ha risposto sempre con un sorrriso di gratitudine a tutti comunicando serenità e pazienza. Mai lo si è visto lamentare della sua situazione. Ma ha espresso sempre con il portamento serena rassegnazione a tutto lo svolgersi del suo cammino di sofferenza.
Ha ricevuto quasi ogni giorno l’Eucaristia, amorevolmente accudito dai sacerdoti confratelli, dalle suore, dal personale tutto. Parecchie volte ha voluto ricevere il sacramento dell’Unzione dei malati con esemplare devozione e convinzione.
E’ spirato nelle mani degli operatori sanitari e della casa mentre ne curavano amorevolmente il corpo piagato.
Adesso riposa in pace e ci guarda dal cielo indicando a noi la strada del dono di sé e dell’amore che fa nuove tutte le cose!
Don Giuseppe Arcidiacono
