Il rispetto dei corpi, la necessità di una cerimonia laica o religiosa e di una sepoltura è una delle fondazioni civili e spirituali piu solide del mondo antico . Era il sentimento dovere della “pietas” della devozione agli Dei contro il “diritto del Potere”.
Basti pensare alla straziante preghiera in lacrime in ginocchio del re di Troia Priamo che bacia le mani di Achille per avere il corpo di Ettore suo figlio amatissimo. Achille condivide il pianto e si pente dell’oltraggio che aveva anche arrecato al corpo del grande “nemico” e lo restituirà, indicendo dieci giorni di lutto e tregua per gli Achei.
“Restituire i corpi dei nemici è un dovere stabilito dalle norme di diritto internazionale. Ma comporta anche il rischio che il cadavere diventi un oggetto di venerazione e di culto collettivo. Che muti la memoria in un focolaio perenne di rivalsa, come celebrazione mitica del sacrificio eroico che alimenta una futura vendetta “ (cit.).
I corpi sono sacri, sono un ingombro, sono la memoria, sono la dannazione. Rientrare in possesso delle spoglie dei propri familiari è la condizione necessaria per completare l’arco di tempo di elaborazione del lutto. Per conforto a lenire il dolore. E quando si pensa alla Pace, esso diventa indispensabile per configurare pur lentamente un processo di riconciliazione con la vita.
La restituzione dei corpi un problema difficile

Anche a Gaza deve porsi questo difficile problema. Netanyahu reclama anche Hadar Goldin, giovane tenente ucciso a Gaza nel 2014, e da allora sparito nelle viscere della Striscia.
Di molti degli ostaggi morti in questi mesi si sono perse le tracce. I palestinesi reclamano i cadaveri di Yahya Sinwar dal febbraio 2017 leader di Hamas.. Il suo corpo, estratto dai detriti, è stato subito portato in Israele. Ghiacciato e riposto in una cella frigorifera sconosciuta. Israele non intende restituirlo, per evitare che alimenti il culto del martire.
La soluzione del problema è difficilissima considerando già la mentalità “contabile“ sbrigativamente utilitaristica nel cosiddetto “piano di pace” di Trump. Infatti al punto 5, in una contabilità macabra, per ogni ostaggio israeliano morto, dovranno essere restituiti 15 palestinesi deceduti. La conta delle vittime palestinesi non è paragonabile a quella degli ostaggi, e così si giustifica matematicamente la sproporzione. Ma non può non restare l’impressione funesta di una mancata equivalenza di dignità dei due popoli, neanche nell’aldilà.
Il vilipendio del cadavere dei nemici è un abominio
Far sparire i corpi dei nemici, sbarazzarsene per nascondere la prova del crimine. Incenerirli, gasarli, come fecero i nazisti, per negarne la dignità e il diritto a esistere. I nazisti trasformavano in oggetti i corpi dei morti. Anch’essi facendo incetta di denti d’oro, di pelle umana, di povere ossa rimaste, di organi per trasformalrli in sapone!
Ucciderli a colpi di vanga, soffocarli con un cappuccio e gettarli in una grotta, come accadde in Cambogia per mano dei Kmer Rossi “; nello sterminio indescrivibile del Ruanda ( 800.000 massacrati in cento giorni ); in quello della guerra dei Balcani dove fu anche elevato alla massima potenza lo stupro etnico, come “sterilizzazione” della madre terra, non servì a cancellare la ferocia del genocidio.
E’ un “pericolo” onorare i corpi del nemico si è detto. Osama Bin Laden per ordine del presidente Obama, fu gettato nel Mar arabico settentrionale, dopo la celebrazione di un rito religioso musulmano sulla portaerei. Il colonnello Gheddafi, linciato dalla folla mentre su un camion cercava di scappare, e seppellito nel deserto libico, in una località segreta. Hitler diede disposizione di far cremare il suo cadavere, insieme a quello di Eva Braun, per evitare la cattura del “trofeo” all’arrivo dell’Armata rossa.
Dopo la battaglia di Waterloo, i denti dei giovani soldati caduti furono estratti e venduti ai dentisti, che camparono per anni con le loro protesi. Saddam Hussein condannato a morte per impiccagione senza alcuna accusa comprovata del famigerato “possesso di armi di distruzione di massa“.
La “Pietas” impone di dare degna sepoltura al corpo del nemico
La “Pietas” impone la necessità di una cerimonia laica o religiosa e di una sepoltura . onorevole. Ancora di più nella civiltà romana il concetto di rispetto per i defunti e di adempimento di doveri sacri era uno dei principali (assommati tutti nella figura del “pius Aeneas“). I Romani definivano la “pietas” come l’insieme dei doveri che un individuo aveva nei confronti degli Dei, dei Penati, della famiglia, della patria e del corpo dei defunti.
“Umiliare la salma dell’avversario significa oltraggiare il gruppo nazionale, etnico o religioso al quale apparteneva. Il corpo del nemico deceduto è il simbolo di quello che rappresentava da vivo. Porgergli il dovuto rispetto, concedergli gli onori, restituirlo ai familiari e seppellirlo degnamente rappresentano il primo passo della riconciliazione con una ’Umanità martoriata e smarrita Il primo passo di una civiltà che resiste alla barbarie”.
Rosario Patanè
