Riflessione / Autonomia differenziata: la vera democrazia sta da un’altra parte

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Autonomia differenziata

Ma che fretta c’era? Quale urgenza richiedeva questa legge, definita dell’autonomia differenziata, che separa invece che unire quell’Italia per unificare la quale, cioè farla UNA, hanno pagato con sangue e lacrime uomini e donne lungo tutto lo stivale!

Non è ancora arrivato il tempo di fare una buona legge elettorale, che ridia ai cittadini completa libertà di scelta, e hanno trovato il tempo per qualcosa di cui gli italiani non hanno bisogno e che non desiderano?

Quale democrazia vantiamo se oltre metà degli italiani non sente di appartenere alla terra dove vive e dove spende le proprie energie vitali e lo dice non andando a votare?
Il non voto è un segno inequivocabile del malessere degli italiani, ricchi e poveri. Ma soprattutto dei poveri, che restano invisibili agli occhi dei distributori di benessere.  Sì, perché, il benessere non si valuta dallo stato di salute, di partecipazione al dibattito culturale. No, si misura dal denaro di cui si può disporre.

Il dialogo tra un pensare e un sentire in modo differente, rispetto a un altro, consente invece di esprimere quell’essere unico che è ciascun uomo. Il dialogo permette di mettere insieme pensieri differenti per  formarne uno più ricco, più ampio. Come un indicibile meraviglioso campo fiorito in primavera, dove ogni colore offre la sua bellezza e ogni profumo riempie il cielo di vita nuova. Così un pensiero arricchito da altri pensieri dà forma ad un mondo nuovo, da guardare con occhi nuovi e con cuore dilatato.

L’autonomia differenziata favorisce chi ha più denaro

Il benessere oggi si misura con il denaro che permette a chi ne ha di comprare quanto gli serve per soddisfare tutti i propri bisogni e perfino tutti i suoi capricci, senza rendersi conto di quanti, contemporaneamente e nello stesso luogo dove si vive, non hanno il necessario per sbarcare il lunario.

Chiudi gli occhi! Turati le orecchie! Vai avanti così. Perché a te non importa se il tuo vicino sta male, tu badi solo ai tuoi interessi, fatti gli affari tuoi”.

“Noi andiamo avanti!”, così la nostra premier si esprime, dopo l’approvazione della legge sull’autonomia differenziata.
Come pure, “Il ponte sullo Stretto si farà!”, parola di Salvini.
Nessuno ha mai detto: “Mai più un cadavere nel Mediterraneo!”.

Ma, avete chiesto a quanti vivono in Sicilia se questo Ponte sullo Stretto sia per loro una priorità oppure sia una spesa non dovuta, non solo non necessaria, ma proprio, uno spreco di denaro pubblico? Ci sono stati i soldi per il Ponte, non solo quelli già spesi solo per pensare ad un progetto fantasma, e ce ne sono ancora pronti da spendere subito entro l’anno!

autonomia differenziata
Foto Ansa/Sir

L’autonomia differenziata non valuta le nostre priorità

Non ci sono soldi da spendere per la scuola, per la sanità, per le infrastrutture, per la sicurezza del territorio, per la qualificazione dei servizi …
Quali sono i criteri per valutare le priorità della nostra terra?

La Sicilia è una terra di per sé instabile, galleggiante, in quanto isola e con al centro un vulcano attivo, circondata da correnti che hanno dato il nome dei venti alle nostre piccole isole che la circondano, le Eolie. Eolo, il dio dei venti,  abita le nostre cavità sottomarine.
Le nostre navi, per attraversare giornalmente lo Stretto, devono evitare le correnti permanenti che animano le nostre acque tirreniche, perché Eolo vi abita ancora.

Perché questo spreco di denaro pubblico se la natura della nostra terra richiede altre modalità di sicurezza e di benessere?
E, poi, ancora: qualcuno ha mai chiesto ai residenti, ai messinesi, ai siciliani tutti, ai calabresi, di cosa hanno bisogno?
Quale democrazia si esercita se i soggetti interessati non sono stati consultati?

Sì, chiediamo il rispetto del diritto di cittadinanza, il dovere di esprimere i nostri bisogni, il diritto di formulare ipotesi di soluzioni condivise, di formulare un ordine delle priorità a cui dare anche noi il nostro parere. Altrimenti il nome democrazia è un termine astratto, inutile, vuoto.

La democrazia sta da un’altra parte

La nostra DEMOCRAZIA è frutto di millenni di storia, che ha visto culture diverse intrecciarsi e trasformare la nostra terra con le culture del mondo mediterraneo oltre che assorbire le civiltà dell’intera Europa, a partire dagli imperatori romani e austroungarici.

Noi siamo un unico popolo, siamo impastati con le stesse materie prime che le nostre terre producono, abbiamo subìto le stesse tirannie e abbiamo lottato per la stessa libertà e per gli stessi diritti.

Ecco perché vogliamo un’Europa senza confini, un Mediterraneo senza morti, un mare aperto senza ponti, e, soprattutto, vogliamo contare.
Vogliamo contare uno ad uno, vogliamo poter esprimere il nostro pensiero.
Vogliamo che il nostro pensiero sia elaborato, non con la conta dei numeri ma nel confronto con il pensiero di ognuno di noi. Perché senza confronto non c’è democrazia.

La conta dei numeri non ha valore senza la valutazione del pensiero. Il pensiero dell’uomo si elabora con il pensiero di ciascun altro e si trasforma, cioè diventa altro, frutto di tanti pensieri.  Frutto di tante intelligenze e di tante modalità che offrono una ricchezza universale, unica, la migliore possibile.

Perciò non ci piace la conta dei numeri, ci piace il dialogo tra le parti, l’ascolto attento, senza pregiudizi di parte, del pensiero dell’altro. Perché prenda forma un pensiero nuovo, elaborato con l’apporto di più intelligenze, di diversi punti di vista, che non si contraddicono ma si completano e lo rendono migliore.

Questa è la nostra idea di DEMOCRAZIA, che non omologa ma distingue senza creare disparità tra le parti né consente privilegi o primati. Nessuna regione d’Italia è migliore dell’altra, ognuna ha le proprie caratteristiche, sì da renderle tutte UNICHE, ma UGUALI.

                                                                                                           Teresa Scaravilli

 

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