Riflessione / Medioriente, spiragli di pace mentre Gaza brucia

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Distruzione a Gaza

Si sente ripetere  ovunque la cosiddetta “ soluzione due Popoli due Stati.“ Ma la domanda cruciale  che ci si pone  oggi con l’assetto geopolitico frantumato e le ambigue politiche russe e americane è: esiste uno “Stato Palestinese” ?  in quale sede si dovrebbero disegnarne i confini? Chi dovrebbe decidere l’idoneità antropologica e territoriale? La rete di relazioni, gli scambi possibili?

Nelle ultime ore è arrivato l’accordo, tra il presidente statunitense e il capo del governo israeliano, sull’ennesimo “piano di pace” proposto da Trump. Mentre la flottiglia che porta aiuti umanitari si avvicina alle acque presidiate dalle forze israeliane.

Trattando della questione palestinese israeliana non si può e non si deve disconoscerne la Storia. Quando una nuova cartina fu disegnata nel 1947, dopo la fine della seconda guerra mondiale e l’abbandono assai deprecabile  in quei giorni cruciali  della Gran Bretagna dal Protettorato che le era stato affidato nel lontano 1919 dalla “Società delle Nazioni “  apparve l’unica  realistica;  a livello popolare da ambo le parti fu immediatamente rifiutata e osteggiata.
Oggi   imponenti, numerosissime manifestazioni popolari in tutto il mondo rincuorano chi crede fortemente nella Giustizia e nella Pace mondiali. Ad esse si affiancano le incessanti dichiarazioni di Capi di Stato europei, in primis del nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e gli appelli del Papa. Mentre il governo italiano preferisce non esprimersi con la dovuta forza.

Ma occorre essere consapevoli che “sul piano storico geopolitico attuale la Palestina è solo un’espressione geografica. Non sanno cosa fare e si rifugiano dietro queste parole che sono prive di realizzazione; basterebbe mettere sul tavolo una cartina geografica e considerare la situazione attuale…”. dice proprio così uno studioso eminente come Lucio Caracciolo, fondatore della più importante rivista geopolitica d’Europa, “Limes”.
Intellettuale  serissimo  e concreto,  sempre pacato,  egli  ha definito  quella dei due Stati “..una favola ormai rappresentata da 25 anni  raccontata solo per salvarci l’anima”.

L’unica potenza mondiale, secondo Caracciolo, che può favorire concretamente la soluzione dei due popoli per due Stati sono gli Stati Uniti. Perché gli Usa assicurano a Israele i due terzi di forniture militari di ogni genere, e anche un decisivo contributo economico – finanziario.
Se invece l’America decidesse l’embargo – osserva – Israele non potrebbe resistere più di un mese. Per aversi un vero Stato, esso deve rispondere a quei criteri minimi del diritto internazionale come una popolazione permanente; un territorio definito; un Governo effettivo che eserciti un controllo reale sul territorio e sulla popolazione, con la capacità di amministrare e mantenere l’ordine interno; un soggetto capace di tenere relazioni internazionali, concludere trattati o partecipare a organizzazioni internazionali. Un Ente con piena sovranità, cioè non soggetto al controllo di un altro stato ma così non è purtroppo“.

Cartina dopo guerra dei sei giorni
Cartina dopo guerra dei sei giorni

”Lo “Stato” di Palestina è  di fatto ormai quasi tutto occupato  da Israele. Esso  rivendica  invano sovranità sui territori della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, con Gerusalemme est come capitale designata. Tali territori sono stati prima occupati nel 1948 da Giordania ed Egitto e successivamente da Israele dal 1967 a seguito della guerra dei sei giorni che fu disastrosa per la Palestina. Israele conquistò la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai strappandole all’Egitto, la Cisgiordania (compresa Gerusalemme est) alla Giordania e le alture del Golan alla Siria nel giugno 1967 dove quasi immediatamente si installarono coloni israeliani

La firma degli accordi di Oslo nel 1993/1995  lasciarono irrisolte le questioni più importanti riguardanti i confini di Israele e Palestina, i territori occupati da Israele, la  presenza militare  di Israele nei territori palestinesi. Gli accordi non portarono  al riconoscimento generale dello Stato di Palestina ma venne istituita l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) per governare le due aree in Cisgiordania e la Striscia di Gaza.

Accordo finale di Oslo 1995
Accordo finale di Oslo 1995

Né Israele  né  gli Stati Uniti si sono mai impegnati seriamente per attuare la soluzione dei due Stati prevista. Anzi l’espansione degli insediamenti israeliani si  quintuplicò.
Il 4 novembre del 1995 il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin, che con la collaborazione di Simon Peres – aveva sottoscritto gli accordi con Yasser Arafat, viene assassinato da un giovane studente israeliano. Gaza sarebbe stata in seguito governata da Hamas dal 2007, due anni dopo il ritiro unilaterale israeliano da Gaza.

L’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) ha riconosciuto la Palestina come Stato non membro con status di osservatore permanente, cioè con diritto di partecipare agli incontri dell’Assemblea generale, ma senza diritto di voto né di deliberazione.

Il Popolo palestinese ha dalla sua  la gravissima responsabilità di non avere rovesciato subito il truce terrorismo di Hamas, patendone così le più feroci conseguenze.
Resta  la possibilità che gli USA  esercitino  la volontà di arrivare alla fine; ma tutto fa pensare a una soluzione di ben altro tenore e gravità.
Quest’ultima riguarda quel gigantesco piano esecutivo di ricostruzione speculativa, redatto in sinergia col governo di estrema destra israeliana.
La mobilitazione popolare è sempre una grande indispensabile Virtù, ma occorre, dopo la sollevazione e la protestata generali che si passi alle fasi applicativa e operativa.
La Storia recente ci insegna che altro modo non è dato, a meno della totale massacrante distruzione.

                                                                                          Rosario Patanè