Mi ha fatto negativa impressione sentire dalla voce del Ministro per le Pari opportunità, Eugenia Roccella, il suo “superficiale” intervento circa le “gite” nei luoghi dell’olocausto, esplicitamente ad Auschwitz . Una sorta di difesa del Cicero pro domo sua che offende il sacrificio di milioni di uomini, donne e bambini e la stessa dimensione culturale della storia che, additando la memoria, tenta che questa non abbia a ripetersi nel futuro.
Anch’io – vorrei dire al Ministro – sono stato in quei luoghi e non certo per una gita, né tantomeno per fare propaganda antifascista. Ma per apprendere una lezione che passando dalla visione entra come lama affilata nel cuore e suscita interrogativi esistenziali e di fede profondi.
Mentre visitavamo quei luoghi che hanno visto protagonisti inermi uomini, donne e bambini, ebrei e “sovversivi” di un regime totalitario, religiosi e religiose, mi domandavo se un uomo può giungere a tanto, efferato, crimine.

Come il Santo Padre Benedetto XVI anch’io mi dicevo: “Prendere la parola in questo luogo di orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l’uomo che non ha confronti nella storia, è quasi impossibile…In un luogo come questo vengono meno le parole, in fondo può restare soltanto uno sbigottito silenzio – un silenzio che è un interiore grido verso Dio. Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo? E’ in questo atteggiamento di silenzio che ci inchiniamo profondamente nel nostro intimo davanti alla innumerevole schiera di coloro che qui hanno sofferto e sono stati messi a morte; questo silenzio, tuttavia, diventa poi domanda ad alta voce di perdono e di riconciliazione, un grido al Dio vivente di non permettere mai più una simile cosa” (28.05.2006).
Auschwitz, Santuario della memoria
Chi va ad Auschwitz entra con il capo levato ed esce con lo stesso chino, in atteggiamento di profonda vergogna per ciò che è accaduto. E che per nessun motivo si potrà mai giustificare. Quei luoghi sono Santuari della memoria e lì non ci si va in gita, bensì in pellegrinaggio. Lì non c’è colore politico, ma solo atteggiamento di umanità. Per cui scaturiscono spontanee le parole di Primo Levi, nella bellissima poesia posta come incipit del suo libro di memorie “Se questo è un uomo”:
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici.
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango,
che non conosce pace,
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare.
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Io personalmente, questo pellegrinaggio della memoria lo consiglierei a tutti. Perché da quei luoghi non si può uscire come si è entrati, ma solamente più umani.
Don Roberto Strano
