Geopolitica / La Sicilia è la chiave del Mediterraneo?

Se l’Italia si trova al centro del Mediterraneo, la sua isola più a sud, la Sicilia, rappresenta potenzialmente da sempre la chiave per il controllo delle acque mediterranee. La nostra regione ha una storia che affonda le proprie radici in età antica. Prima dell’arrivo dei Greci, erano già presenti alcune etnie: Siculi, Sicani ed Elimi (IX sec. A.C.). Nei secoli a seguire, la Sicilia fu colonizzata in ordine da Greci, Romani, Musulmani, Normanni, Svevi e così via, fino ai giorni nostri. La storia moderna l’ha sempre vista una regione polietnica e cosmopolita. I suoi conquistatori usarono sempre l’isola come trampolino di lancio per la conquista di nuove terre, data la sua posizione privilegiata al centro del Mediterraneo, un tempo il mare più importante del mondo allora conosciuto.

Era il mare attraverso cui i Romani, dopo aver sconfitto i cartaginesi, imposero la prima globalizzazione. Ma oggi? Ai nostri tempi, l’Italia non riesce ad avere un controllo delle sue acque circostanti, nonostante disponga di una marina di tutto rispetto. Ma senza una chiara strategia, anche le migliori tecnologie risultano inefficienti. Lo Stato italiano non esprime da tempo, in questo senso, una visione complessiva in grado di valorizzare i propri interessi fondamentali: a malapena, al momento, riesce ad arginare i flussi migratori provenienti dall’Africa del nord. Ed è curioso che le migrazioni siano l’unico argomento continuamente trattato, quando si parla di Mediterraneo.

Geopolitica / La Sicilia chiave del Mediterraneo? La debolezza dell’Italia

mare siciliaL’Italia ha il mare, ma può o non riesce a valorizzarlo sul piano strategico. Il Mediterraneo viene percepito come una minaccia, e non come un qualcosa da cui trarre profitto. Ciò sarebbe possibile, ad esempio, attraverso un concreto controllo della propria ZEE (zona economica esclusiva). Tutto questo ha contribuito alla perdita di autorevolezza rispetto ai paesi vicini, anche se molti considerano anacronistico pensare a questi aspetti. La liberalizzazione dei commerci mondiali non vuol dire che non esistano più interessi nazionali da difendere, anche se l’Italia, questo, sembra averlo scordato o accantonato. Oggi, il nostro Paese non riesce ad avere influenza geopolitica neanche sul vicino libico, ammesso che esista ancora una Libia. Il paese africano è oggi diviso in due macroregioni, Tripolitania e Cirenaica, a loro volta divise. In queste regioni, sono fortemente presenti paesi come la Russia e la Turchia.

I turchi, in questi anni, stanno espandendo la propria influenza al di là del Bosforo e dei Dardanelli, nella loro versione neo-ottomana, fortemente voluta dal presidente Erdogan. In ogni caso, questi Paesi hanno approfittato della lunga assenza dell’Italia nel Mediterraneo, per poter “allungare le mani” e poggiare i propri stivali in territori apparentemente lontani da loro, quindi non strategici. I russi, poi, sono visivamente presenti in tutto il mediterraneo, da Suez a Gibilterra, con i propri squadroni navali. Infine ci sono i cinesi che, nel mediterraneo, si muovono in modo molto discreto, acquistano spazio attraverso porti, come quello del Pireo, in concessione alla Cina fino al 2052. Non bisogna dimenticare che in Libia, ancora oggi, sono presenti diversi stabilimenti Eni. L’Italia dovrebbe avere tutto l’interesse di proteggerli.

Lo Stretto di Sicilia al centro del mondo

Dallo stretto di Sicilia passano ogni giorno migliaia di imbarcazioni. Lo stretto separa il continente africano dalla penisola italiana. Esso è un punto nevralgico per il commercio mondiale, poiché collega direttamente l’indopacifico all’atlantico. Il passaggio avviene tramite i “colli di bottiglia”, ovvero gli stretti attraverso i quali migliaia di navi transitano ogni giorno. Per accedere al Mediterraneo, ed evitare di circumnavigare il continente africano, passando per Capo Di Buona Speranza, nel 1869 è stato aperto il canale di Suez. Al giorno d’oggi è proprio questo canale, nazionalizzato nel 1956 dall’allora presidente egiziano Nasser, che permette il passaggio di buona parte delle merci di tutto il mondo. Le navi, attraversando lo stretto di Sicilia, passano attraverso Gibilterra per poi confluire nell’oceano Atlantico.

Durante la Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti sbarcarono in Sicilia, il 9 luglio 1943. Il loro obiettivo era aprirsi un primo fronte per poi risalire la Penisola e sconfiggere il regime nazista. È evidente come la Sicilia, soprattutto allora, avesse una funzione geostrategica chiave. Tuttavia, in quel caso, furono decisive le condizioni di debolezza del regime fascista (che sarebbe caduto 16 giorni dopo lo sbarco), soprattutto nell’Italia meridionale. Gli americani rimasero fortemente presenti nel mediterraneo, almeno fino alla conclusione della guerra fredda. Avevano in mente il mediterraneo come punto strategico, per tenere sotto controllo l’Unione Sovietica e i suoi satelliti europei, insieme alla Jugoslavia di Tito, anch’essa comunista.

Geopolitica / La Sicilia è la chiave del Mediterraneo? Urge una soluzione

Italia mediterraneoL’Italia, vista la presenza dell’alleato statunitense, che faceva il lavoro al posto suo, non si preoccupò mai di controllare effettivamente il mediterraneo. Oggi, tutto questo le si ritorce contro. Gli Stati Uniti, da tempo, hanno abbandonato gli interessi in questa parte di mondo, per concentrarsi sul contenimento della Cina nel mar Cinese meridionale. Questo ha permesso a potenze straniere, che, a differenza del nostro paese, non hanno perso spirito di identità nazionale, di estendere la propria influenza sotto casa nostra. In Sicilia, molti giovani vanno via per altre regioni d’Italia o d’Europa. La diretta conseguenza è che la demografia nell’isola è declinante da anni.

L’insieme di tutti questi fattori spinge sempre più la Sicilia ad una condizione di isolazionismo. Tale condizione danneggia non solo l’isola, ma anche la stessa unità nazionale. L’isola chiave del Mediterraneo non riesce nemmeno a governare sé stessa e ad essere ben governata dallo Stato italiano, figurarsi riuscire a rispondere presente sullo stretto di Sicilia. Forse il più grande paradosso di una nazione come l’Italia è non riuscire nemmeno a dire la sua su una piccola isola come Malta. Oramai, i vicini dell’Italia sono effettivamente Turchia e Russia, non abbiamo più a che fare con bande di guerriglieri libici o tunisini. Questa può e deve essere l’occasione per l’Italia di riscattarsi, per tornare a guardarsi bene intorno, nel suo giardino di casa.

Michele Garro

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